Romanzo: Il giro della verità, di Fabio Bonifacci

Mi sento un po’ a disagio a scrivere un commento a un romanzo di Fabio Bonifacci. È un Maestro, uno che ha pubblicato gratuitamente un corso di scrittura molto interessante. Quindi, con che diritto mi metto a fargli le pulci? Beh, lo scrivo, questo commento, perché questo suo primo romanzo (Il giro della verità) mi è piaciuto, ma voglio dire perché (e anche cosa non mi è piaciuto). 

Soggetto

Non voglio anticipare nulla, dirò solo che si tratta di una storia i cui protagonisti sono ragazze e ragazzi che incontrano problemi piccoli e grandi della vita. Ma ci sono anche gli adulti, che non esistono solo in funzione dei personaggi-ragazzi: hanno una vita propria, giustamente intrecciata con quella dei protagonisti. 

Storia

Si sente dire che non è la storia a essere bella o brutta, ma come la racconti. Secondo Bonifacci la storia è importante. E infatti qui la storia è molto curata, è interessante, è avvincente. Il percorso dei protagonisti è intenso e la crescita chiara. 

La parte centrale della storia ha avvio da un fatto che scatena un’emozione nel protagonista. O, forse, più che un’emozione, un’interpretazione della realtà. Secondo me sbagliata, ma il protagonista la vede così e ha senso, nella storia. 

Trama

Ogni tanto il racconto sembra rallentare, ma a rilanciarla arriva un elemento nuovo, un piccolo colpo di scena, o un grande colpo di scena. Solo verso la metà mi pare esiti un pochino prima di ripartire. 

La conclusione è in un certo senso anticipata: la storia si conclude, ma mancano ancora molte pagine. E scopri che no, la storia non si è conclusa. A essersi conclusa è la vicenda principale, ma la storia prosegue, i protagonisti hanno ancora cose da risolvere. L’ultima parte appare quasi affrettata e tanto descrittiva. Ci stava un seguito. 

Il romanzo è lungo più di 350 pagine ed è suddiviso in otto capitoli, quindi non ha una sovrastruttura chiara. Non mi disturba come lettore, ma non saprei come gestirlo in fase di scrittura, limite mio. 

Personaggi

Per una parte del romanzo i personaggi faticano a staccarsi da una bidimensionalità, a volte paiono artificiosi. Hanno nomi e soprannomi secondo me un po’ troppo costruiti. Poi, a partire da un certo punto, acquistano spessore, e che spessore, che non fa che crescere. 

Temi

Viaggiando nelle vite degli adolescenti, il romanzo tratta di temi futili, di temi seri, di temi importanti e di temi tragici. Tratta anche di temi che normalmente riguardano più gli adulti (politica, divorzi,…), ma spesso dal punto di vista dei ragazzi. 

Il tema più delicato che tocca è quello della droga. Per il modo in cui lo tratta, questo romanzo è molto adatto agli adolescenti. 

Stile: persona e ritmo

Con agilità, Bonifacci passa dalla terza persona, dominante, a una seconda persona che accelera il ritmo e avvicina al personaggio a cui parla. Scelta coraggiosa, molto ben gestita. 

Stile: punto di vista

Bonifacci non è uno sprovveduto, quindi compie una scelta sicuramente ragionata. Decide di non usare la tecnica del punto di vista, che ti aiuta a immedesimarti in uno o più personaggi. Di conseguenza l’autore-narratore non solo è onnisciente, ma è anche molto presente, si sente la sua voce. Se in certi punti funziona molto bene, in altri crea un distacco tra lettore e storia e lascia il lettore disorientato. Chi sta pensando questo, adesso? Stavamo nella testa di quello e adesso sento il pensiero di quest’altro. Quando sei abituato a ragionare in termini di punto di vista, è difficile sganciarsi. È la cosa che mi è piaciuta meno, perché secondo me con una gestione rigorosa del punto di vista il romanzo ci avrebbe guadagnato. 

Stile: linguaggio

Capita sovente che nei romanzi con ragazzi il linguaggio sia forzato. In questo caso no, mi sembra molto realistico. 

Ho avuto l’impressione che Bonifacci, che ha grande esperienza come autore di cinema, abbia  voluto essere presente in questo romanzo come narratore. Poca struttura, niente punto di vista, è lui che racconta e che guida il lettore in questa vicenda. Quasi una tecnica antica, oggi si vede molto meno, ma con elementi di grande modernità (il cambio di persona). È un romanzo che si legge con piacere e che insegna molto, sia sul piano umano che su quello della scrittura. 

Fabio Bonifacci, Il giro della verità, Solferino, 2021

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