Racconti: Le stelle vicine, di Massimo Gezzi

Leggo su Le parole e le cose 2 che è uscita una raccolta di racconti di Massimo Gezzi, autore di poesia all’esordio nella prosa, che ho incrociato nell’abilitazione per insegnare. Una raccolta di racconti, per di più come opera prima, nel panorama librario italiano è una rarità. Si pensa che i racconti non siano apprezzati, ma io credo che siamo in molti ad amarli, e tra l’altro potrebbero essere l’ideale per avvicinare alla lettura chi ha timore di testi troppo lunghi. Talvolta i racconti sono considerati un genere minore, ma non c’è nulla di più sbagliato: scrivere un racconto è spesso più difficile che scrivere un romanzo. 

Ma veniamo a questi dodici testi che corrispondono pienamente alla descrizione che spesso si usa per indicare un racconto. Frammenti di storia, estratti di vita, fotografie di una situazione. I racconti di Gezzi raccontano episodi che capitano a gente comune, spesso giovani alle prese con la scuola. Ma non sempre: l’abilità dell’autore emerge anche dalla sua capacità di offrirci punti di vista di personaggi molto diversi tra loro. Maschi o femmine, giovani o vecchi, sani o malati. Narrativamente questi racconti sono quasi più scene che storie. Ma capita sempre qualcosa, in queste storie,  che spiazza e tiene alta la tensione con elementi disturbanti. Lo stile narrativo è denso: poche parole che dipingono un mondo e rendono vivi tutti i personaggi, non solo il protagonista. Gezzi mette il lettore brutalmente vicino ai narratori, lo inserisce nella loro testa così che se ne sentono i pensieri e le emozioni. E questo sia nei racconti in prima sia in quelli in terza persona. 

Da qui attenzione agli spoiler. 

Cinghiale. Un bar di paese, la gente del luogo che lo popola, tra amicizie, tensioni, litigi. E qualcosa va storto. 

Sine materia. Un’infermiera si occupa di un uomo in ospedale, si prende cura del suo corpo, ma sente qualcosa che lo riguarda. Sarà suo dovere dirglielo?

Il controllore. La protagonista è una ragazzina, innamorata di un bulletto. La scena si svolge in autobus dove il controllore non si comporta come ci si aspetta e fa una brutta fine. 

L’ultimo saluto di Cattivik. Siamo alle prese con un’anziana la cui mente non funziona tanto bene. Vediamo il mondo dal suo punto di vista, ma capiamo che non è del tutto lucida. Eppure, sembra cogliere cose che agli altri sfuggono. 

Un rettangolo di sole. Un pomeriggio a giocare a pallone, tra azioni sportive e riflessioni sulla vita, la scuola e gli amori. Qualcuno va a comprare da bere. Un incidente. 

Il salto del pesce spada. Michele potrebbe raccontare una storia affascinante in un tema. Una storia vera, che però gli dà molta tristezza. Così si inventa qualcosa a cui nessuno crede. 

Le stelle vicine. Imprenditore in crisi tenta una mossa disperata e va molto male. 

La prima cellula. Un professore con grossi problemi personali perde la pazienza con l’allieva sbagliata e ci resta male (il professore). 

L’angelo. Una storia di stalking: la protagonista ne è vittima, cerca il colpevole, crede di trovarlo, ma sappiamo che non è così. 

Niente. In un incidente, la vittima non è solo chi perde la vita. 

Il malcaduto (disponibile su Le parole e le cose 2). Il punto di vista è quello di una persona con problemi di salute. Il classico emarginato che i ragazzini prendono in giro. A parte una. 

La figlia del circo. Nella classe di Mauro arriva una nuova allieva, si ferma per una settimana. Nonostante sia strana, lui e i suoi compagni si innamorano e lottano per guadagnarsi la sua attenzione. 

Massimo Gezzi, Le stelle vicine, Torino, Bollati Boringhieri, 2021

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