Raccolta: Radicalized, di Cory Doctorow

Cory Doctorow raccoglie in Radicalized quattro romanzi brevi che illustrano delle derive della nostra società, possibili e in parte già reali. Un po’ quello che faceva Black Mirror. 

Lo stile è molto descrittivo (sembra più tell che show), ma le storie scorrono e tengono incollati al libro. 

I quattro romanzi affrontano alcuni temi sociali di grande attualità (razzismo, controllo sociale, immigrazione, isolamento, ingiustizie assicurative, proprietà legale dei software), e lo fanno inserendoli in altrettante storie coinvolgenti, anche se non sempre imprevedibili. La denuncia sociale è nascosta in una trama, ma non è edulcorata. Al contrario, Doctorow porta il lettore a sbatterci contro dandole ancor più forza.

Attenzione, da qui in poi è pieno di spoiler!

Pane non autorizzato

È il romanzo che mi è piaciuto di più perché è il più sorprendente. Quando pensi di aver capito di cosa parla, aggiunge un tema e parla d’altro. 

La prima parte ci mostra la protagonista Salima alle prese con un problema. Il fornetto di Salima non funziona più. È fallita la società che l’ha prodotto e venduto, ai cui server il fornetto si collegava quotidianamente per offrire il miglior funzionamento (ovvero verificare che le fette di pane introdotte fossero quelle delle marche autorizzate). I server vengono spenti, il fornetto non riesce più a collegarsi e quindi non funziona. Brickato, si dice in gergo, ovvero è diventato un mattone, un manufatto pesante e inerte quanto un mattone. Il fornetto è un oggetto che, pur essendo di Salima, lei non può più usare. Tema interessante: dipendiamo da molte società che gestiscono le nostre comunicazioni e i nostri dati nel cloud. Cosa succederebbe se fallissero, se i server si spegnessero? Cosa ce ne faremmo dei nostri iPhone se la Apple fallisse e chiudesse il cloud e tutto quanto? (Non succederà, è più probabile che io vinca Sanremo)

Seconda parte (ma non è che la transizione sia netta, anzi, la storia continua in modo naturale). Scopriamo che Salima non è una donna qualsiasi, è un’immigrata. È arrivata in America dal Medioriente, ha perso i genitori, ha vissuto in un centro d’accoglienza e ora è stata trasferita in un edificio dove alcuni piani sono destinati ai poveri. La storia prende un’altra piega, è una storia di dolore, di segregazione sociale, di razzismo e di ingiustizia. Ma anche di cameratismo e solidarietà.

Poi i due temi si intrecciano e la storia è una sola. Salima scoprirà le conseguenze di ciò che ha fatto e dovrà gestirle. Nell’ultima parte è un po’ più prevedibile, ma comunque di grande qualità. 

È un romanzo molto istruttivo, soprattutto per chi non ha dimestichezza con la proprietà dei software. Che, tra l’altro, si trova sbattuto in una dura storia di immigrazione. 

Minoranza modello

American Eagle è un classico supereroe. Talmente classico che indossa un abito rosso e blu con mantello, vola, è superforte praticamente invincibile, si nasconde dietro una falsa identità (Clarke) e ha una fidanzata che si chiama Lois. 

La sua abituale attività di supereroe lo porta a salvare i più deboli dai cattivi. Succede però che una volta i cattivi sono poliziotti intenti a malmenare un uomo di colore. L’American Eagle interviene e ferma i poliziotti, poi si assicura che la vittima riceva le giuste cure e un giusto processo. Ma mettersi contro la polizia non è una buona idea. L’American Eagle scoprirà le ingiustizie sociali e il razzismo. Capirà che le sue azioni, pur essendo le stesse, suscitano emozioni diverse nel pubblico, se a essere coinvolti sono poliziotti invece dei soliti terroristi.  

Notevole la parte in cui viene illustrato il controllo sociale tramite algoritmi. 

Se obblighi ogni persona nera che incontri a svuotare le tasche, troverai tutti i coltelli e tutte le buste di erba in possesso di ogni persona nera, ma questo non vuol dire che i neri abbiano una particolare tendenza a essere in possesso di coltelli e droga, soprattutto quando i poliziotti si portano dietro qualche falsa prova da piazzare in caso di bisogno. 

In più, sappiamo che i neri vengono arrestati per cose che i bianchi possono fare senza problemi, come “occupare marciapiedi pubblici”. Nessuno va a dire di “circolare” a un tizio bianco che si ferma davanti al portone di casa propria per fumare una sigaretta a prendere una boccata d’aria dopo una giornata di lavoro; non si becca una multa e non viene perquisito. Un tizio nero invece sì. Quindi in qualsiasi quartiere in cui vivono più neri ci sarà un apparente epidemia di occupazione di marciapiedi pubblici, ma in realtà sarà un’epidemia di iper sorveglianza. Ora però prendiamo quelle multe e quegli arresti e li trasformiamo in ”dati”, che vengono considerati come ”statistiche sulla criminalità“. Se i dati ci dicono che è a un certo indirizzo di fronte a un palazzo popolare c’è un’epidemia di ”occupazione di marciapiedi pubblici“ e allo stesso indirizzo c’è un’epidemia di possesso di stupefacenti, verranno presi come prove che quell’indirizzo è una zona calda; non come prove che il tizio nero che si ferma ad aspettare un Uber per fare due chiacchiere con un vicino di casa viene fermato, perquisito e arrestato per possesso di stupefacenti perché appena gli viene ordinato di svuotare le tasche salta fuori una canna ”in bella vista” e i poliziotti possono multarlo. 

Se dici al computer di prendere per buoni tutti quei dati e poi gli chiedi di prevedere dove si verificheranno i nuovi crimini, sorpresa! Dedurrà con la sua incredibile acutezza cibernetica che i poliziotti troveranno dell’erba se chiederanno di svuotare le tasche a tutte le persone che entrano ed escono da quell’indirizzo. Non hai importanza che ne troveresti altrettanta, se non di più, facendo la stessa operazione con chi entra ed esce dalla Trump Tower, perché non hai le prove che la Trump Tower sia una zona calda per la droga – se la polizia provasse a perquisire e multare uno che si ferma parlare della partita di baseball con l’usciere del suo palazzo sulla Fifth Avenue, succederebbe un casino.

Radicalizzati

Se c’è una cosa in cui Doctorow dimostra di essere bravo in questa raccolta, è sbatterti in faccia realtà angoscianti senza darti modo di prepararti psicologicamente. Inizia con un attrito tra marito e moglie che si trasforma subito in qualcosa di tragico. Joe e la sua famiglia si trovano confrontati con una terribile malattia e un’assicurazione che non intende pagare. Fortunatamente le cose per loro si risolvono bene, ma altri affrontano lo stesso problema. Ne discutono in un forum, con toni anche forti, finché qualcuno non dà fuori di matto e reagisce con violenza. Non è l’unico. Joe cercherà di placare gli animi, ma si troverà coinvolto come complice. 

Una trama che, dopo l’avvio, non è del tutto imprevedibile, ma che ha la forza di descrivere in modo preciso gli sviluppi di un’ingiustizia operata dalle assicurazioni malattie dalle conseguenze drammatiche. 

La maschera della morte rossa

Il titolo rimanda al racconto di Poe e la trama è la stessa, solo aggiornata. Ricchi e benestanti si rifugiano in un bunker sulle montagne per evitare una crisi economica mondiale e il caos che ne deriva. All’inizio va tutto bene finché non si scontrano con altri sopravvissuti. E mentre il mondo va meglio, epidemie non bene identificate decimano la popolazione, raggiungono il bunker e sterminano tutti. 

Come nel racconto di Poe, c’è una personalità forte, un leader che organizza il rifugio, che coinvolge altre persone, che decide quando è il momento di abbandonare tutto e nascondersi, che decide chi può entrare e chi no. La personalità di Martin è sezionata e non è un bel vedere. La sua sete di potere, di fama, di gloria non lo rende simpatico, nemmeno quando cerca di proteggere la sua piccola comunità. 

Come Radicalizzati, è abbastanza prevedibile nel suo svolgimento, ma è scritto dannatamente bene. Non mi è ben chiaro se questo ultimo romanzo vuole essere una denuncia per qualcosa. Forse vuole prendere un po’ in giro le comunità di prepper, ovvero di coloro che si preparano all’apocalisse. Di sicuro accusa il desiderio di isolarsi e di tagliare fuori tutti gli altri. Non funziona, probabilmente a lungo termine non ha mai funzionato. 

Cory Doctorow, Radicalized, Mondadori, 2021

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