Archivi categoria: scuola

La geolocalizzazione fallita

Uno zaino forse rubato, un telefono con la geolocalizzazione attivata, la disperazione, la burocrazia.

Una conclusione: non siamo pronti alle tecnologie.

Le nostre tracce digitali, cioè “i dati e le informazioni che produciamo” usando i servizi online e i telefonini, “non sono per noi, ma a vantaggio di pochi organismi e aziende che li usano per porci nel bel mezzo del più grande esperimento di controllo sociale dell’intera storia dell’umanità”.

E se “impugno un martello interpreto il mondo come una serie di chiodi”.

https://medium.com/@xdxd_vs_xdxd/illusioni-6d48316ac6da

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L’ansia è il pedaggio per essere brave persone

Annamaria Testa ci spiega, in un articolo intitolato Ansia: perché ci prende, da dove viene, dove ci porta, tante cose sull’ansia.

L’ansia ha dei lati positivi:

  • stimola l’azione e la creatività
  • è “associata all’onestà, all’attenzione ai dettagli, all’essere fortemente motivati, alla ricerca dell’eccellenza e alla sensibilità ai bisogni altrui”.

Per questo conclude dicendo:

Come se l’ansia fosse quasi un pedaggio da pagare per essere persone capaci e, soprattutto, brave persone.

In generale, l’ansia è un sentimento molto diffuso perché viviamo una situazione di vulnerabilità continua (se non reale, percepita). È causata da: “insicurezza del lavoro, difficoltà di trovare una casa, instabilità dell’economia e del reddito individuale, fino ad arrivare al cambiamento climatico”. L’ansia peggiora quando perdiamo punti di riferimento, cioè le nostre “reti di solidarietà e di vicinato” si rompono e siamo/ci sentiamo isolati e soli.

È un sentimento irrazionale che “si può applicare a qualsiasi cosa: si può essere contemporaneamente ansiosi per le possibili conseguenze del riscaldamento globalee per un invito a cena con gente che non si conosce”. Ha dinamiche strane in cui l’insicurezza dovuta a eventi lontani e improbabili causa più ansia di eventi in cui siamo coinvolti direttamente:

(…) l’insicurezza (sul lavoro o la casa, per esempio) sia ancor peggiore, in termini di ansia generata, di una perdita reale.
A pensarci bene, la cosa ha un senso: se qualcosa di brutto capita effettivamente, ci si può attivare per reagire. Ma il permanente timore che qualcosa di brutto possa capitare è più difficile da gestire.

Le notizie viaggiano veloci, soprattutto quelle brutte, e raggiungono tutto il mondo. Quindi siamo bombardati continuamente da brutte notizie e questo ci rende ancora più insicuri.

Rimedi?

Annamaria Testa suggerisce di

  • trascurare, di tanto in tanto, il flusso di notizie
  • concentrarsi sugli aspetti positivi che la vita ci regala
  • coltivare le reti di sostegno composte da parenti e amici
  • prendersi cura di se stessi: “cibo, sonno, esercizio fisico”
  • “farsi una risata”.

Aggiornamento del 5 dicembre

Annamaria Testa ha pubblicato su Internazionale un’aggiunta al suo articolo (L’altra faccia dell’ansia), in cui parla degli effetti positivi dell’ansia (e di come, nella nostra società, sia ingiustamente demonizzata):

Le persone ansiose – lo dimostrano altre ricerche – hanno alcuni altri punti di forza: intercettano prima degli altri le menzogne e rilevano prima le minacce. Di fatto, dunque, l’ansia può avere una ulteriore funzione positiva: anticipa i problemi, si prepara ad affrontarli, impara dai propri errori.

Per questo, quando si lavora in gruppo, è sempre un vantaggio poter contare su qualche persona ansiosa. Ed è un vantaggio quando si viaggia insieme: il bagaglio di una persona ansiosa contiene sempre quello che di necessario (indumento, farmaco, coltellino svizzero…) qualcun altro ha dimenticato di portare.

Lavorare insieme

Recuperato da Facebook.

Durante una pausa di una lezione dedicata al lavoro di gruppo leggo Italians (di Beppe Severgnini) e trovo sette cose utili per lavorare insieme. Mi piace soprattutto la 2, che propongo durante un esercizio in cui si simula una riunione.

Ecco la sintesi che propongo ai miei allievi:
1. I bei posti producono belle idee. Non sottovalutate le condizioni del luogo di lavoro. Possono stimolare o stancare, rasserenare o innervosire, consolare o deprimere.
2. La miglior riunione è quella che non si fa. Le riunioni tendono a scatenare gli esibizionisti, a inibire i timidi e ci danno l’illusione d’aver occupato utilmente la giornata: ma non è così.
3. Meno è meglio. Tutto ciò che non è necessario, sul lavoro, rischia d’essere dannoso. Come minimo, fa perdere tempo.
4. L’importanza del dissenso. Chi non è d’accordo, deve poterlo dire serenamente, senza temere sogghigni e ritorsioni.
5. Volpi e ricci si aiutano a vicenda. Le prime sono eclettiche, fantasiose, irrequiete; i secondi sono determinati, precisi, metodici. Sono due tipi umani, entrambi indispensabili in ogni attività.
6. Mescolare generazioni, talenti e competenze porta risultati. È accaduto in tutti i luoghi del genio: dalla Firenze di Leonardo alla Silicon Valley di Steve Jobs. Funziona anche nel vostro studio professionale o nella vostra azienda, credetemi.
7. La leggerezza non è superficialità. Chi si prende troppo sul serio annoia, si annoia e sforna prodotti noiosi.

Fonte: http://italians.corriere.it/2017/09/29/un-giornale-e-una-squadra-deve-puntare-sul-vivaio/

La net neutrality

Paolo Attivissimo ci regala un’ottima e breve spiegazione di che cos’è la net neutrality:

Provate a immaginare un’autostrada a pedaggio, nella quale le Peugeout pagano più delle Rolls-Royce, delle Lamborghini e delle Mercedes e le Kia non possono entrare neanche pagando.

Provate a immaginare che in quest’autostrada, in caso di coda, i conducenti delle Volvo di lusso abbiano a disposizione una corsia libera tutta per loro e tutti gli altri peones debbano restare fermi.

Probabilmente vi sembrerebbe ingiusto e vorreste un’autostrada accessibile a tutti allo stesso prezzo, senza corsie privilegiate e senza discriminazioni e favoritismi per i più ricchi.

Questa, in sintesi, è la net neutrality di cui si parla tanto in questi giorni.

http://attivissimo.blogspot.ch/2017/11/che-cose-questa-neutralita-della-rete.html

Nove lezioni di vita da un comico

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foto tratta da http://www.timminchin.com/2013/09/25/occasional-address/

Tim Minchin è un mio coetaneo, più o meno. Nella sua lunga pagina di presentazione si definisce australiano, compositore/cantautore, musicista, comico, attore, scrittore e regista. Nel 2013, credo, ha tenuto un discorso alla University of Western Australia dando nove lezioni di vita. Ecco la mia sintesi.

  1. Non devi avere un sogno. Avere un sogno è bello, più è grande più ci metterai a realizzarlo e quando ci riuscirai sarai quasi morto. Meglio essere micro-ambiziosi e concentrarsi su obiettivi di corto termine. Lavora dura su ciò che hai di fronte: non sai mai dove ti porterà.
  2. Non cercare la felicità. La felicità come l’orgasmo: se ci pensi troppo non arriva. Pensa a far felice qualcun altro e potresti averne un po’ come effetto collaterale. L’uomo contento viene mangiato prima di riprodursi.
  3. Ricorda, è tutta fortuna. Sei fortunato a essere qui. Meglio prendersi il merito dei propri successi che insultare gli altri per i loro fallimenti.
  4. Fai esercizio. Prenditi cura del tuo corpo: ne avrai bisogno.
  5. Sii duro con le tue opinioni. Le opinioni sono come i buchi del culo: ognuno ne ha uno. La differenza è che le opinioni vanno esaminate a fondo e costantemente. Messe sempre alla prova contro i bias, i pregiudizi, i privilegi. Dobbiamo essere rigorosi da un punto di vista intellettuale. Non considerare arte e scienza due mondi separati.
  6. Sii un insegnante. “Teachers are the most admirable and important people in the world.” Anche se non sei un insegnante, provaci: condivide le tue idee.
  7. Definisci te stesso con ciò che ami. Piuttosto che con ciò che odi. Molta gente da un’immagine di sé esternando il suo essere contro. Prova a fare il contrario, a dire al mondo chi sei comunicando ciò che ami. “Be pro-stuff, not just anti-stuff.”
  8. Rispetta le persone che hanno meno potere di te. Non mi interessa se sei la persona più potente in questa stanza: ti giudicherò in base a come tratti i meno potenti.
  9. Non avere fretta. Non devi sapere cosa fare con il resto della tua vita. Spesso chi ha certezze a 20 anni, a 40 va in crisi.

Presto morirai. La vita ti sembrerà a volte lunga e dura ed è stancante. E a volte sarai felice, a volte triste. E poi sarai vecchio. E poi morirai.

C’è una sola cosa sensata da fare con questa esistenza vuota, e questa è: riempila.

Secondo me (finché non cambio idea) la vita è riempita al meglio imparando tutto ciò che puoi su tutto ciò che puoi, essendo orgoglioso di ciò che fai, provando compassione, condividendo idee, correndo (?), essendo entusiasta. E poi c’è l’amore, i viaggi, il vino, il sesso, l’arte, i bambini, il dare, l’arrampicarsi sulle montagne… ma sai già tutte queste cose.

È una cosa incredibilmente eccitante, questa tua vita priva di significato. Buona fortuna.

Fonte: il testo completo in inglese, video disponibile su Youtube.

Di tori e ragazze impavide, ovvero: il contesto in semiotica

Quando si parla di segno, di solito si distingue tra significante, cioè la manifestazione fisica del segno, e il significato, cioè il concetto a cui si rimanda.

Esempio classico (de Saussure): la scritta ALBERO e un albero vero e proprio. I segni di inchiostro sul foglio sono il significante, l’albero vero e proprio il significato. (In realtà è un po’ più complicato, ma per ora ci accontentiamo.)

Il significante può essere anche una scritta su schermo, un suono o una statua. Una statua di un toro, per esempio, non è un toro, ma una sua rappresentazione che ci fa venire in mente un toro vero (sulla questione della pipa di Magritte ne ho scritto qui).

Chi associa significante a significato? L’interprete, cioè l’individuo che compone il segno. L’associazione non è sempre univoca o chiara pertanto l’interprete è molto importante.

Ma anche il contesto gioca un ruolo non indifferente.

Nel quartiere newyorkese di Wall Street c’è una statua molto famosa, il Charging Bull.

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Fonte

Esso rappresenta la forza e il potere del popolo americano, secondo Arturo Di Modica, suo scultore. Ma per qualcuno è diventato anche il simbolo di Wall Street, della sua potenza e della sua arroganza.

Significante, significato, interprete.

La sera del 7 marzo 2017 un’altra statua è stata posata a Wall Street, proprio di fronte al Charging Bull. È una statua molto più piccola che rappresenta una ragazza in posa da Peter Pan (detta anche power pose): la Fearless Girl.

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Fonte

L’effetto della Fearless Girl sul Charging Bull è devastante:

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Fonte

Come nota Greg Fallis, la Fearless Girl si appropria della forza e della potenza del Charging Bull, gliela sottrae e la fa propria. Diventa difficile vedere il Charging Bull in modo positivo, come simbolo della potenza o della forza. Diventa una minaccia aggressiva nei confronti di donne e ragazze, diventa un simbolo dell’oppressione patriarcale.

Allo stesso modo, la Fearless Girl in un altro posto sarebbe semplicemente la statua di una ragazza molto sicura di sé (una “Really Confident Girl”).

L’interprete associa un significato a un significante basandosi anche sul contesto, su ciò che vede intorno.

C’è poi un interessante questione legata all’origine della Fearless Girl: essa è stata commissionata da un fondo di investimenti molto ricco (SSGA) e realizzata da un’agenzia pubblicitaria molto famosa (McCann) per promuovere il potere delle donne nella leadership. In effetti, la targa posata ai suoi piedi dice: “Know the power of women in leadership. SHE makes a difference”. Ma qui SHE è (anche) il simbolo NASDAQ per il “Gender Diversity Index”. Una banale operazione di marketing che ha fatto imbestialire Di Modica.

Ma non solo lui: secondo Jillian Steinhauer (in un articolo intitolato The Sculpture of a “Fearless Girl” on Wall Street Is Fake Corporate Feminism) sembra che le aziende coinvolte non siano esempi di ciò che predicano. McCann ha tre donne su undici membri del leadership team, SSGA cinque donne su ventotto.

 

Fonti:

Greg Fallis, seriously, the guy has a pointhttps://gregfallis.com/2017/04/14/seriously-the-guy-has-a-point/, consultato il 17 aprile 2017

Jillian Steinhauer, The Sculpture of a “Fearless Girl” on Wall Street Is Fake Corporate Feminismhttps://hyperallergic.com/364474/the-sculpture-of-a-fearless-girl-on-wall-street-is-fake-corporate-feminism/, consultato il 17 aprile 2017

La scuola insegna a essere mediocri?

Uno dei paradossi più interessanti, nella scuola, riguarda l’Allievo Scolastico. Scolastico, nella scuola, non è un complimento. L’Allievo Scolastico è attento in aula, prende appunti, risponde se interrogato, pone qualche domanda, studia ciò che gli si dice di studiare, riesce piuttosto bene nelle verifiche. Ma non è una persona brillante: non offre spunti interessanti, non fa collegamenti fra materie, fatica ad avere pensieri suoi, non provoca. È soltanto another brick in the wall.

Di solito l’Allievo Scolastico non piace ai (bravi) insegnanti.

E, nonostante fare lezione in una classe di Allievi Scolastici sia riposante, non credo che la scuola faccia un buon servizio alla società se sforna (solo) Allievi Scolastici.

Mi è venuto in mente l’Allievo Scolastico leggendo un post di Angelo Mincuzzi, giornalista de Il Sole 24 Ore, in cui parla di Mediocrazia, l’ultimo libro del filosofo canadese Alain Deneault.

Deneault , racconta Mincuzzi, sostiene che il potere è sempre più nelle mani dei mediocri. Chi è il mediocre? Una persona, spiega Mincuzzi, che deve avere competenza utile ma che non rimetta in discussione i fondamenti ideologici del sistema. Deve avere spirito critico, ma limitato e ristretto all’interno di specifici confini altrimenti potrebbe rappresentare un pericolo. Perciò deve giocare il gioco.

Che significa? Mincuzzi spiega:

Giocare il gioco vuol dire accettare i comportamenti informali, piccoli compromessi che servono a raggiungere obiettivi di breve termine, significa sottomettersi a regole sottaciute, spesso chiudendo gli occhi. Giocare il gioco, racconta Deneault, vuol dire acconsentire a non citare un determinato nome in un rapporto, a essere generici su uno specifico aspetto, a non menzionarne altri. Si tratta, in definitiva, di attuare dei comportamenti che non sono obbligatori ma che marcano un rapporto di lealtà verso qualcuno o verso una rete o una specifica cordata.
È in questo modo che si saldano le relazioni informali, che si fornisce la prova di essere “affidabili”, di collocarsi sempre su quella linea mediana che non genera rischi destabilizzanti. «Piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale» è l’obiettivo del mediocre.

Sembra che Mincuzzi voglia attribuire una colpa, al mediocre: quella di esserlo di proposito. Io non lo so. Per qualcuno sarà così, qualcuno non sa essere altro. Forse qualcuno è stato formato per esserlo, per esempio, da un certo approccio al lavoro. Un’espressione piuttosto alla moda è problem solving. Risolvere problemi. È importante avere a disposizione dei Wolf che risolvano problemi. Ma, avvisa Mincuzzi, problem solving significa essere

alla ricerca di una soluzione immediata a un problema immediato, cosa che esclude alla base qualsiasi riflessione di lungo termine fondata su principi e su una visione politica discussa e condivisa pubblicamente.

In realtà, io credo che abbiamo bisogno di mediocri per mandare avanti il mondo. Ma abbiamo bisogno anche di ribelli, di persone che vadano oltre il problema del momento, di persone che siano in grado di osservare il Sistema come se fossero all’esterno, che ne riescano a vedere i difetti e che portino delle soluzioni. Oppure che distruggano per poi ricostruire.

E la scuola? A volte si vedono Allievi Scolastici andare avanti con successo e persone brillanti faticare. Non so se questo è giusto.

Angelo Mincuzzi, La “mediocrazia” ci ha travolti, così i mediocri hanno preso il potere, 2016

I consigli di Matt Damon ai laureati MIT

Qualche giorno fa leggevo che gli studenti italiani non vengono preparati al parlare in pubblico (non ricordo dove, mi spiace).

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fonte: MIT News

Qualche giorno fa, di nuovo, incrocio questo video. È il Commencement Speech di Matt Damon ai laureati del MIT.

Matt Damon dice delle cose interessanti. Scherza sul fatto di non essere laureato, scherza sul suo lavoro, fa riflettere sulle ingiustizie del mondo. Dice come cerca di contribuire nel risolverle, ma senza vantarsi, lo dice con umiltà. Invita i laureati a riflettere sull’importanza dell’ascolto. Li sprona i laureati a impegnarsi per risolvere i problemi e li responsabilizza, in quanto laureati in una delle università più prestigiose del mondo, sul loro ruolo nella società contemporanea. Dice: “I hope you’ll turn toward the problem of your choosing, and I hope you’ll drop everything, and I hope you’ll solve it.”

E poi conclude: “This is your life, class of 2016. This your moment. It is all down to you. Ready, player one; your game begins now.”

Non è solo una lezione di vita. È anche una lezione di retorica: il discorso è ben costruito, i concetti non sono troppi (dura 23 minuti), i richiami tra un punto e l’altro sono numerosi e aiutano a seguire. Matt Damon legge il suo copione e lo fa spesso (e a volte sbaglia), ma non si nota, non disturba, ha un tono spontaneo.

Gestisce le pause in modo magistrale. Lascia lo spazio per gli applausi e ripete quando è necessario ripetere.

Bella forza, è una star del cinema. È vero, ma se vogliamo imparare bisogna confrontarsi con i migliori.

Qui c’è la trascrizione completa.

Matt Damon MIT Commencement Speech June 3 2016

Product placement con spin

Mi piace Criminal Minds: è una serie di pure intrattenimento ben costruita. Truculenta quanto basta, avvincente il necessario, innovativa e conservatrice in modo equilibrato, allieta le mie serate.

Eppure l’ultima puntata vista (Il conducente) mi ha dato un po’ fastidio. Si parla di ride-share, cioè di quei servizi alternativi al taxi che offrono passaggi su chiamata. Il più famoso nel mondo è Uber ed è oggetto di molte polemiche perché sfrutta i conducenti, perché capita che il servizio non sia affidabile, perché minaccia il business dei tassisti. Nella serie, il servizio di ride-share coinvolto nelle indagini si chiama Zimmer. Zimmer, Uber, Uber, Zimmer.

Il responsabile di Zimmer, interrogato, dice che loro si limitano a mettere in contatto conducenti e clienti e non sono responsabili di nulla. Più o meno ciò che sostiene Uber.

Il servizio Zimmer, nel telefilm, viene messo in cattiva luce perché il cattivo di turno, nella serie si chiamano SI come Soggetto Ignoto, è un tale che [SPOILER] era stato un conducente di Zimmer e che si finge ancora conducente di Zimmer per avvicinare le sue vittime. [/SPOILER]

Secondo me è product placement al contrario. O meglio, è un caso di spin applicato al product placement.

Partiamo dalle basi: il product placement è quel ramo della promozione, in area marketing, che si occupa di piazzare prodotti dentro film e serie. Tipo James Bond che guida la BMW o Olivia Pope di Scandal che telefona con un cellulare Windows o mezza Hollywood che usa computer Apple. Non è mica un caso: ci sono accordi commerciali.

Gli spin doctor sono, di solito in politica, quegli esperti di comunicazione che riescono a manipolare i media. Olivia Pope è, tra l’altro, una spin doctor. Kasper Juul, per citare la bella serie danese Borgen, è uno spin doctor. Marcello Foa li ha studiati a lungo.

Vedo, in questa puntata di Criminal Minds una certa intenzionalità nel mettere in cattiva luce i servizi di ride-share, senza arrivare mai ad accusarli apertamente ma instillando insicurezza nel pubblico.

Criminal Minds, Il conducente, titolo originale: Drive, S11E12, su RSI La1 mercoledì 25 maggio 2016

Imparare disegnando

Fare il facilitatore grafico dev’essere un gran bel lavoro. Nella sua definizione, Rachel S. Smith lo descrive dicendo che “quando partecipo a una riunione appendo un foglio di carta enorme sul muro e prendo appunti per tutto il gruppo”.

Ciò che lei sostiene è che

L’atto di decidere cosa disegnare e dove inserire le cose, e anche quale colore usare, si collega nel mio cervello con qualsiasi cosa stia ascoltando: quando osservo i risultati delle mie scelte, mi ricordo cosa stavo ascoltando mentre facevo quelle scelte.

Ma, ammonisce, non è un metodo che va bene per tutti. C’è chi è più adatto alla presa d’appunti tradizionale. Su carta e non su PC, sembrano raccomandare gli studi, ma questo è un punto su cui non mi trovo d’accordo.

Rachel S. Smith, Il metodo scientifico per prendere appunti scarabocchiando, Internazionale, http://www.internazionale.it/notizie/2016/05/09/prendere-appunti