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Di tori e ragazze impavide, ovvero: il contesto in semiotica

Quando si parla di segno, di solito si distingue tra significante, cioè la manifestazione fisica del segno, e il significato, cioè il concetto a cui si rimanda.

Esempio classico (de Saussure): la scritta ALBERO e un albero vero e proprio. I segni di inchiostro sul foglio sono il significante, l’albero vero e proprio il significato. (In realtà è un po’ più complicato, ma per ora ci accontentiamo.)

Il significante può essere anche una scritta su schermo, un suono o una statua. Una statua di un toro, per esempio, non è un toro, ma una sua rappresentazione che ci fa venire in mente un toro vero (sulla questione della pipa di Magritte ne ho scritto qui).

Chi associa significante a significato? L’interprete, cioè l’individuo che compone il segno. L’associazione non è sempre univoca o chiara pertanto l’interprete è molto importante.

Ma anche il contesto gioca un ruolo non indifferente.

Nel quartiere newyorkese di Wall Street c’è una statua molto famosa, il Charging Bull.

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Esso rappresenta la forza e il potere del popolo americano, secondo Arturo Di Modica, suo scultore. Ma per qualcuno è diventato anche il simbolo di Wall Street, della sua potenza e della sua arroganza.

Significante, significato, interprete.

La sera del 7 marzo 2017 un’altra statua è stata posata a Wall Street, proprio di fronte al Charging Bull. È una statua molto più piccola che rappresenta una ragazza in posa da Peter Pan (detta anche power pose): la Fearless Girl.

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Fonte

L’effetto della Fearless Girl sul Charging Bull è devastante:

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Fonte

Come nota Greg Fallis, la Fearless Girl si appropria della forza e della potenza del Charging Bull, gliela sottrae e la fa propria. Diventa difficile vedere il Charging Bull in modo positivo, come simbolo della potenza o della forza. Diventa una minaccia aggressiva nei confronti di donne e ragazze, diventa un simbolo dell’oppressione patriarcale.

Allo stesso modo, la Fearless Girl in un altro posto sarebbe semplicemente la statua di una ragazza molto sicura di sé (una “Really Confident Girl”).

L’interprete associa un significato a un significante basandosi anche sul contesto, su ciò che vede intorno.

C’è poi un interessante questione legata all’origine della Fearless Girl: essa è stata commissionata da un fondo di investimenti molto ricco (SSGA) e realizzata da un’agenzia pubblicitaria molto famosa (McCann) per promuovere il potere delle donne nella leadership. In effetti, la targa posata ai suoi piedi dice: “Know the power of women in leadership. SHE makes a difference”. Ma qui SHE è (anche) il simbolo NASDAQ per il “Gender Diversity Index”. Una banale operazione di marketing che ha fatto imbestialire Di Modica.

Ma non solo lui: secondo Jillian Steinhauer (in un articolo intitolato The Sculpture of a “Fearless Girl” on Wall Street Is Fake Corporate Feminism) sembra che le aziende coinvolte non siano esempi di ciò che predicano. McCann ha tre donne su undici membri del leadership team, SSGA cinque donne su ventotto.

 

Fonti:

Greg Fallis, seriously, the guy has a pointhttps://gregfallis.com/2017/04/14/seriously-the-guy-has-a-point/, consultato il 17 aprile 2017

Jillian Steinhauer, The Sculpture of a “Fearless Girl” on Wall Street Is Fake Corporate Feminismhttps://hyperallergic.com/364474/the-sculpture-of-a-fearless-girl-on-wall-street-is-fake-corporate-feminism/, consultato il 17 aprile 2017

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La scuola insegna a essere mediocri?

Uno dei paradossi più interessanti, nella scuola, riguarda l’Allievo Scolastico. Scolastico, nella scuola, non è un complimento. L’Allievo Scolastico è attento in aula, prende appunti, risponde se interrogato, pone qualche domanda, studia ciò che gli si dice di studiare, riesce piuttosto bene nelle verifiche. Ma non è una persona brillante: non offre spunti interessanti, non fa collegamenti fra materie, fatica ad avere pensieri suoi, non provoca. È soltanto another brick in the wall.

Di solito l’Allievo Scolastico non piace ai (bravi) insegnanti.

E, nonostante fare lezione in una classe di Allievi Scolastici sia riposante, non credo che la scuola faccia un buon servizio alla società se sforna (solo) Allievi Scolastici.

Mi è venuto in mente l’Allievo Scolastico leggendo un post di Angelo Mincuzzi, giornalista de Il Sole 24 Ore, in cui parla di Mediocrazia, l’ultimo libro del filosofo canadese Alain Deneault.

Deneault , racconta Mincuzzi, sostiene che il potere è sempre più nelle mani dei mediocri. Chi è il mediocre? Una persona, spiega Mincuzzi, che deve avere competenza utile ma che non rimetta in discussione i fondamenti ideologici del sistema. Deve avere spirito critico, ma limitato e ristretto all’interno di specifici confini altrimenti potrebbe rappresentare un pericolo. Perciò deve giocare il gioco.

Che significa? Mincuzzi spiega:

Giocare il gioco vuol dire accettare i comportamenti informali, piccoli compromessi che servono a raggiungere obiettivi di breve termine, significa sottomettersi a regole sottaciute, spesso chiudendo gli occhi. Giocare il gioco, racconta Deneault, vuol dire acconsentire a non citare un determinato nome in un rapporto, a essere generici su uno specifico aspetto, a non menzionarne altri. Si tratta, in definitiva, di attuare dei comportamenti che non sono obbligatori ma che marcano un rapporto di lealtà verso qualcuno o verso una rete o una specifica cordata.
È in questo modo che si saldano le relazioni informali, che si fornisce la prova di essere “affidabili”, di collocarsi sempre su quella linea mediana che non genera rischi destabilizzanti. «Piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale» è l’obiettivo del mediocre.

Sembra che Mincuzzi voglia attribuire una colpa, al mediocre: quella di esserlo di proposito. Io non lo so. Per qualcuno sarà così, qualcuno non sa essere altro. Forse qualcuno è stato formato per esserlo, per esempio, da un certo approccio al lavoro. Un’espressione piuttosto alla moda è problem solving. Risolvere problemi. È importante avere a disposizione dei Wolf che risolvano problemi. Ma, avvisa Mincuzzi, problem solving significa essere

alla ricerca di una soluzione immediata a un problema immediato, cosa che esclude alla base qualsiasi riflessione di lungo termine fondata su principi e su una visione politica discussa e condivisa pubblicamente.

In realtà, io credo che abbiamo bisogno di mediocri per mandare avanti il mondo. Ma abbiamo bisogno anche di ribelli, di persone che vadano oltre il problema del momento, di persone che siano in grado di osservare il Sistema come se fossero all’esterno, che ne riescano a vedere i difetti e che portino delle soluzioni. Oppure che distruggano per poi ricostruire.

E la scuola? A volte si vedono Allievi Scolastici andare avanti con successo e persone brillanti faticare. Non so se questo è giusto.

Angelo Mincuzzi, La “mediocrazia” ci ha travolti, così i mediocri hanno preso il potere, 2016

I consigli di Matt Damon ai laureati MIT

Qualche giorno fa leggevo che gli studenti italiani non vengono preparati al parlare in pubblico (non ricordo dove, mi spiace).

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fonte: MIT News

Qualche giorno fa, di nuovo, incrocio questo video. È il Commencement Speech di Matt Damon ai laureati del MIT.

Matt Damon dice delle cose interessanti. Scherza sul fatto di non essere laureato, scherza sul suo lavoro, fa riflettere sulle ingiustizie del mondo. Dice come cerca di contribuire nel risolverle, ma senza vantarsi, lo dice con umiltà. Invita i laureati a riflettere sull’importanza dell’ascolto. Li sprona i laureati a impegnarsi per risolvere i problemi e li responsabilizza, in quanto laureati in una delle università più prestigiose del mondo, sul loro ruolo nella società contemporanea. Dice: “I hope you’ll turn toward the problem of your choosing, and I hope you’ll drop everything, and I hope you’ll solve it.”

E poi conclude: “This is your life, class of 2016. This your moment. It is all down to you. Ready, player one; your game begins now.”

Non è solo una lezione di vita. È anche una lezione di retorica: il discorso è ben costruito, i concetti non sono troppi (dura 23 minuti), i richiami tra un punto e l’altro sono numerosi e aiutano a seguire. Matt Damon legge il suo copione e lo fa spesso (e a volte sbaglia), ma non si nota, non disturba, ha un tono spontaneo.

Gestisce le pause in modo magistrale. Lascia lo spazio per gli applausi e ripete quando è necessario ripetere.

Bella forza, è una star del cinema. È vero, ma se vogliamo imparare bisogna confrontarsi con i migliori.

Qui c’è la trascrizione completa.

Matt Damon MIT Commencement Speech June 3 2016

Product placement con spin

Mi piace Criminal Minds: è una serie di pure intrattenimento ben costruita. Truculenta quanto basta, avvincente il necessario, innovativa e conservatrice in modo equilibrato, allieta le mie serate.

Eppure l’ultima puntata vista (Il conducente) mi ha dato un po’ fastidio. Si parla di ride-share, cioè di quei servizi alternativi al taxi che offrono passaggi su chiamata. Il più famoso nel mondo è Uber ed è oggetto di molte polemiche perché sfrutta i conducenti, perché capita che il servizio non sia affidabile, perché minaccia il business dei tassisti. Nella serie, il servizio di ride-share coinvolto nelle indagini si chiama Zimmer. Zimmer, Uber, Uber, Zimmer.

Il responsabile di Zimmer, interrogato, dice che loro si limitano a mettere in contatto conducenti e clienti e non sono responsabili di nulla. Più o meno ciò che sostiene Uber.

Il servizio Zimmer, nel telefilm, viene messo in cattiva luce perché il cattivo di turno, nella serie si chiamano SI come Soggetto Ignoto, è un tale che [SPOILER] era stato un conducente di Zimmer e che si finge ancora conducente di Zimmer per avvicinare le sue vittime. [/SPOILER]

Secondo me è product placement al contrario. O meglio, è un caso di spin applicato al product placement.

Partiamo dalle basi: il product placement è quel ramo della promozione, in area marketing, che si occupa di piazzare prodotti dentro film e serie. Tipo James Bond che guida la BMW o Olivia Pope di Scandal che telefona con un cellulare Windows o mezza Hollywood che usa computer Apple. Non è mica un caso: ci sono accordi commerciali.

Gli spin doctor sono, di solito in politica, quegli esperti di comunicazione che riescono a manipolare i media. Olivia Pope è, tra l’altro, una spin doctor. Kasper Juul, per citare la bella serie danese Borgen, è uno spin doctor. Marcello Foa li ha studiati a lungo.

Vedo, in questa puntata di Criminal Minds una certa intenzionalità nel mettere in cattiva luce i servizi di ride-share, senza arrivare mai ad accusarli apertamente ma instillando insicurezza nel pubblico.

Criminal Minds, Il conducente, titolo originale: Drive, S11E12, su RSI La1 mercoledì 25 maggio 2016

Imparare disegnando

Fare il facilitatore grafico dev’essere un gran bel lavoro. Nella sua definizione, Rachel S. Smith lo descrive dicendo che “quando partecipo a una riunione appendo un foglio di carta enorme sul muro e prendo appunti per tutto il gruppo”.

Ciò che lei sostiene è che

L’atto di decidere cosa disegnare e dove inserire le cose, e anche quale colore usare, si collega nel mio cervello con qualsiasi cosa stia ascoltando: quando osservo i risultati delle mie scelte, mi ricordo cosa stavo ascoltando mentre facevo quelle scelte.

Ma, ammonisce, non è un metodo che va bene per tutti. C’è chi è più adatto alla presa d’appunti tradizionale. Su carta e non su PC, sembrano raccomandare gli studi, ma questo è un punto su cui non mi trovo d’accordo.

Rachel S. Smith, Il metodo scientifico per prendere appunti scarabocchiando, Internazionale, http://www.internazionale.it/notizie/2016/05/09/prendere-appunti

 

La conoscenza nell’era di internet

David Weinberger, in un commento a The Internet of Us: Knowing More and Understanding Less in the Age of Big Data di Michael P. Lynch, riflette sulla conoscenza nell’era di internet.

È un articolo lungo che affronta temi di filosofia della conoscenza. Trascrivo e riassumo ciò che ho colto e compreso (e che mi ha colpito) maggiormente.

Comincio le citazioni con un’affermazione che dimostra come David Weinberger, a quasi settant’anni, appaia entusiasta come un bambino di fronte alla possibilità di soddisfare ogni curiosità che gli possa venire in mente:

There has never been a better time to be curious, and that’s not only because there are so many facts available — it’s because there are so many people with whom we can interact.

Traduzione mia: Non c’è mai stata un’epoca migliore per essere curiosi, e non solo perché abbiamo a disposizione tante informazioni – è perché possiamo interagire con molte persone.

La fiducia in ciò che un sito propone (o in ciò che propongono i suoi utenti se è un sito partecipativo) dipende dagli strumenti che il sito stesso mette a disposizione.

Each site or service takes steps to establish the rules of engagement so that users can come to appropriate levels of trust about the claims made by the site and by other users.

Un lungo discorso sulla filter bubble, cioè sulla tendenza a esporsi alle opinioni di chi la pensa come noi, si conclude dicendo che la conoscenza e la cultura dipendono da persone che hanno idee simili che riflettono più volte su piccole differenze. Il confronto con persone che hanno idee molto diverse dalle nostre, se ben capisco, è interessante ma capita meno spesso di quanto si pensi.

Knowledge and culture depend on like-minded individuals joining together and iterating over tiny differences. This is how the net works. This is also how traditional knowing works. We did not like to acknowledge that. Now we can’t avoid it.

Il medium è il messaggio, diceva un altro saggio. Weinberger ci torna facendo notare che la struttura della conoscenza, che a noi sembra naturale, in realtà dipende dall’oggetto libro:

  • la conoscenza è ritenuta costante, permanente, fissata, perché l’inchiostro sulla carta è indelebile;
  • dividiamo la conoscenza in discipline perché i libri hanno una dimensione limitata;
  • il nostro modo di esprimere la conoscenza è una lunga catena di ragionamenti perché i libri sono sequenziali e poco adatti alle digressioni facoltative;
  • la conoscenza è qualcosa che spesso subiamo passivamente perché i libri sono inerti (lo diceva già Socrate);
  • la conoscenza è indipendente da chi la crede perché i libri sono oggetti fisici estranei ai loro autori e ai loro lettori.

Da qualche decennio, aggiungo io, si parla di ipertesto, cioè di un formato di testo che non è sequenziale e che si avvicina di più al modo in cui funziona la mente umana.

Knowledge is settled belief because ink settles into paper. Knowledge divides into topics because books can only be so big. Our most revered form of knowledge consists of long chains of reasoning because books are sequential and not suitable for optional digressions. Knowledge is something most of us read passively because books are inert — just as Socrates had opined in the Phaedrus. Knowledge is a type of content independent of believers because books are physical objects that outlast their authors and readers.

La conoscenza sta cambiando. È già cambiata, sostiene Weinberger. La conoscenza è ciò che accade quando colleghiamo differenze e persone.

That’s already happening. Knowledge is becoming what happens when links connect differences and people.

La rete dimostra la debolezza della conoscenza come fissa, finita e statica. Lo fa immergendoci in profondità nell’apprendimento.

The net is demonstrating the weakness of knowledge as finished, settled, and static content. It’s doing so by plunging us deeper into knowing.

La scienza è inserita in profondità nel nostro sistema di strumenti, di potere, economico, di genere, psicologico, in tutte le sfaccettature dell’essere umano.

Science is deeply embedded in systems of instruments, power, economics, gender, psychology — in short, in all the different facets of being human.

La mente lavora con delle estensioni: il fisico non può risolvere un problema senza usare una lavagna, un contabile ha bisogno di una calcolatrice, il filosofo di libri e carta e penna e forse anche di un camino e un bicchiere di sherry. Pensiamo con degli strumenti. La rete è un’estensione della nostra mente, è un nuovo strumento per pensare che include i motori di ricerca, le pagine web, reti complesse di esperti e appassionati.

Lynch is able to treat the net as a simulacrum because he thinks knowing is something we do in our heads. We build up to meaning by starting with sensation. But the net, in his view, is sensation without a real referent. It is a representation of a representation. It is therefore too bad that he dismisses Andy Clark and David Chalmer’s “extended mind” idea by saying, “it might be right but we don’t have to go that far” because the mind is already extended, by which Lynch means that we rely on the testimony of others to justify our beliefs. But the extended mind concept says something more: we think with tools. The physicist cannot think about a problem without using a white board. An accountant needs a calculator. The philosopher needs books and writing materials and perhaps a fire and a glass of sherry. We think with tools. We think out in the world, not in inner representations of the world. And now we have new tools for thought. These tools include not just search engines, but everything from web pages to complex multi-modal networks of experts and amateurs. That is where thinking and knowing is now happening.

La rete è un insieme di individui che mantengono la loro individualità – cioè le loro differenze – mentre sono in relazione gli uni con gli altri.

This leads Lynch to his summary dismissal of networked knowledge: “You can’t take the individual out of the equation.”
No, you can’t, and the most important new form of networked knowledge does not. A network in our new age is a set of individuals who maintain their individuality while in relation to one another — that is, while maintaining their differences. The knowledge exists in their individual expressions and, most importantly, in their links to one another.

La messa in rete della conoscenza è legata al suo contesto sociale, contiene differenze che ora sono collegate. Spesso è spezzettata, ma i pezzetti sono collegati con un mondo più grande di quello di tutte le biblioteche mai esistite. Tutti possono parlare, anche gli stupidi o i malvagi. L’autorevolezza dev’essere guadagnata, non dichiarata. Le regole del ragionamento variano non solo tra discipline diverse, ma anche tra conversazioni diverse. La conoscenza viene rimpiazzata dall’apprendimento, e l’apprendimento ora è gratis per tutti.

The networking of knowledge does not achieve the aims traditional knowing has set for itself. It is settled only within a community of believers — and not all communities of believers are right. It is inextricable from its social context. It inevitably contains differences, but those differences are now linked. It is as discursive as the net itself. It often comes in small bites, but those bites are linked out to a world larger than all the libraries that ever existed. Everyone gets to speak, even stupid, evil people. Authority generally has to be earned, not declared. The rules of reasoning vary not only within domains but within each conversational forum. Knowledge is being replaced by knowing, and knowing is now a free-for-all. At its best, this knowing does what Lynch recommends: it thinks explicitly about its rules of justification. At its worst, it’s a howling mob.

 

David Weinberger, Rethinking Knowledge in the Internet Age, The Los Angeles Review of Books, 2 maggio 2016

Saggio: Di Fraia, Social media marketing

G. Di Fraia, Social media marketing. Manuale di comunicazione aziendale 2.0

La mia recensione su Amazon.it:

Un buon saggio sul social media marketing e sul suo significato. Indicazioni anche sugli aspetti pratici. Sull’argomento ho però trovato libri più interessanti.

 

Saggio: Roberto Venturini, Relazioni pubbliche digitali

[update 22.3: tempo fa ho programmato la pubblicazione di questo articolo per la giornata di ieri, e poche ore fa  Roberto Venturini è scomparso improvvisamente; mi mancherà la sua visione, che conosco attraverso questo libro e soprattutto attraverso il suo blog]

Roberto Venturini, Relazioni pubbliche digitali. Pensare e creare progetti con blogger

La mia recensione su Amazon.it:

Un utile saggio che parte da una base teorica solida e dà consigli molto pratici a chi vuole agire. L’aspetto più positivo secondo me è l’equilibro tra queste due parti: non è mai un manualetto di istruzioni (fai questo, fai quest’altro) perché porta il lettore a condividere ogni scelta dandogli gli elementi per comprendere il ragionamento; ma non è nemmeno un saggio solo teorico.

 

Vivere bene in azienda

Segnalo due libri per migliorare la propria vita in azienda e avere un approccio migliore al cambiamento.

Spencer Johnson, Chi ha spostato il mio formaggio?, la mia recensione su Amazon.it

Stephen C. Lundin, Harry Paul, John Christensen, Fish!, la mia recensione su Amazon.it

Storytelling nel marketing

Segnalo due libri piuttosto interessanti per chi si occupa di marketing e vuole seguire la moda dello storytelling:

Joseph Sassoon, Web storytelling. Costruire storie di marca nei social media, la mia recensione su Amazon.it

Andrea Fontana, Joseph Sassoon, Ramon Soranzo, Marketing narrativo. Usare lo storytelling nel marketing contemporaneo, la mia recensione su Amazon.it