Tutti gli articoli di Marco Faré

lic. sc. com., specialista in comunicazione online, insegnante, autore

La geolocalizzazione fallita

Uno zaino forse rubato, un telefono con la geolocalizzazione attivata, la disperazione, la burocrazia.

Una conclusione: non siamo pronti alle tecnologie.

Le nostre tracce digitali, cioè “i dati e le informazioni che produciamo” usando i servizi online e i telefonini, “non sono per noi, ma a vantaggio di pochi organismi e aziende che li usano per porci nel bel mezzo del più grande esperimento di controllo sociale dell’intera storia dell’umanità”.

E se “impugno un martello interpreto il mondo come una serie di chiodi”.

https://medium.com/@xdxd_vs_xdxd/illusioni-6d48316ac6da

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Trans?

Recuperato da Facebook.

La razza è una costruzione sociale? Secondo qualcuno sì perché l’appartenenza a una razza dipende da almeno cinque fattori: “consapevolezza della propria eredità, un pubblico consapevole di questa eredità, la cultura, l’esperienza, e l’autoidentificazione”. I geni, invece, non c’entrano: “il raggruppamento razziale delle persone così come lo intendiamo noi nasconde una mescolanza genetica sorprendente; al punto che oggi sappiamo che possono esistere più variazioni di particelle cromosomiche all’interno di uno stesso gruppo razziale che tra due gruppi diversi”.

Articolo lungo e complesso e molto interessante. Ma per noi che abbiamo letto “L’uomo bicentenario” è tutta roba già vista.

http://www.iltascabile.com/societa/transrazzialismo/

L’ansia è il pedaggio per essere brave persone

Annamaria Testa ci spiega, in un articolo intitolato Ansia: perché ci prende, da dove viene, dove ci porta, tante cose sull’ansia.

L’ansia ha dei lati positivi:

  • stimola l’azione e la creatività
  • è “associata all’onestà, all’attenzione ai dettagli, all’essere fortemente motivati, alla ricerca dell’eccellenza e alla sensibilità ai bisogni altrui”.

Per questo conclude dicendo:

Come se l’ansia fosse quasi un pedaggio da pagare per essere persone capaci e, soprattutto, brave persone.

In generale, l’ansia è un sentimento molto diffuso perché viviamo una situazione di vulnerabilità continua (se non reale, percepita). È causata da: “insicurezza del lavoro, difficoltà di trovare una casa, instabilità dell’economia e del reddito individuale, fino ad arrivare al cambiamento climatico”. L’ansia peggiora quando perdiamo punti di riferimento, cioè le nostre “reti di solidarietà e di vicinato” si rompono e siamo/ci sentiamo isolati e soli.

È un sentimento irrazionale che “si può applicare a qualsiasi cosa: si può essere contemporaneamente ansiosi per le possibili conseguenze del riscaldamento globalee per un invito a cena con gente che non si conosce”. Ha dinamiche strane in cui l’insicurezza dovuta a eventi lontani e improbabili causa più ansia di eventi in cui siamo coinvolti direttamente:

(…) l’insicurezza (sul lavoro o la casa, per esempio) sia ancor peggiore, in termini di ansia generata, di una perdita reale.
A pensarci bene, la cosa ha un senso: se qualcosa di brutto capita effettivamente, ci si può attivare per reagire. Ma il permanente timore che qualcosa di brutto possa capitare è più difficile da gestire.

Le notizie viaggiano veloci, soprattutto quelle brutte, e raggiungono tutto il mondo. Quindi siamo bombardati continuamente da brutte notizie e questo ci rende ancora più insicuri.

Rimedi?

Annamaria Testa suggerisce di

  • trascurare, di tanto in tanto, il flusso di notizie
  • concentrarsi sugli aspetti positivi che la vita ci regala
  • coltivare le reti di sostegno composte da parenti e amici
  • prendersi cura di se stessi: “cibo, sonno, esercizio fisico”
  • “farsi una risata”.

Aggiornamento del 5 dicembre

Annamaria Testa ha pubblicato su Internazionale un’aggiunta al suo articolo (L’altra faccia dell’ansia), in cui parla degli effetti positivi dell’ansia (e di come, nella nostra società, sia ingiustamente demonizzata):

Le persone ansiose – lo dimostrano altre ricerche – hanno alcuni altri punti di forza: intercettano prima degli altri le menzogne e rilevano prima le minacce. Di fatto, dunque, l’ansia può avere una ulteriore funzione positiva: anticipa i problemi, si prepara ad affrontarli, impara dai propri errori.

Per questo, quando si lavora in gruppo, è sempre un vantaggio poter contare su qualche persona ansiosa. Ed è un vantaggio quando si viaggia insieme: il bagaglio di una persona ansiosa contiene sempre quello che di necessario (indumento, farmaco, coltellino svizzero…) qualcun altro ha dimenticato di portare.

Lavorare insieme

Recuperato da Facebook.

Durante una pausa di una lezione dedicata al lavoro di gruppo leggo Italians (di Beppe Severgnini) e trovo sette cose utili per lavorare insieme. Mi piace soprattutto la 2, che propongo durante un esercizio in cui si simula una riunione.

Ecco la sintesi che propongo ai miei allievi:
1. I bei posti producono belle idee. Non sottovalutate le condizioni del luogo di lavoro. Possono stimolare o stancare, rasserenare o innervosire, consolare o deprimere.
2. La miglior riunione è quella che non si fa. Le riunioni tendono a scatenare gli esibizionisti, a inibire i timidi e ci danno l’illusione d’aver occupato utilmente la giornata: ma non è così.
3. Meno è meglio. Tutto ciò che non è necessario, sul lavoro, rischia d’essere dannoso. Come minimo, fa perdere tempo.
4. L’importanza del dissenso. Chi non è d’accordo, deve poterlo dire serenamente, senza temere sogghigni e ritorsioni.
5. Volpi e ricci si aiutano a vicenda. Le prime sono eclettiche, fantasiose, irrequiete; i secondi sono determinati, precisi, metodici. Sono due tipi umani, entrambi indispensabili in ogni attività.
6. Mescolare generazioni, talenti e competenze porta risultati. È accaduto in tutti i luoghi del genio: dalla Firenze di Leonardo alla Silicon Valley di Steve Jobs. Funziona anche nel vostro studio professionale o nella vostra azienda, credetemi.
7. La leggerezza non è superficialità. Chi si prende troppo sul serio annoia, si annoia e sforna prodotti noiosi.

Fonte: http://italians.corriere.it/2017/09/29/un-giornale-e-una-squadra-deve-puntare-sul-vivaio/

Robot 79

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È uscito un anno fa (sono un po’ indietro con le letture). Ecco i miei commenti alla parte narrativa.

La figlia del fabbricante di slitte, di Alastair Reynolds. Il futuro immaginato da Reynolds per questo racconto non è dei migliori. Dev’esserci stata una guerra terribile che ha riportato la tecnologia indietro di secoli. L’uomo, invece, non è cambiato: predatore come al solito. Ci accompagna a scoprire questo mondo Kathrin, la figlia del fabbricante di slitte, caduto in disgrazia.

Estrazione, di Diego Lama. Un mistero da scoprire: che cosa si è fatto estrarre, Larry Bennet, dai ricordi? Un’indagine che ci porta a scoprire cose che era meglio dimenticare.

Il portatore di Dio, di Ilaria Tuti. Misteri e storie che si intrecciano in Vaticano. Un racconto breve dal ritmo rapido e serrato. Notevole la capacità di raccontare tante storie tutte insieme.

Ultima persona singolare, di Samuele Nava. Tanta abilità nel rendere originale e appassionante un tema tra i supersuperclassici della fantascienza.

Scafandro, di Manuel Piredda. Un altro mondo devastato, un ambiente alla Walking Dead in cui un uomo di muove grazie al suo scafandro.

Pechino pieghevole, di Hao Jinfang. Non mi capita spesso di leggere un’autrice cinese di fantascienza. In questo racconto viviamo una Pechino divisa in tre, dove una fetta di popolazione vive nel lusso, un’altra nella povertà e una sta in mezzo. Lo spazio e il tempo sono nettamente divisi: quando è il turno di una delle classi, le altre due dormono di un sonno artificiale e i loro spazi vengono piegati per far posto alla classe sveglia. Impossibile non pensare a qualche scena di Inception, ma le somiglianze finiscono lì. Seguiamo Lao Dao che dal Terzo Spazio si intrufola fin nel Primo Spazio per una missione in parte sua in parte no. Una scrittura particolare, che a volte pare ingenua, in realtà curata.

E ora affrontiamo altra letteratura cinese.

Silvio Sosio (a cura di), Robot 79, 2016, Delos Books, Milano

La net neutrality

Paolo Attivissimo ci regala un’ottima e breve spiegazione di che cos’è la net neutrality:

Provate a immaginare un’autostrada a pedaggio, nella quale le Peugeout pagano più delle Rolls-Royce, delle Lamborghini e delle Mercedes e le Kia non possono entrare neanche pagando.

Provate a immaginare che in quest’autostrada, in caso di coda, i conducenti delle Volvo di lusso abbiano a disposizione una corsia libera tutta per loro e tutti gli altri peones debbano restare fermi.

Probabilmente vi sembrerebbe ingiusto e vorreste un’autostrada accessibile a tutti allo stesso prezzo, senza corsie privilegiate e senza discriminazioni e favoritismi per i più ricchi.

Questa, in sintesi, è la net neutrality di cui si parla tanto in questi giorni.

http://attivissimo.blogspot.ch/2017/11/che-cose-questa-neutralita-della-rete.html

Nove lezioni di vita da un comico

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foto tratta da http://www.timminchin.com/2013/09/25/occasional-address/

Tim Minchin è un mio coetaneo, più o meno. Nella sua lunga pagina di presentazione si definisce australiano, compositore/cantautore, musicista, comico, attore, scrittore e regista. Nel 2013, credo, ha tenuto un discorso alla University of Western Australia dando nove lezioni di vita. Ecco la mia sintesi.

  1. Non devi avere un sogno. Avere un sogno è bello, più è grande più ci metterai a realizzarlo e quando ci riuscirai sarai quasi morto. Meglio essere micro-ambiziosi e concentrarsi su obiettivi di corto termine. Lavora dura su ciò che hai di fronte: non sai mai dove ti porterà.
  2. Non cercare la felicità. La felicità come l’orgasmo: se ci pensi troppo non arriva. Pensa a far felice qualcun altro e potresti averne un po’ come effetto collaterale. L’uomo contento viene mangiato prima di riprodursi.
  3. Ricorda, è tutta fortuna. Sei fortunato a essere qui. Meglio prendersi il merito dei propri successi che insultare gli altri per i loro fallimenti.
  4. Fai esercizio. Prenditi cura del tuo corpo: ne avrai bisogno.
  5. Sii duro con le tue opinioni. Le opinioni sono come i buchi del culo: ognuno ne ha uno. La differenza è che le opinioni vanno esaminate a fondo e costantemente. Messe sempre alla prova contro i bias, i pregiudizi, i privilegi. Dobbiamo essere rigorosi da un punto di vista intellettuale. Non considerare arte e scienza due mondi separati.
  6. Sii un insegnante. “Teachers are the most admirable and important people in the world.” Anche se non sei un insegnante, provaci: condivide le tue idee.
  7. Definisci te stesso con ciò che ami. Piuttosto che con ciò che odi. Molta gente da un’immagine di sé esternando il suo essere contro. Prova a fare il contrario, a dire al mondo chi sei comunicando ciò che ami. “Be pro-stuff, not just anti-stuff.”
  8. Rispetta le persone che hanno meno potere di te. Non mi interessa se sei la persona più potente in questa stanza: ti giudicherò in base a come tratti i meno potenti.
  9. Non avere fretta. Non devi sapere cosa fare con il resto della tua vita. Spesso chi ha certezze a 20 anni, a 40 va in crisi.

Presto morirai. La vita ti sembrerà a volte lunga e dura ed è stancante. E a volte sarai felice, a volte triste. E poi sarai vecchio. E poi morirai.

C’è una sola cosa sensata da fare con questa esistenza vuota, e questa è: riempila.

Secondo me (finché non cambio idea) la vita è riempita al meglio imparando tutto ciò che puoi su tutto ciò che puoi, essendo orgoglioso di ciò che fai, provando compassione, condividendo idee, correndo (?), essendo entusiasta. E poi c’è l’amore, i viaggi, il vino, il sesso, l’arte, i bambini, il dare, l’arrampicarsi sulle montagne… ma sai già tutte queste cose.

È una cosa incredibilmente eccitante, questa tua vita priva di significato. Buona fortuna.

Fonte: il testo completo in inglese, video disponibile su Youtube.

Romanzo: I guardiani, di Maurizio De Giovanni

Non ho mai letto nulla di De Giovanni, ma ne ho sentito parlare bene. Mi hanno regalato questo romanzo dicendomi “È una roba alla Asimov”.

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Dunque, romanzo. Prima di tutto, non direi che è un romanzo. È un inizio, una storia molto molto molto aperta. Non si conclude.

Asimov non c’entra nulla, direi più Dan Brown, con una spruzzata di fantascienza, peraltro un po’ vecchio stile per quanto si è visto. Che però non mi convince. Lo stile di De Giovanni, mi dicono, tende a essere criptico. Rivela molto poco. In questo libro, secondo me, troppo poco: non si capisce un gran che, nemmeno leggendo molte pagine. Una volta conclusa, nel complesso l’ho trovata una storia sconclusionata, in cui c’è tanto e ben confuso.

Ma ci sono degli aspetti positivi: i personaggi sono molto ben descritti e hanno decisamente potenziale. La città è praticamente un personaggio, data la sua importanza e la sua personalità. Chissà, forse i seguiti chiariranno degli aspetti che renderanno la storia interessante, ma per ora non ne sono soddisfatto.

Di tori e ragazze impavide, ovvero: il contesto in semiotica

Quando si parla di segno, di solito si distingue tra significante, cioè la manifestazione fisica del segno, e il significato, cioè il concetto a cui si rimanda.

Esempio classico (de Saussure): la scritta ALBERO e un albero vero e proprio. I segni di inchiostro sul foglio sono il significante, l’albero vero e proprio il significato. (In realtà è un po’ più complicato, ma per ora ci accontentiamo.)

Il significante può essere anche una scritta su schermo, un suono o una statua. Una statua di un toro, per esempio, non è un toro, ma una sua rappresentazione che ci fa venire in mente un toro vero (sulla questione della pipa di Magritte ne ho scritto qui).

Chi associa significante a significato? L’interprete, cioè l’individuo che compone il segno. L’associazione non è sempre univoca o chiara pertanto l’interprete è molto importante.

Ma anche il contesto gioca un ruolo non indifferente.

Nel quartiere newyorkese di Wall Street c’è una statua molto famosa, il Charging Bull.

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Fonte

Esso rappresenta la forza e il potere del popolo americano, secondo Arturo Di Modica, suo scultore. Ma per qualcuno è diventato anche il simbolo di Wall Street, della sua potenza e della sua arroganza.

Significante, significato, interprete.

La sera del 7 marzo 2017 un’altra statua è stata posata a Wall Street, proprio di fronte al Charging Bull. È una statua molto più piccola che rappresenta una ragazza in posa da Peter Pan (detta anche power pose): la Fearless Girl.

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Fonte

L’effetto della Fearless Girl sul Charging Bull è devastante:

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Fonte

Come nota Greg Fallis, la Fearless Girl si appropria della forza e della potenza del Charging Bull, gliela sottrae e la fa propria. Diventa difficile vedere il Charging Bull in modo positivo, come simbolo della potenza o della forza. Diventa una minaccia aggressiva nei confronti di donne e ragazze, diventa un simbolo dell’oppressione patriarcale.

Allo stesso modo, la Fearless Girl in un altro posto sarebbe semplicemente la statua di una ragazza molto sicura di sé (una “Really Confident Girl”).

L’interprete associa un significato a un significante basandosi anche sul contesto, su ciò che vede intorno.

C’è poi un interessante questione legata all’origine della Fearless Girl: essa è stata commissionata da un fondo di investimenti molto ricco (SSGA) e realizzata da un’agenzia pubblicitaria molto famosa (McCann) per promuovere il potere delle donne nella leadership. In effetti, la targa posata ai suoi piedi dice: “Know the power of women in leadership. SHE makes a difference”. Ma qui SHE è (anche) il simbolo NASDAQ per il “Gender Diversity Index”. Una banale operazione di marketing che ha fatto imbestialire Di Modica.

Ma non solo lui: secondo Jillian Steinhauer (in un articolo intitolato The Sculpture of a “Fearless Girl” on Wall Street Is Fake Corporate Feminism) sembra che le aziende coinvolte non siano esempi di ciò che predicano. McCann ha tre donne su undici membri del leadership team, SSGA cinque donne su ventotto.

 

Fonti:

Greg Fallis, seriously, the guy has a pointhttps://gregfallis.com/2017/04/14/seriously-the-guy-has-a-point/, consultato il 17 aprile 2017

Jillian Steinhauer, The Sculpture of a “Fearless Girl” on Wall Street Is Fake Corporate Feminismhttps://hyperallergic.com/364474/the-sculpture-of-a-fearless-girl-on-wall-street-is-fake-corporate-feminism/, consultato il 17 aprile 2017

Romanzo: La terza memoria, di Maico Morellini

cover-193x300Alla fine mi è piaciuto. No, ben prima che “alla fine”. Ma ho fatto fatica ad appassionarmi a questo romanzo. Fin dalle prime pagine ci troviamo accompagnati da numerosi personaggi che vagano in un Italia post-apocalittica che in parte riconosco e in parte no, e non capisco se è un problema. I personaggi sono impegnati in attività misteriose che richiedono strumenti sconosciuti. Ho fatto fatica a capire molte cose e non ricordavo perché La terza memoria, di Maico Morellini, mi aveva intrigato tanto da saltare parecchi volumi in coda di lettura.

Mi interessava leggerlo perché parla di un mondo dove la scrittura e la lettura sono proibite. Al di là di pochi eletti, nessuno può o sa leggere o scrivere. La ragione la si scopre presto: la scrittura dà un potere enorme sulle cose. Scrivere, nel modo giusto, significa governare la fisica e la chimica. Quindi, visto che mi occupo di comunicazione, voleva saperne di più.

Da questo punto di vista il romanzo mi ha deluso: non potrò usarlo a lezione perché il tema della scrittura è importante, ma non è trattato in modo realistico. Che va benissimo, in un romanzo. Meno a scuola.

Anche se ho fatto fatica, anche se non è proprio il mio genere (qui siamo in un mondo simil-medievale più fantasy che fantascienza), mi sono appassionato e mi è piaciuto. Ammiro la fantasia e la precisione dell’autore nel costruire un mondo estremamente complesso e nel proporci tanti personaggi che agiscono indipendentemente, costringendoci a seguire diverse vicende in parallelo. Il risvolto negativo è che è difficile appassionarsi a uno di loro, perché sono tanti e perché l’attenzione è ben distribuita tra tutti.

Urania fa bene a proporre romanzi italiani di questo livello. Trovarne!

Maico Morellini, La terza memoria, 2016, Urania 1630, Mondadori, Milano