Tutti gli articoli di Marco Faré

lic. sc. com., specialista in comunicazione online, insegnante, autore

#20af: ultima festaz e Dublino

Il 18 giugno del 1998 andai per l’ultima volta alla festa dell’astaz, la famosa e famigerata festa dei ticinesi. Si tenne all’OXA, non al Cubanito come al solito e nemmeno al Jail, come la precedente. Non avevo più casa a Zurigo quindi dovetti arrangiarmi da un’amica. Quando tornammo a casa, verso le 8 del mattino, nel sacco a pelo che avevo preparato con cura su un materassino dormiva qualcun altro. Dormii per terra con un asciugamano come coperta. Non seppi mai chi fu la donzella che mi rubò il letto.

Un paio di settimane dopo iniziò la mia avventura irlandese. Partii il 2 luglio, facendo tappa a Zurigo. Arrivai a Dublino venerdì 3 luglio, con il weekend a disposizione per ambientarmi. La host family, irlandesissimi ma astemi, anziani, con tanti figli grandi, mi propose di unirmi a una loro ospite che andava in gita a Belfast. Declinai pensando che ci sarebbero state altre occasioni, ma non ce ne furono. Mai stato a Belfast.

Sabato lo passai in gita con la scuola a Glendalough, poi in serata la scuola organizzava una discoteca per i ragazzi più giovani. Accompagnai un’amica che scortava un gruppetto di adolescenti di Verbania.

La prima settimana fu dedicata all’integrazione a scuola e alla vita dublinese, con visite a diversi pub (per esempio all’OBrien Pub, secondo l’agenda) e alla distilleria Jameson. Sabato 11 al The Dome, che se non ricordo male era una discoteca (ma forse no).

Dalla cantina è riemerso un fascio di carte che puzzano di muffa: sono le mie agende. Ripercorro i miei impegni di vent’anni fa, così nasce #20af

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Serie tv: The Mist

Serie tv la cui prima stagione, che ho visto, conta dieci episodi. Ci ha lavorato Stephen King, ma il risultato non è all’altezza. Personaggi piatti, storia inverosimile e prevedibile, spunti lanciati e mai raccolti. Forse se li tengono per le prossime stagioni, che non credo guarderò.

Liste divertenti e bugiardi tristi

Mi diverto con le liste di cose divertenti che si trovano su internet, tipo i 25 abiti da sposa da non indossare o 50 e più modi in cui i gatti hanno fatto cose impossibili.

L’altro giorno mi sono imbattuto in una lista molto triste: 50 bugiardi che sono stati sgamati (traduzione mia). C’è quello che vanta conoscenze letterarie che non ha, quello che mente alla fidanzata, quello che si photoshoppa i muscoli addosso. E ok, capisco che sono cose su cui si possa mentire. Ma poi ce n’è tanti che mi danno la sensazione di cercare soltanto attenzione. Quella che dice di essere stata a Parigi con il fidanzato (e la foto è chiaramente scattata in Australia, sempre che sia vera), quell’altra che vanta un fidanzato che non ha, quello che si fa compatire per essere imbottigliato nel traffico ma dal riflesso negli occhiali si vede che la strada è vuota. Gente che ha tanto bisogno di attenzione, poverini.

#20af: feste, festini e festoni

Se dessero una laurea in base al numero di feste frequentate sarei un veterinario.

Vent’anni fa, secondo la mia agenda il 5 giugno, andavo al festino dei veterinari, in quel di Irchel. Come scritto altrove, feste e festini etnici e di facoltà erano appuntamenti fissi e imperdibili.

Nel frattempo però si stavano diffondendo anche i rave, party giganti con diverse piste dedicati alla musica elettronica. Qualche settimana prima del festino dei veterinari, il 23 maggio, ero salito a Zurigo apposta per l’Evolution. Purtroppo non trovo molte informazioni su internet, è passato troppo tempo e il nome è troppo vago. Gli estremi musicali erano la disco-dance anni Settanta e Ottanta di dj Vitamin S (sarà lui?) e la pista estrema.

Musica dura, industriale, per orecchie e caratteri forti, la dance dei primi anni Novanta. Poi si è addolcita e lo spettacolo e il dj hanno preso il sopravvento sulla musica.

Nella mia agenda continua le note Tel Aurora, che non ricordo assolutamente chi sia.

Inspiegabilmente non vi è traccia del corso di inglese che frequentai per qualche settimana alla Scuola Club Migros di Lugano.

Dalla cantina è riemerso un fascio di carte che puzzano di muffa: sono le mie agende. Ripercorro i miei impegni di vent’anni fa, così nasce #20af

Noi e l’inglese

Editoriale interessante, giovedì, sul Corriere del Ticino, firmato Matteo Airaghi, in cui si affronta la questione dell’inglese. Lingua appiattita dal suo abuso, è in realtà una “colonna portante” della cultura.

Ribadisco la necessità di istituire l’inglese come lingua franca in Svizzera.

La battaglia contro l’invasione degli anglicismi inutili non è dunque soltanto necessaria per tutelare (e ci mancherebbe) l’italiano ma è anche una questione culturale più ampia che può aiutare l’inglese a salvarsi dal peggio di se stesso. Utilizzarlo meno a sproposito e conoscerlo meglio (nelle meravigliose traduzioni ovviamente, ma avete mai provato a leggere Roth o Salinger in versione originale?) rappresenta un traguardo fondamentale che tutti coloro che amano le lingue e la letteratura dovrebbero tenere sempre in considerazione.

Il mondo non è semplice

«ll mondo non è semplice, né dovrebbe esserlo. È intenso perché è complicato. Impariamo a convivere con questo». dice Ralf Dahrendorf.

“Diffidate dei semplificatori che sbarrano porte e finestre: vogliono soffocarci.” aggiunge Beppe Severgnini.

Oggi, su Italians.

Un anno fa: mostra fotografia street foto

Un anno fa partecipavo alla mostra Street foto organizzata nell’ambito dei corsi per adulti dei cantone.

Sotto la guida dell’insegnante ho sperimentato la street photography a Lugano, in dicembre, una sera fredda fredda e una domenica mattina soleggiata. Il risultato, una selezione di nove fotografie esposte, è visibile cliccando sulla locandina qui sotto, insieme a un’immagine delle foto esposte, di cui si poteva liberamente prendere una copia.

Mostra street foto

#20af: ospite

Il mese di maggio del 1998 è stato caratterizzato dal mio essere ospite (a casa mia).

A casa mia. In realtà, a casa di mia madre, dove non avevo mai vissuto realmente (ci eravamo trasferiti dopo che io avevo iniziato gli studi a Zurigo, quindi quella doveva viveva lei non la sentivo – ancora – casa mia).

All’Università della Svizzera italiana, dove assistevo, da clandestino più che da ospite, ad alcuni corsi, per farmi un’idea di cosa avrei trovato a ottobre. L’USI, poi, è diventata la mia casa come studente e come dipendente fino al 2014.

A Zurigo. La città che chiamavo casa, ma dove non avevo più un posto mio. Speravo di riuscire a mantenere viva la mia vita sociale. I miei amici erano a Zurigo. Ho fatto avanti e indietro non so quante volte, tra maggio e luglio del ’98, per partecipare alle solite feste, frequentare la solita gente e i soliti posti, sempre stando da amici. La prima volta da ospite è stata giovedì 7 maggio, in occasione di un festino StuZ. Nei giorni successivi, cene, feste eccetera, fino al rientro a casa di qualcuno sabato notte alle 4.40, dopo una festa. Il giorno dopo, alle dieci e trenta, partenza per il Ticino.

Nel frattempo la vita sociale zurighese si evolveva. Il centro si spostava dagli Zic Zac all’Alpenrock House, una discoteca molto particolare vicino all’aeroporto. So che poi è diventata la meta preferita, ma io l’ho frequentata solo qualche volta. Una volta l’ho sfiorata, e peccato non averla conosciuta. Era una sera di primavera, forse del 1997. Giovedì. Serata allo Zic Zac in centro, poi nessuno con la voglia di rientrare. Si tenta alla Kaufleute, ma arriviamo che sta chiudendo. Ci spostiamo a El Presidente, accanto all’Alpenrock che snobbiamo perché non la non conosceva nessuno, ma ci impediscono di entrare perché una ragazza del gruppo è sotto i 23 anni. Si riprova con la Oxa, celebre discoteca frequentata da ragazzi di origine italiana, ma è in ristrutturazione. E allora torniamo in centro, dopo due ore di macchina, e ci infiliamo al Cube (a 50 m dallo Zic Zac). Paghiamo 15 franchi di entrata alle 3 passate, compriamo da bere e ci rendiamo conto di essere capitati in una festa gay. Poco male, ci siamo divertiti parecchio.

Dalla cantina è riemerso un fascio di carte che puzzano di muffa: sono le mie agende. Ripercorro i miei impegni di vent’anni fa, così nasce #20af

Romanzo: Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood

racconto-dell-ancellaNuova recensione per Gli Amanti dei libri. Questa volta parlo del romanzo Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood.

Una citazione dal libro:

La gonna rossa mi viene tirata su fino alla vita, non più su però. Lì sotto il Comandante sta fottendo. Ciò che sta fottendo è la parte inferiore del mio corpo.

 

Un estratto della mia recensione:

A sconvolgere, in questo romanzo, è la rapidità con cui il cambiamento sociale è avvenuto. Lo viviamo tramite i ricordi di Difred, che ci mostra come il passaggio da una società libera a una società fortemente controllata sia avvenuta in modo graduale ma rapido. Ma soprattutto accettato, come se tutti non aspettassero altro, come se l’essere assegnati a un ruolo predefinito fosse una sorta di liberazione dalle responsabilità individuale delle scelte di vita, delle decisioni da prendere. E questo vale per i mariti, che finalmente trovano legittimazione nel prendersi cura delle mogli, ormai prive di diritti, ma vale anche per le ancelle, per quanto scomodo sia, e per le Zie che educano le ancelle, le Marte che si occupano della casa, per i Custodi e per gli Occhi, e per tutti gli altri.

Peccato, non è morto nessuno

I giornalisti a volte sono gente divertente. Oggi si è tenuta a Lugano un’esercitazione della polizia, con tanto di elicottero e agenti armati che si calavano dall’alto.

Ma, che peccato!, è solo un’esercitazione. Non è morto nessuno. Altrimenti avremmo avuto una notizia.

Corpi speciali in azione – Da un elicottero in volo sopra Palazzo di giustizia a Lugano si calano alcuni uomini armati, ma è un’esercitazione (RSI)

Corpi speciali e un elicottero sui tetti di Lugano – Curiosità e timore per l’intervento di diversi agenti armati sopra palazzo di giustizia e altri edifici della città. Ma era solamente un’esercitazione (Ticinonline)

Forze speciali in azione a Lugano – Si è trattato della simulazione di un assalto a un palazzo dall’alto. Un elicottero ha sorvolato il centro cittadino calando gli agenti in tenuta d’assalto (Giornale del Popolo)

Assalto in centro! Ma è un’esercitazione – Gruppi speciali della Polizia cantonale protagonisti di un’operazione-prova nel cuore della città. In volo anche un elicottero (laRegione)

Differente il Corriere del Ticino: “Grossa esercitazione oggi in centro, dove un elicottero ha sorvolato con insistenza il cielo calando degli agenti – Simulato un assalto dall’alto”.