Bambole

Trovo, in questo interessante articolo sulle bambole (sì, le mie letture spaziano), un inciso davvero interessante:

«La gente è convinta che i bambini siano tutti elettronica dipendenti per un motivo: quell’ora scarsa di tablet concessa il genitore se la tiene stretta per quando esce, va a cena fuori o deve fare la spesa… Le persone vedono in giro questi bimbi con il tablet, ma non sanno che quei momenti sono gli unici della giornata, e ti salvano la vita»

http://www.rivistastudio.com/long-form/bambole-giocattoli-bambine/

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Diventeremo tutti graffette

Nei peggio-meglio film di fantascienza il mondo finisce dominato dalle macchine. Oggi che le macchine possono imparare, questo scenario è ancor più inquietante. Ma non aspettarti il the Matrix, o Skynet o il Master Control Program. L’intelligenza artificiale che divorerà l’universo lo trasformerà in graffette.

È una cosa molto più seria di quanto sembri.

http://www.fantascienza.com/22943/le-graffette-l-universo-e-tutto-quanto

Droga

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Non è la droga che fa un drogato, ma la voglia di scappare dalla realtà. 

Riley Blue, Sense8, S1E6

Un’analisi della scuola italiana

Partendo dalle ripetizioni private, Christian Raimo analizza la situazione scolastica italiana, citando don Milani:

“Ci sono dei professori che fanno ripetizioni a pagamento. Invece di rimuovere gli ostacoli, lavorano a aumentare le differenze. La mattina sono pagati da noi per fare scuola eguale a tutti. La sera prendono denaro dai più ricchi per fare scuola diversa ai signorini. A giugno, a spese nostre, siedono in tribunale e giudicano le differenze. Non è che il babbo di Gianni non sappia che esistono le ripetizioni. È che avete creato un’atmosfera per cui nessuno dice nulla. Sembrate galantuomini”.
Nel 1967 don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi della scuola di Barbiana in Lettera a una professoressa raccontavano una scuola classista che discriminava i figli dei contadini (i Gianni) dai figli dei dottori (i Pierini); a distanza di cinquant’anni esatti l’accusa potrebbe essere identica e resterebbe ugualmente inascoltata.

Christian Raimo, Nell’universo classista delle ripetizioni private, Internazionale

Scrivere, nascondere, scoprire

“Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto”.

Italo Calvino

http://studio83.info/blog/2017/10/la-letteratura-e-linganno-una-presentazione-letteraria-con-studio83/

Il linguaggio è violento

“…il linguaggio è carico di violenza. Noi dobbiamo sempre aver presente che il linguaggio è potenzialmente violento…” (Giuseppe Pontiggia)

http://www.mantellini.it/2017/11/01/handicappato/

Lotte, 0-18

Video ritratti di Lotte, una ragazza olandese, da 0 a 18 anni (6 minuti). Spoiler: fino ai 16 anni non sta zitta un attimo.

Sulla distopia, le tecnologie digitali e gli errori nella scrittura

Luca Pantarotto stronca The Store di Richard Patterson. Nella sua recensione:

  • dice delle cose interessanti sul genere distopico (“Nulla di nuovo, in questo: da sempre le epoche in cui si concentrano i maggiori sconvolgimenti politici o tecnologici hanno costituito il miglior terreno di coltura per la domanda “Dove ci porterà tutto questo?”. Libri, film, serie tv: là fuori si moltiplicano sempre di più i prodotti culturali in grado di fare da campanello d’allarme, avvertendoci che l’orizzonte di quella domanda potrebbe essere, oggi, diverso da quello che si immaginava nelle grandi ucronie novecentesche, ma forse persino più oscuro.“)
  • riflette sull’evoluzione della cultura in un mondo dove si usano sempre più le tecnologie digitali (“Nel mondo mentale di Patterson sembra non esistere alternativa: o sei un consumatore alienato e tecno-dipendente o sei un Amish che vive nel rimpianto di un’età dell’oro pre-digitale. Nessuna terza via. Con noi o contro di noi.”)
  • fa notare, forse inconsapevolmente, un errore piuttosto tipico commesso da autori affermati quando scrivono di fantascienza: la sottovalutano. Il genere fantascientifico, di cui il genere distopico – volente o nolente – fa parte, non è un genere facile (“Sul piano narrativo, The Store ci mostra fino a che punto sia possibile mortificare un genere quando non se ne conoscono a sufficienza i codici. In questo senso, è imperdonabile l’arroganza con cui si ritiene talvolta la distopia un genere “facile”, alimentato da cliché ripetitivi e sorretto da una grammatica elementare, alla portata di tutti. “)
  • Mette in guardia dal rischio che tutta la scrittura venga considerata facile: “Dando alle stampe un romanzo degno del peggior self-publishing, Patterson e DiLallo assestano un ulteriore colpo all’idea fin troppo diffusa che la scrittura sia un mestiere d’improvvisazione, che per scrivere basti, appunto, saper scrivere e che sia superfluo, se non addirittura sconsigliabile (ah, l’ispirazione incontaminata!), padroneggiare a fondo il linguaggio di un genere prima di cimentarvisi.

Luca Pantarotto, Povera e nuda vai, distopia, in Minima&Moraliahttp://www.minimaetmoralia.it/wp/the-store-james-patterson-recensione/, 19 dicembre 2017

La geolocalizzazione fallita

Uno zaino forse rubato, un telefono con la geolocalizzazione attivata, la disperazione, la burocrazia.

Una conclusione: non siamo pronti alle tecnologie.

Le nostre tracce digitali, cioè “i dati e le informazioni che produciamo” usando i servizi online e i telefonini, “non sono per noi, ma a vantaggio di pochi organismi e aziende che li usano per porci nel bel mezzo del più grande esperimento di controllo sociale dell’intera storia dell’umanità”.

E se “impugno un martello interpreto il mondo come una serie di chiodi”.

https://medium.com/@xdxd_vs_xdxd/illusioni-6d48316ac6da

Trans?

Recuperato da Facebook.

La razza è una costruzione sociale? Secondo qualcuno sì perché l’appartenenza a una razza dipende da almeno cinque fattori: “consapevolezza della propria eredità, un pubblico consapevole di questa eredità, la cultura, l’esperienza, e l’autoidentificazione”. I geni, invece, non c’entrano: “il raggruppamento razziale delle persone così come lo intendiamo noi nasconde una mescolanza genetica sorprendente; al punto che oggi sappiamo che possono esistere più variazioni di particelle cromosomiche all’interno di uno stesso gruppo razziale che tra due gruppi diversi”.

Articolo lungo e complesso e molto interessante. Ma per noi che abbiamo letto “L’uomo bicentenario” è tutta roba già vista.

http://www.iltascabile.com/societa/transrazzialismo/

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