Romanzo: I guardiani, di Maurizio De Giovanni

Non ho mai letto nulla di De Giovanni, ma ne ho sentito parlare bene. Mi hanno regalato questo romanzo dicendomi “È una roba alla Asimov”.

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Dunque, romanzo. Prima di tutto, non direi che è un romanzo. È un inizio, una storia molto molto molto aperta. Non si conclude.

Asimov non c’entra nulla, direi più Dan Brown, con una spruzzata di fantascienza, peraltro un po’ vecchio stile per quanto si è visto. Che però non mi convince. Lo stile di De Giovanni, mi dicono, tende a essere criptico. Rivela molto poco. In questo libro, secondo me, troppo poco: non si capisce un gran che, nemmeno leggendo molte pagine. Una volta conclusa, nel complesso l’ho trovata una storia sconclusionata, in cui c’è tanto e ben confuso.

Ma ci sono degli aspetti positivi: i personaggi sono molto ben descritti e hanno decisamente potenziale. La città è praticamente un personaggio, data la sua importanza e la sua personalità. Chissà, forse i seguiti chiariranno degli aspetti che renderanno la storia interessante, ma per ora non ne sono soddisfatto.

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Di tori e ragazze impavide, ovvero: il contesto in semiotica

Quando si parla di segno, di solito si distingue tra significante, cioè la manifestazione fisica del segno, e il significato, cioè il concetto a cui si rimanda.

Esempio classico (de Saussure): la scritta ALBERO e un albero vero e proprio. I segni di inchiostro sul foglio sono il significante, l’albero vero e proprio il significato. (In realtà è un po’ più complicato, ma per ora ci accontentiamo.)

Il significante può essere anche una scritta su schermo, un suono o una statua. Una statua di un toro, per esempio, non è un toro, ma una sua rappresentazione che ci fa venire in mente un toro vero (sulla questione della pipa di Magritte ne ho scritto qui).

Chi associa significante a significato? L’interprete, cioè l’individuo che compone il segno. L’associazione non è sempre univoca o chiara pertanto l’interprete è molto importante.

Ma anche il contesto gioca un ruolo non indifferente.

Nel quartiere newyorkese di Wall Street c’è una statua molto famosa, il Charging Bull.

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Fonte

Esso rappresenta la forza e il potere del popolo americano, secondo Arturo Di Modica, suo scultore. Ma per qualcuno è diventato anche il simbolo di Wall Street, della sua potenza e della sua arroganza.

Significante, significato, interprete.

La sera del 7 marzo 2017 un’altra statua è stata posata a Wall Street, proprio di fronte al Charging Bull. È una statua molto più piccola che rappresenta una ragazza in posa da Peter Pan (detta anche power pose): la Fearless Girl.

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Fonte

L’effetto della Fearless Girl sul Charging Bull è devastante:

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Fonte

Come nota Greg Fallis, la Fearless Girl si appropria della forza e della potenza del Charging Bull, gliela sottrae e la fa propria. Diventa difficile vedere il Charging Bull in modo positivo, come simbolo della potenza o della forza. Diventa una minaccia aggressiva nei confronti di donne e ragazze, diventa un simbolo dell’oppressione patriarcale.

Allo stesso modo, la Fearless Girl in un altro posto sarebbe semplicemente la statua di una ragazza molto sicura di sé (una “Really Confident Girl”).

L’interprete associa un significato a un significante basandosi anche sul contesto, su ciò che vede intorno.

C’è poi un interessante questione legata all’origine della Fearless Girl: essa è stata commissionata da un fondo di investimenti molto ricco (SSGA) e realizzata da un’agenzia pubblicitaria molto famosa (McCann) per promuovere il potere delle donne nella leadership. In effetti, la targa posata ai suoi piedi dice: “Know the power of women in leadership. SHE makes a difference”. Ma qui SHE è (anche) il simbolo NASDAQ per il “Gender Diversity Index”. Una banale operazione di marketing che ha fatto imbestialire Di Modica.

Ma non solo lui: secondo Jillian Steinhauer (in un articolo intitolato The Sculpture of a “Fearless Girl” on Wall Street Is Fake Corporate Feminism) sembra che le aziende coinvolte non siano esempi di ciò che predicano. McCann ha tre donne su undici membri del leadership team, SSGA cinque donne su ventotto.

 

Fonti:

Greg Fallis, seriously, the guy has a pointhttps://gregfallis.com/2017/04/14/seriously-the-guy-has-a-point/, consultato il 17 aprile 2017

Jillian Steinhauer, The Sculpture of a “Fearless Girl” on Wall Street Is Fake Corporate Feminismhttps://hyperallergic.com/364474/the-sculpture-of-a-fearless-girl-on-wall-street-is-fake-corporate-feminism/, consultato il 17 aprile 2017

Romanzo: La terza memoria, di Maico Morellini

cover-193x300Alla fine mi è piaciuto. No, ben prima che “alla fine”. Ma ho fatto fatica ad appassionarmi a questo romanzo. Fin dalle prime pagine ci troviamo accompagnati da numerosi personaggi che vagano in un Italia post-apocalittica che in parte riconosco e in parte no, e non capisco se è un problema. I personaggi sono impegnati in attività misteriose che richiedono strumenti sconosciuti. Ho fatto fatica a capire molte cose e non ricordavo perché La terza memoria, di Maico Morellini, mi aveva intrigato tanto da saltare parecchi volumi in coda di lettura.

Mi interessava leggerlo perché parla di un mondo dove la scrittura e la lettura sono proibite. Al di là di pochi eletti, nessuno può o sa leggere o scrivere. La ragione la si scopre presto: la scrittura dà un potere enorme sulle cose. Scrivere, nel modo giusto, significa governare la fisica e la chimica. Quindi, visto che mi occupo di comunicazione, voleva saperne di più.

Da questo punto di vista il romanzo mi ha deluso: non potrò usarlo a lezione perché il tema della scrittura è importante, ma non è trattato in modo realistico. Che va benissimo, in un romanzo. Meno a scuola.

Anche se ho fatto fatica, anche se non è proprio il mio genere (qui siamo in un mondo simil-medievale più fantasy che fantascienza), mi sono appassionato e mi è piaciuto. Ammiro la fantasia e la precisione dell’autore nel costruire un mondo estremamente complesso e nel proporci tanti personaggi che agiscono indipendentemente, costringendoci a seguire diverse vicende in parallelo. Il risvolto negativo è che è difficile appassionarsi a uno di loro, perché sono tanti e perché l’attenzione è ben distribuita tra tutti.

Urania fa bene a proporre romanzi italiani di questo livello. Trovarne!

Maico Morellini, La terza memoria, 2016, Urania 1630, Mondadori, Milano

Robot 78

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Qualche breve commento alla parte narrativa dell’ultimo numero di Robot letto, il 78 (estate 2016).

Nostra Signora della Strada, di Sarah Pinsker. Qui si parla di viaggiare, di musica, di ribellione. Un racconto lungo interessante, lontano dai nostri ambienti e che ricorda un po’ Revival di Stephen King per le ambientazioni. Una fantascienza piuttosto sociale.

I corridori, di Lorenzo Crescentini. Fantascienza più dura e pura, con creature, salti temporali e una buona dose di suspence e azione.

Vedi la mia gente ò che non può morire, di Domenico Gallo. Un racconto che affonda le sue radici nel clima della resistenza e della lotta sociale. Poca fantascienza, appena accennata, con aspetti umani molto interessanti.

Le piantagioni, di Luigi Calisi. Ambientazione africana, temi d’attualità come la coltivazione e la globalizzazione. Una riflessione sull’innovazione tecnologica come strumento di controllo o di progresso.

Un pomeriggio sul pianeta Terra, di Susanna Raule. Il mio preferito di questo numero. Fantascienza e Sherlock Holmes insieme a molto humor. Divertente, interessante per la visione offerta. Chissà che ne pensano i tanti appassionati di Holmes.

Perché ho toccato il cielo, di Mike Resnick. Un’altra ambientazione simil-africana, di nuovo i temi della ribellione e dell’innovazione tecnologica. In apparenza poco fantascientifico, questo racconto, un po’ scontato in alcuni aspetti, mostra la reazione delle persone al progresso.

Silvio Sosio (a cura di), Robot 78, 2017, Delos Books, Milano

Romanzo: Fore Morra, di Diego Di Dio

9788866883265_largeAzione, azione, azione.

Un romanzo denso di azione che non ti lascia staccare gli occhi dalle pagine nemmeno per un istante. Una sequenza di eventi e di colpi di scena impressionante.

I due piani temporali principali (il presente di Alisa e il suo passato) si alternano freneticamente e ci svelano la storia terribile ma di speranza di una killer professionista e i suoi retroscena.

Napoli, la camorra, le gang di spacciatori, le vite ai margini della società. Tutte cose che non mi hanno mai appassionato un gran che. Ma in questo romanzo sono dosate al punto giusto e realistiche quel tanto che basta a non renderle forzate. La camorra come sfondo, non come protagonista. Come ambiente in cui raccontare la storia di alcuni personaggi, le cui caratteristiche emergono non grazie a sofisticate – e noiose – descrizioni, ma grazie alle cose che fanno, alle azioni che compiono, alle reazioni che hanno di fronte a eventi e situazioni difficili.

L’abilità dell’autore, una delle sue abilità, è quella di portarci a conoscere profondamente i suoi personaggi senza quasi mai parlare di essi. Semplicemente mostrandoceli in azione.

Difetti? Sarà che forse ho un po’ di esperienza di thriller letti o visti, ma sono riuscito ad anticipare durante la lettura gran parte dei colpi di scena. O perlomeno mi ero fatto qualche ipotesi. Ma questo non toglie nulla alla potenza della narrazione, che porge i suoi punti di svolta sempre al momento giusto e calibrati nel modo giusto. Sul modo di scrivere posso dire che, in generale, la lingua della narrazione è ricca di espressioni regionali, ma non è un difetto perché il romanzo è in prima persona quindi è una ricchezza (ma ammetto che ogni tanto ho fatto fatica a capire le parti in napoletano). Ciononostante, la lingua della narratrice è un filo troppo elaborata per essere quella di una ragazza cresciuta ai margini della società e che per di più non ama la scrittura. Tuttavia la narrazione, pur al presente, potrebbe essere stata scritta da una Alisa più anziana, più matura, che forse ha imparato da Buba il piacere della lettura e si è acculturata.

Diego Di Dio, Fore Morra, 2017, Fanucci, Roma

Racconto lungo: Rigenerazione, di Giampietro Stocco

9788825400793-rigenerazioneAppena uscito in ebook nella collana Futuro Presente, Rigenerazione di Giampiero Stocco ci porta dritti a chiederci che cosa è umano e che cosa no.

Nel suo racconto lungo, Stocco parla di un controllo molto avanzato della vita biologica. L’uomo è in grado di usare i cadaveri e di trasformarli in “cosi” che possano servire alla società. Ma quanto rimane di umano in quei “cosi”? Lo scoprirà Leda attraverso un viaggio attraverso la società sconosciuta dei “cosi”.

Con il suo racconto, Stocco ci parla di umanità, ma anche di schiavitù e immigrazione. Un testo breve, che accenna alcuni temi importanti. Un assaggio poetico di riflessioni che potrebbero meritare, in altri luoghi e contesti, più approfondimento.

Giampietro Stocco, Rigenerazione, 2017, Delos Digital, Milano

Romanzo: Qualcosa, là fuori, di Bruno Arpaia

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Proseguono le mie letture distopiche e scopro che diversi autori italiani se ne sono occupati. Autori spesso fuori dal genere fantascienza. E infatti anche nelle presentazioni di Qualcosa, là fuori di Bruno Arpaia è dura trovare la parola fantascienza. Cosa che di fatto è, e pure di quella buona.

La storia procede in parallelo: in un futuro prossimo osserviamo il disfacimento della società attraverso gli occhi di un giovane Livio, giovane ricercatore, marito e padre; in un futuro un po’ più remoto, è un vecchio Livio che ci guida in un mondo ormai devastato.

In questo romanzo non ci sono cataclismi, invasioni aliene, esplosioni nucleari, epidemie di vampirismo o zombismo. Il mondo cambia gradualmente, ma rapidamente, per via del riscaldamento globale.

Arpaia descrive i cambiamenti climatici con un rigore scientifico esemplare, quasi troppo per un romanzo.

Il pianeta si riscalda, le zone desertiche si spostano, così come quelle temperate. L’impatto sociale è devastante, le nazioni che oggi consideriamo ricche vanno in rovina perché non hanno più le risorse elementari (acqua, agricoltura, allevamento) e si disgregano.Tutto questo Arpaia ce lo racconta attraverso due storie: quella del Livio giovane e quella del Livio vecchio, entrambi impegnati a gestire relazioni con altre persone.

 

È questo il futuro che ci attende? Quello del contrappasso, dove saremo noi a mendicare ospitalità a chi sta meglio di noi?

Meno poetico de La strada, meno intimo de Le cose semplici, meno avventuroso dei romanzi di Maberry, Arpaia disegna con sensibilità il suo affresco del presente, peraltro non troppo originale, attraverso la forza di questo romanzo, cioè un’ipotesi del futuro molto realistica somministrata attraverso un’ottima narrazione.

Resta una domanda a cui non ho trovato una risposta (forse mi sono distratto): perché le guide sono tutte donne?

Bruno Arpaia, Qualcosa, là fuori, 2016, Guanda, Milano

Film: Arrival

mv5bmtexmzu0odcxndheqtjeqwpwz15bbwu4mde1oti4mzay-_v1_sy1000_cr006401000_al_Trovo piuttosto divertente leggere le recensioni di un bel film di fantascienza: in genere chi le scrive si stupisce che oltre a essere un bel film di fantascienza è anche un bel film.

E questo Arrival è in effetti entrambe le cose. Un bel film che piace agli appassionati del genere e a coloro che di solito non amano la fantascienza.

Nel film, la linguista Louise Banks, il fisico Ian Donnelly e il colonnello Weber sono confrontati con alieni appena giunti sulla Terra. La loro sfida è riuscire a comunicare per capirne le intenzioni.

Tratto da La storia della tua vita, di Ted Chiang, ne ripercorre piuttosto fedelmente la trama e ne ripropone le innovazioni: la scrittura e la comunicazione degli alieni, l’influenza che questa ha sulla mente.

Il film rende visivamente alla perfezione le immagini suggerite dal romanzo. La fotografia semplice ed essenziale riproduce lo stile della scrittura di Chiang.

Mi ha emozionato quasi quanto Incontri ravvicinati del terzo tipo e E.T. (fatta la tara per l’età, la mia età). La sua qualità più grande è farci intuire l’enorme diversità che potremmo avere con una razza aliena.

 

 

Arrival, di Denis Villeneuve, con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker.

Serial, Afterlands, di Davide De Boni

Il sito delos.digital le definisce serial, anche se mantiene qui e là il nome tecnico di collana. In sostanza, sono serie scritte e vengono strutturate, come le serie tv, in stagioni e puntate. Ne esistono diverse, di vari generi, ognuna scritta da autori diversi oppure dallo stesso autore. Ogni puntata è un romanzo breve (80-100 pagine circa), e vengono tutte pubblicate in ebook.
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Il serial di cui parlo si chiama Afterlands, è scritto da Davide De Boni, e ne è da poco è terminata la prima stagione composta da sei romanzi brevi usciti a distanza di un paio di settimane uno dall’altro. Ora sono tutti disponibili e vanno letti  assolutamente nell’ordine in cui sono stati pubblicati.

È ambientata tra diversi secoli in un medioevo post antibiotico. La civiltà è regredita e la gente vive in comunità piuttosto isolate tra loro. Le medicine, gli antibiotici in particolare, non esistono più perché erano diventati inefficaci e dannosi. Il protagonista vive su di un’enorme nave città che si muove sul terreno attraversando regioni inospitali, ma presto dovrà abbandonarla e affrontare i pericoli che incontrerà a terra. Durante la lunga strada verso Somnica, città in cui spera di scoprire qualcosa sul suo passato, incontrerà amici e nemici.

Il serial è appassionante e ben scritto, ricco di elementi che tengono alta la tensione e invogliano a proseguirne la lettura. È votato soprattutto all’intrattenimento e alla conoscenza dei personaggi. De Boni è molto abile nello svelarci le loro caratteristiche attraverso l’azione.

Alcuni spunti interessanti – le navi-città o la stessa questione degli antibiotici – a volte sembrano trascurati, mentre la trama si concentra sull’azione, sulla gente e sulla crescita interiore del protagonista. Ma quella conclusa è solo la prima stagione.

Davide De Boni, Afterlands, Delos Digital

Romanzo, Anna, di Niccolò Ammaniti

Di Niccolò Ammaniti ho letto solo Fango, una raccolta di racconti, tra cui l’unico di cui conservo vaghi ricordi: L’ultimo capodanno dell’umanità (di cui esiste un film che non ho visto). 978880622775medNon è un buon segno. Quell’aria di decadenza trash alla Delikatessen non mi aveva entusiasmato.

Ero scettico su Anna, ma l’ho comprato perché ne ho letto bene e perché desidero leggere buona fantascienza italiana.

Mi è piaciuto. Probabilmente è vero che di originale c’è poco: tanto di ciò che è presente nel romanzo si è letto e visto altrove, e non da ieri. Ciò che ho apprezzato è lo stile (vedi sotto) e la capacità di Ammaniti di rendere il punto di vista di Anna. Ingenua nelle sue descrizioni della terribile desolazione che vede e nel raccontare una società in cui solo una ragazzina può vedere una  speranza.

Un esempio: a pagina 40 seguiamo Anna nella sua casa, al buio, con una torcia. Il fratello scotta e lei cerca il quaderno, lasciato dalla madre, dove potrebbe trovare il modo di curarlo. Per una ventina di righe la vediamo aggirarsi per la casa (“Il fascio di luce illuminò un tappeto a scacchi colorati e una scrivania impolverata…” cose così). Poi di botto: “Sulla sopraccoperta rossa e blu c’era uno scheletro con le braccia incrociate”. La naturalezza di questa narrazione ci prende a schiaffi perché, da adulti, noi ci rendiamo conto e capiamo che Anna no, non se ne rende conto. Non del tutto.

Lo stile di Ammaniti, in questo romanzo, è asciutto, secco, rapido. Le cose succedono, una dopo l’altra, senza tregua, senza tempi morti. Il lettore si trova nella situazione di Anna, spaesato, con poche informazioni per  pensare e prendere decisioni vitali.

Però ci sono i flashback. Ci ho messo un po’ per capirne l’utilità. Sono brevi divagazioni che sembrano avere poco a che fare con la storia. Non la mandano avanti, la fermano. E forse è questo il loro senso: dare al lettore il tempo di riflettere un momento e abituarsi a quanto ha appena letto. Non è importante tanto il cosa dicono, ma la pausa che ti fanno fare.

Se proprio devo trovare un difetto a questo romanzo direi che è la mancanza di sesso. Non capisco perché manca il sesso. Stiamo parlando di bambini e ragazzini, ma grandi 13-14 anni. In realtà, vediamo Anna iniziare a percepire un sentimento, una passione. In un mondo come quello descritto da Ammaniti mi sarei aspettato di trovare qualche gruppo di ragazzini che pensano e fanno solo sesso. Un accenno alla violenza. E qualche ragazzina incinta.

Niccolò Ammaniti, Anna, 2015, Einaudi, Torino

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