Racconto: La padella

La padella è il titolo di un racconto che ho scritto qualche anno fa, di cui vado molto fiero. Parla dell’amore attraverso un videogioco. Esce in questi giorni nell’antologia Il mondo così com’è, pubblicata da Edizioni Scudo, piccola casa editrice che normalmente si occupa di fantascienza, fantasy e fantastico. Il suo curatore, Giorgio Sangiorgi, ha voluto sperimentare una raccolta non di genere tramite un appello a cui ho risposto volentieri. 

In poco tempo e con grande professionalità ha confezionato questo bel volume, in cui sono onorato di apparire insieme a: Marco Bertoli, Tea C. Blanc, Paolo Durando, Davide Formenti, Franca Marsala, Luigi Milani, Stefano Morini, Luca Nisi, Luca Oleastri, Marco Orlandi, Simone Orlandi, Antonio Piras, Giorgio Sangiorgi, Paolo Secondini, Luigi Valerio.

Il libro è disponibile in forma cartacea o ebook su Amazon: AA VV, Il mondo così com’è, Edizioni Scudo: https://www.amazon.it/dp/B0BRJ2DSBR

Il sito della casa editrice Edizioni Scudo: https://innovari.wixsite.com/edizioniscudo

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Romanzo: Mya di Mondo9, di Dario Tonani

Dario Tonani ci riporta su Mondo9, già meta delle nostre visite grazie a racconti, antologie e romanzi.

Mya di Mondo9, figlia di Naila, è una bambina, poi una ragazzina, infine una donna. Cresciuta in uno pneumosnodo, ha vagato per anni tra le dune prima di imbarcarsi sulla Madrigale, affollata da ragazzini che si guadagnano da vivere esibendosi nei porti. 

Sullo sfondo del romanzo, la Corsa dei Dodic’Anni è una competizione durissima, la cui conclusione è solo il preludio a eventi ancor più epici. 

La scrittura di Tonani è al tempo stesso densa e avara. Poche frasi, poche parole descrivono i personaggi e gli eventi, ma soprattutto, l’ambiente in cui si svolge l’azione. Al contempo, durante la lettura ci si rende conto che ciò che vediamo sono episodi, frammenti di una realtà più ampia. Il non detto è tanto e apre nuovi interrogativi, nuove prospettive, nuovi percorsi che forse un giorno percorreremo. E infatti, nonostante io abbia letto centinaia di pagine su Mondo9 (e ne abbia anche scritto una), ancora non posso dire di conoscere questo pianeta. 

Come negli scritti precedenti, Mondo9 offre richiami a varie opere e unisce le storie piratesche a quelle di Mad Max (ma meglio di Waterworld). Rispetto alle altre storie, e soprattutto rispetto a Naila, dove ci si concentrava su nave e comandante, in Mya ho la sensazione che si percepisca di più il pianeta nella sua interezza, con la sua popolazione impegnata in una continua lotta per la sopravvivenza. In più, scopriamo degli elementi mai intuiti, uno su tutti il Mondo di Sotto, un luogo quasi onirico, che sembra appartenere a un’altra dimensione. 

Dario Tonani, Mya di Mondo9, Urania, Mondadori, 2022. 

Romanzo: Outlier, di Luca Botturi

Outlier, romanzo d’esordio di Luca Botturi, viene annunciato come primo di una trilogia. È un romanzo di fantascienza, anche se, come spesso accade con gli editori non di genere, questa parola non viene usata. Sembra quasi che faccia paura, che evochi soltanto omini verdi, raggi laser e astronavi. Insomma, roba da bambini.

E invece Outlier dimostra di essere buona fantascienza, quella che ti fa riflettere, quella che, come lessi anni fa su di un blog, è “allenamento per il cervello di chi la legge, a considerare una varietà di opzioni e possibilità”.

È, tra l’altro, un genere difficile da scrivere perché impone coerenza e abilità nell’illustrare gli elementi fantascientifici senza scadere nello spiegone. 

Nonostante questo e nonostante si tratti del suo primo romanzo, Botturi dimostra di saper trattare il genere con perizia. 

L’ambientazione fantascientifica dipinta in Outlier ci mostra un mondo dove l’evoluzione tecnologica ha modificato la struttura sociale in modo importante. Luogo principale del romanzo è l’Urbe, una grande città di cui si accenna una suddivisione tra il sopra, luminoso e ricco di verde, e il sotto, dove stanno i sistemi vitali per la città e dove la gente va a divertirsi. Poco si sa su cosa c’è fuori dall’Urbe. 

Andres, il giovane protagonista, è appena stato assunto al DBS, il Dipartimento del Benessere Sociali, il cui motto è “Ognuno abbia ciò che desidera, e desideri ciò che ha”. Un motto meraviglioso e inquietante. Meraviglioso nella prima parte: che ognuno abbia ciò che desidera; inquietante nella seconda: ognuno desideri ciò che ha.

Il DBS si occupa di gestire le persone che escono dai trend (gli outlier) e di identificare i nuovi trend, in modo che nulla costituisca una minaccia per la società. È un tema che vanta riferimenti importanti, trattato qui in modo insolitamente scientifico.

Il mondo di Outlier è ricco di tecnologia: retinavisori, impianti cocleari, connessione permanente, skintag, personalizzazioni degli scenari. Tutte tecnologie nemmeno troppo fantascientifiche, solo leggermente migliori di quelle a disposizione oggi. Ma la loro diffusione capillare ha permesso di riversare i flussi di dati individuali in un enorme database. Big data, di cui si parla già da un po’, che permettono previsioni sul futuro da parte del DBS, che studia i trend, identifica gli outlier e decide come gestirli.

Andres, dopo un periodo di studio lontano dall’Urbe, affronterà i primi giorni di lavoro con entusiasmo, dividendosi tra le attività professionali, il ricongiungimento con suo padre e l’incontro con Mara, una vecchia fiamma.

Nel periodo narrato nel romanzo Andres scoprirà molte cose sull’Urbe e sul funzionamento della società, cose che non sapeva e di cui generalmente non si parla. A guidarlo saranno tre persone: Bintah, la sua dirigente e interprete della visione istituzionale; Mara, affermata artista, ex compagna di classe di cui era innamorato; e Caesar, il misterioso uomo delle pulizie del DBS, che più di tutti avrà il ruolo di mentore. 

Botturi costruisce un mondo ricco, pieno di spunti narrativi, in cui Andres si muove in un percorso che lo porterà lontano da dove è partito, sia geograficamente sia psicologicamente. Dopo questa lettura, sarà interessante scoprire quali filoni e quali personaggi Botturi vorrà approfondire nei seguiti della trilogia dell’Urbe.

Luca Botturi, Outlier, Bolis Edizioni, 2022

Möbius 2022, qualche riflessione

Ieri pomeriggio ho assistito alle conferenze organizzate nell’ambito del Premio Möbius 2022, dedicato al multimediale e più in generale alla cultura digitale. 

Sono stati affrontati tre temi, tra loro intersecati, nelle tre conferenze: fake news, metaverso e discorsi d’odio. Di seguito qualche appunto disordinato e le mie riflessioni. 

La sfida globale delle fake news

  • Gino Roncaglia, professore universitario. Introduzione e moderazione; 
  • Gilles Marchand, direttore SSR. Il servizio pubblico di fronte alle fake news; 
  • Annamaria Testa, pubblicitaria. Guadagnare con i dati e le fake news;  
  • Nicla Borioli Pozzolini, professoressa SUPSI. È ancora possibile ritrovare un’etica della verità?

Si è parlato di economia dell’attenzione. Testa sottolinea che l’attenzione è una risorsa scarsa che le aziende cercano di conquistare tenendoci sui social. Il problema è che se mettiamo tanta attenzione nei social, dobbiamo toglierla da altre attività, compreso lo stare con gli amici o la famiglia, con la lettura o la produzione creativa amatoriale. 

Testa ha perfettamente ragione: i social sono lì, sempre accessibili e sempre popolati, perché qualcuno lo trovo a qualsiasi ora. E io ho paura di mancare, di perdermi qualcosa che succede. Un tempo non era così: il tempo con gli amici era circoscritto ai momenti in cui gli amici li vedevo, ora non più, ora devo esserci sempre per contribuire a costruire la mia identità sociale. Bisognerebbe imporre degli orari dove si può accedere e orari dove non si può. Forzare i ragazzi a fare altro. 

Si è parlato anche di formazione e di quanto sia importante nel combattere le fake news. Insieme a algoritmi e regolamentazione, ma la formazione è la base. 

Bene, da insegnante mi fa piacere. Ma in concreto, cosa vuol dire? 

La scuola dovrebbe insegnare qualcosa di particolare? Credo di no: la scuola ha già come scopo quello di formare cittadini responsabili, consapevoli e informati. Quindi gli insegnamenti tradizionali vanno decisamente in questa direzione. 

Le dimensioni del digitale sono relativamente nuove e non vengono trascurate dal mondo della scuola. Le riforme imminenti del settore liceale e di quello professionale introducono competenze trasversali legate alla digitalità e competenze specifiche legate alla digitalizzazione. Quindi forse il modo migliore per armare i giovani contro le fake news è permettere alla scuola di fare la scuola, dandole le risorse necessarie per riflettere, per innovare e per implementare l’innovazione. 

Metaversi, una rivoluzione?

  • Luca De Biase, giornalista. Introduzione e moderazione; 
  • Gabriele Balbi, professore associato USI, Il metaverso è la prossima rivoluzione?
  • Derrick de Kerckhove, sociologo e psicotecnologo. La metacity è più appassionante del metaverso; 
  • Gualtiero Carraro, imprenditore. Che cos’è il metaverso. Lo stato dell’arte dei metaversi

Io credo che gli imprenditori, anche quelli più lungimiranti, spesso non la vedano giusta. Il successo è sovente dovuto al caso (vedi Google, vedi Zuckerberg). Non solo, chiaro, poi lo devi saper sfruttare. Comunque: è stata mostrata un’immagine, la copertina di una rivista importante che, nel 1995, ritraeva Bill Gates parlava di internet. Mi è sembrato in realtà un urlo disperato di uno che non aveva minimamente considerato la rete e pensava di poter produrre tutta roba proprietaria. Credo che l’unica ragione per cui la Microsoft sia sopravvissuta è grazie al fatto che aveva regalato il software ai pirati. Poi le cose sono cambiate, ma ha rischiato grosso.  

Un altro esempio: la pandemia. Alcuni imprenditori e osservatori vedono l’esperienza della pandemia come uno sdoganamento dell’uso delle tecnologie digitali. Ma bisogna considerare che tante persone non ne possono più, c’è stato un sovraccarico e dobbiamo considerarlo. 

Per quanto siano stati dati diversi spunti interessanti, mi sembra che molte riflessioni sul metaverso siano stagnanti. Sarà perché ho letto Neuromante nei primi anni Novanta, quando ho iniziato a frequentare la rete, in gruppi di discussione sulla rete stessa e sulla fantascienza. Lì c’era già quasi tutto. C’era già il metaverso. Era molto limitato, non grafico, ma esisteva. I forum, i gruppi di discussione, le mailing list che esistono da decenni non sono una realtà virtuale? Mi presento con un avatar molto elementare, ristretto a poche righe di presentazione e ai testi che dico, che definiscono il mio essere. Puro essere, senza apparenza (come l’anima). 

Oggi ho possibilità più sofisticate, ma il punto è presentarsi in un modo diverso da come sono, mettendo in evidenza alcune parti e altre no (come faccio nei cv e in generale con tutte le maschere che indosso in società), o addirittura mentendo. 

Quindi non ha senso replicare la realtà perché non è ciò che si vuole. In rete si vuole decidere come apparire, spesso cambiando a seconda del contesto. 

I discorsi d’odio

  • Stefano Vassere, direttore SBT. Destini e derive della comunicazione digitale, moderazione; 
  • Luca De Biase, giornalista. Ecologia dell’odio: il rapporto di Reimagine Europa per la Commissione antidiscriminazioni del Senato della Repubblica Italiana; 
  • Lorenza Ambrisi, linguista e docente liceale. La lingua dell’odio; 
  • Claudia Bianchi, professoressa universitaria. Il lato oscuro del linguaggio; 
  • Bertil Cottier, professore emerito USI. Iniziative di lotta ai discorsi d’odio: dall’Europa alla Svizzera. 

Grande risalto all’anonimato in rete. Abolirlo per prevenire i discorsi d’odio grazie alla punizione dei colpevoli? Però, fa notare Ambrisi, l’hater è orgoglioso di esserlo, si presenta con nome e cognome. Piuttosto, suggerisce, bisogna far capire ai ragazzi che le parole feriscono. Io credo che i ragazzi lo sappiano, ma fanno fatica a evitarlo, si trovano invischiati in dinamiche, purtroppo legittimate dagli adulti, e fanno come vedono fare.  

Mi è sembrato di capire che per Cottier sarebbe utile proibire l’anonimato, però è anti-costituzionale in molte nazioni. Bianchi ha replicato dicendo che non servirebbe a niente, come ha detto Ambrisi, aggiungendo che molta gente non si rende conto o non gli importa di non essere anonima. 

Io aggiungerei che l’anonimato è necessario per potersi esprimere liberamente su temi delicati, come le posizioni politiche, questioni etiche, l’orientamento sessuale. Forum di persone affette da disturbi patologici funzionano perché si può parlare in forma anonima. Funzionano meglio che di persona. 

Romanzo: Ultimo sangue, di Diego Di Dio

Tornano Alisa e Buba, già incontrati in Fore Morra, di cui parlai quando uscì:

In Ultimo sangue troviamo lo stesso stile: rapido, preciso, adeguato a un romanzo d’azione come questo, ricco di colpi di scena. Troviamo anche gli stessi temi generali: guerre di camorra, spacciatori e malavitosi. Ma in Ultimo sangue Alisa è più grande, più matura, le sue riflessioni non sono più quelle di una ragazzina cresciuta troppo in fretta che si è appena affacciata alla vita adulta. Sono quelle di una donna matura e profonda, anche se all’anagrafe è ancora abbastanza giovane. Una donna riflessiva, come testimonia il suo soffermarsi su alcuni pensieri che tornano e ritornano. 

Ho trovato la struttura della storia più complessa rispetto al romanzo precedente. Se in Fore Morra le storie erano due, presente e passato di Alisa, qui troviamo frammenti di altre storie, di altri personaggi, che piano piano si incastrano nella vicenda principale, quella di Alisa e Buba e della loro missione. 

Diego Di Dio, Ultimo sangue, La Corte Editore, Torino, 2022

Romanzo: Sirene, di Laura Pugno

Non ricordo come sono arrivato a questo romanzo, pubblicato nel 2007 e ripubblicato più recentemente. 

Il genere è fantascienza, sottogenere distopia, con una buona dose di cyberpunk anni novanta. 

I temi attuali erano e sono attuali: cambiamenti climatici, epidemie, criminalità organizzata, deriva dei costumi. 

L’umanità vive sott’acqua, dominano le multinazionali del crimine, soprattutto asiatiche, si muore per colpa del sole, ma i ricchi si interessano alle sirene, creature non umane che possono essere un valido intrattenimento sessuale. 

L’antieroe protagonista dà vita, senza volerlo, a una nuova razza, che forse rappresenta il futuro. 

Laura Pugno, Sirene, Universale Economica Feltrinelli, Marsilio, 2022

Romanzo: Le perfezioni, di Vincenzo Latronico

Dalla recensione de Il profilo dell’altra, di Irene Graziosi, sono arrivato alla recensione de Le perfezioni, romanzo di Vincenzo Latronico, sempre di Davide Coppo e sempre su RivistaStudio

Le perfezioni è la storia di una coppia apparentemente perfetta. Anna e Tom vivono a Berlino, lavorano nel mondo digitale, sono alla moda, vivono alla moda, sono progressisti, e incredibilmente vanno sempre d’accordo. Hanno tra i venti e i trent’anni e hanno trovato la felicità e il loro posto nel mondo. O forse sono ancora alla ricerca della loro realizzazione. 

Leggere questo romanzo mi ha messo una certa tristezza, o meglio, un po’ di nostalgia. Ho quasi il doppio degli anni dei protagonisti e mi sono chiesto se ho sfruttato tutte le possibilità che la vita mi ha dato venticinque anni fa. Possibilità di partire, di fare esperienze, di lavorare nella frontiera culturale del momento (oggi i social, gli influencer, i content creator, allora c’era altro). (Ecco partire, ma oggi è davvero partire, quando in realtà sei in costante collegamento audio-video-testo con casa?) Le ho sfruttate, le mie opportunità? Forse sì, forse no, forse un po’ di rimpianto è inevitabile perché tutto non si può fare. 

Torniamo al romanzo. Che più che un romanzo sembra un saggio, uno studio, un testo descrittivo. Questa è una cosa molto interessante: Latronico se ne sbatte della “regola“ show don’t tell, che impone agli autori di mostrare le cose, di farle vivere al lettore (non dirmi che profumo ha il mare, fammelo sentire). Ecco, lui della regola sembra dire chissene: ti racconta soltanto, te lo descrive, ma non c’è un dialogo che sia uno, niente, Latronico è un entomologo che annota sul suo quaderno di laboratorio la vita dei suoi oggetti di studio, Anna e Tom. In questo modo non ti permette di avvicinarti ai personaggi. Sai tutto di loro ma hai sempre la sensazione di non conoscerli, come quelle persone di cui senti  parlare ma non hai mai incontrato, di cui non hai mai sentito la voce o con cui non hai mai scambiato uno sguardo. 

L’autore, e così il lettore, pur vedendo tutto, è uno spettatore lontano dalla scena. 

Vincenzo Latronico, Le perfezioni, Bompiani, Milano, 2022

Romanzo: Il profilo dell’altra, di Irene Graziosi

Sono partito da questa recensione: I nostri profili peggiori, di Davide Coppo, pubblicato su RivistaStudio, dove Il profilo dell’altra viene descritto come “un raro caso di un romanzo che riesce a mostrare vizi, bizzarrie e assurdità del mondo degli influencer e dell’attivismo sui social“. 

Coppo riporta una scena, quella in cui una ragazzina spiega cos’è un call out (“quando qualcuno sui social denuncia un tuo gesto non etico”) e la identifica come riassunto“di tutto quello che sono, oggi, i social network e la fama che producono”. 

Mi ha incuriosito per il tema e per il fatto che Coppo lo ritiene un libro ”estremamente contemporaneo“ (lo scrive in corsivo pure lui). E infatti, temi ecologici e di comunicazione online sono contorno ma anche elementi importanti della trama, ben inseriti nella relazione tra i due personaggi principali, Maia e Gloria. 

Non è un libro sugli influencer, è un libro in cui gli influencer e tutto il loro mondo si inseriscono con naturalezza nella storia, che riguarda il percorso che Maia e Gloria affrontano da sole e insieme. Per questo secondo me è valido e importante: ci insegna a integrare quelle che per noi più maturi sono novità in storie tutto sommato comuni. 

Irene Graziosi, Il profilo dell’altra, edizioni e/o, Roma, 2022

Romanzo: 2119. La disfatta dei sapIens, di Sabina Guzzanti

Non so cosa mi aspettassi quando l’ho comprato, d’impulso, in libreria dove ero andato per altro. 

Un nome noto, una comica (che non mi piace molto), un’autrice di teatro, un personaggio da cui non ti aspetti fantascienza. Forse è questo che mi ha attirato. 

Iniziamo dalla fantascienza. Banale, poco originale, troppo esplicitamente politica a tutti i costi, anche dove non c’entra, anche dove sarebbe meglio lasciare più all’intuizione del lettore. La trama a volte scorre, a volte no, alcuni passaggi sono forzati, alcuni personaggi si comportano in modo illogico senza motivo. L’aspetto tecnologico è imbarazzante: un database rotto? Un sito con un segnale debole che non raggiunge tutti, manco fosse una stazione radio? Terminologia messa lì per far scena. 

Alla fine si arriva alla pace nel mondo, tutti d’accordo, tutti buoni, non c’è più traccia di conflitti. I dominatori del mondo, brutti e cattivi, sono sconfitti. 

È difficile pensare che Guzzanti non conosca tecniche narrative come la gestione del punto di vista e lo show don’t tell. Forse l’influenza del teatro, oppure la scelta di non comportarsi come una scrittrice che segue le regole. Ma le regole ci sono perché fanno funzionare un’opera, anche se non sono inviolabili, come in tutta l’arte. 

Qui no, non la fanno funzionare meglio. Confondono: i punti di vista sono spesso più d’uno nella stessa frase, non sempre del tutto corretta. X vede Y che pensa così. Chi pensa cosa? Il lettore, perlomeno io, ne esce disorientato, non capisce chi sta pensando cosa, salta da un personaggio all’altro, da una testa all’altra. Questo non consente di approfondire le psicologie che infatti sono abbozzate. I personaggi sono tanti ma non sono diversi tra loro, non hanno personalità. Solo di alcuni emerge qualcosina, ma è stereotipata, piatta, troppo poco per renderli interessanti. 

La scrittura è in generale povera. X si trova in un salotto elegante. Fammelo vedere, il salotto elegante, non dirmi che è elegante e basta. Com’è il divano, cosa c’è appeso alle pareti. Fammi immedesimare nel personaggio, non farmi assistere a te che descrivi il personaggio e mi dici tutto ciò che devo sapere. Lasciamo il gusto di scoprire qualcosa di mio.

Nonostante tutto la lettura scorre, soprattutto nella prima parte, alcune idee sono abbastanza interessanti. Peccato che muoiano lì, in un minestrone di banalità ultra semplificate. 

Sabina Guzzanti. 2119. La disfatta dei sapiens. HarperCollins, 2021

Racconti: Le stelle vicine, di Massimo Gezzi

Leggo su Le parole e le cose 2 che è uscita una raccolta di racconti di Massimo Gezzi, autore di poesia all’esordio nella prosa, che ho incrociato nell’abilitazione per insegnare. Una raccolta di racconti, per di più come opera prima, nel panorama librario italiano è una rarità. Si pensa che i racconti non siano apprezzati, ma io credo che siamo in molti ad amarli, e tra l’altro potrebbero essere l’ideale per avvicinare alla lettura chi ha timore di testi troppo lunghi. Talvolta i racconti sono considerati un genere minore, ma non c’è nulla di più sbagliato: scrivere un racconto è spesso più difficile che scrivere un romanzo. 

Ma veniamo a questi dodici testi che corrispondono pienamente alla descrizione che spesso si usa per indicare un racconto. Frammenti di storia, estratti di vita, fotografie di una situazione. I racconti di Gezzi raccontano episodi che capitano a gente comune, spesso giovani alle prese con la scuola. Ma non sempre: l’abilità dell’autore emerge anche dalla sua capacità di offrirci punti di vista di personaggi molto diversi tra loro. Maschi o femmine, giovani o vecchi, sani o malati. Narrativamente questi racconti sono quasi più scene che storie. Ma capita sempre qualcosa, in queste storie,  che spiazza e tiene alta la tensione con elementi disturbanti. Lo stile narrativo è denso: poche parole che dipingono un mondo e rendono vivi tutti i personaggi, non solo il protagonista. Gezzi mette il lettore brutalmente vicino ai narratori, lo inserisce nella loro testa così che se ne sentono i pensieri e le emozioni. E questo sia nei racconti in prima sia in quelli in terza persona. 

Da qui attenzione agli spoiler. 

Cinghiale. Un bar di paese, la gente del luogo che lo popola, tra amicizie, tensioni, litigi. E qualcosa va storto. 

Sine materia. Un’infermiera si occupa di un uomo in ospedale, si prende cura del suo corpo, ma sente qualcosa che lo riguarda. Sarà suo dovere dirglielo?

Il controllore. La protagonista è una ragazzina, innamorata di un bulletto. La scena si svolge in autobus dove il controllore non si comporta come ci si aspetta e fa una brutta fine. 

L’ultimo saluto di Cattivik. Siamo alle prese con un’anziana la cui mente non funziona tanto bene. Vediamo il mondo dal suo punto di vista, ma capiamo che non è del tutto lucida. Eppure, sembra cogliere cose che agli altri sfuggono. 

Un rettangolo di sole. Un pomeriggio a giocare a pallone, tra azioni sportive e riflessioni sulla vita, la scuola e gli amori. Qualcuno va a comprare da bere. Un incidente. 

Il salto del pesce spada. Michele potrebbe raccontare una storia affascinante in un tema. Una storia vera, che però gli dà molta tristezza. Così si inventa qualcosa a cui nessuno crede. 

Le stelle vicine. Imprenditore in crisi tenta una mossa disperata e va molto male. 

La prima cellula. Un professore con grossi problemi personali perde la pazienza con l’allieva sbagliata e ci resta male (il professore). 

L’angelo. Una storia di stalking: la protagonista ne è vittima, cerca il colpevole, crede di trovarlo, ma sappiamo che non è così. 

Niente. In un incidente, la vittima non è solo chi perde la vita. 

Il malcaduto (disponibile su Le parole e le cose 2). Il punto di vista è quello di una persona con problemi di salute. Il classico emarginato che i ragazzini prendono in giro. A parte una. 

La figlia del circo. Nella classe di Mauro arriva una nuova allieva, si ferma per una settimana. Nonostante sia strana, lui e i suoi compagni si innamorano e lottano per guadagnarsi la sua attenzione. 

Massimo Gezzi, Le stelle vicine, Torino, Bollati Boringhieri, 2021

Il sito di Marco Faré

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