Un anno fa: mostra fotografia street foto

Un anno fa partecipavo alla mostra Street foto organizzata nell’ambito dei corsi per adulti dei cantone.

Sotto la guida dell’insegnante ho sperimentato la street photography a Lugano, in dicembre, una sera fredda fredda e una domenica mattina soleggiata. Il risultato, una selezione di nove fotografie esposte, è visibile cliccando sulla locandina qui sotto, insieme a un’immagine delle foto esposte, di cui si poteva liberamente prendere una copia.

Mostra street foto

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#20af: ospite

Il mese di maggio del 1998 è stato caratterizzato dal mio essere ospite (a casa mia).

A casa mia. In realtà, a casa di mia madre, dove non avevo mai vissuto realmente (ci eravamo trasferiti dopo che io avevo iniziato gli studi a Zurigo, quindi quella doveva viveva lei non la sentivo – ancora – casa mia).

All’Università della Svizzera italiana, dove assistevo, da clandestino più che da ospite, ad alcuni corsi, per farmi un’idea di cosa avrei trovato a ottobre. L’USI, poi, è diventata la mia casa come studente e come dipendente fino al 2014.

A Zurigo. La città che chiamavo casa, ma dove non avevo più un posto mio. Speravo di riuscire a mantenere viva la mia vita sociale. I miei amici erano a Zurigo. Ho fatto avanti e indietro non so quante volte, tra maggio e luglio del ’98, per partecipare alle solite feste, frequentare la solita gente e i soliti posti, sempre stando da amici. La prima volta da ospite è stata giovedì 7 maggio, in occasione di un festino StuZ. Nei giorni successivi, cene, feste eccetera, fino al rientro a casa di qualcuno sabato notte alle 4.40, dopo una festa. Il giorno dopo, alle dieci e trenta, partenza per il Ticino.

Nel frattempo la vita sociale zurighese si evolveva. Il centro si spostava dagli Zic Zac all’Alpenrock House, una discoteca molto particolare vicino all’aeroporto. So che poi è diventata la meta preferita, ma io l’ho frequentata solo qualche volta. Una volta l’ho sfiorata, e peccato non averla conosciuta. Era una sera di primavera, forse del 1997. Giovedì. Serata allo Zic Zac in centro, poi nessuno con la voglia di rientrare. Si tenta alla Kaufleute, ma arriviamo che sta chiudendo. Ci spostiamo a El Presidente, accanto all’Alpenrock che snobbiamo perché non la non conosceva nessuno, ma ci impediscono di entrare perché una ragazza del gruppo è sotto i 23 anni. Si riprova con la Oxa, celebre discoteca frequentata da ragazzi di origine italiana, ma è in ristrutturazione. E allora torniamo in centro, dopo due ore di macchina, e ci infiliamo al Cube (a 50 m dallo Zic Zac). Paghiamo 15 franchi di entrata alle 3 passate, compriamo da bere e ci rendiamo conto di essere capitati in una festa gay. Poco male, ci siamo divertiti parecchio.

Dalla cantina è riemerso un fascio di carte che puzzano di muffa: sono le mie agende. Ripercorro i miei impegni di vent’anni fa, così nasce #20af

Romanzo: Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood

racconto-dell-ancellaNuova recensione per Gli Amanti dei libri. Questa volta parlo del romanzo Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood.

Una citazione dal libro:

La gonna rossa mi viene tirata su fino alla vita, non più su però. Lì sotto il Comandante sta fottendo. Ciò che sta fottendo è la parte inferiore del mio corpo.

 

Un estratto della mia recensione:

A sconvolgere, in questo romanzo, è la rapidità con cui il cambiamento sociale è avvenuto. Lo viviamo tramite i ricordi di Difred, che ci mostra come il passaggio da una società libera a una società fortemente controllata sia avvenuta in modo graduale ma rapido. Ma soprattutto accettato, come se tutti non aspettassero altro, come se l’essere assegnati a un ruolo predefinito fosse una sorta di liberazione dalle responsabilità individuale delle scelte di vita, delle decisioni da prendere. E questo vale per i mariti, che finalmente trovano legittimazione nel prendersi cura delle mogli, ormai prive di diritti, ma vale anche per le ancelle, per quanto scomodo sia, e per le Zie che educano le ancelle, le Marte che si occupano della casa, per i Custodi e per gli Occhi, e per tutti gli altri.

Peccato, non è morto nessuno

I giornalisti a volte sono gente divertente. Oggi si è tenuta a Lugano un’esercitazione della polizia, con tanto di elicottero e agenti armati che si calavano dall’alto.

Ma, che peccato!, è solo un’esercitazione. Non è morto nessuno. Altrimenti avremmo avuto una notizia.

Corpi speciali in azione – Da un elicottero in volo sopra Palazzo di giustizia a Lugano si calano alcuni uomini armati, ma è un’esercitazione (RSI)

Corpi speciali e un elicottero sui tetti di Lugano – Curiosità e timore per l’intervento di diversi agenti armati sopra palazzo di giustizia e altri edifici della città. Ma era solamente un’esercitazione (Ticinonline)

Forze speciali in azione a Lugano – Si è trattato della simulazione di un assalto a un palazzo dall’alto. Un elicottero ha sorvolato il centro cittadino calando gli agenti in tenuta d’assalto (Giornale del Popolo)

Assalto in centro! Ma è un’esercitazione – Gruppi speciali della Polizia cantonale protagonisti di un’operazione-prova nel cuore della città. In volo anche un elicottero (laRegione)

Differente il Corriere del Ticino: “Grossa esercitazione oggi in centro, dove un elicottero ha sorvolato con insistenza il cielo calando degli agenti – Simulato un assalto dall’alto”.

 

Internet e le persone

Leggo su Internazionale Il mondo che Facebook vuole costruire, di Alexis C. Madrigal, tratto da The Atlantic.

Vi si dice, con tanto di citazione di Zuckerberg:

Zuckerberg ha dato un’idea di quel che pensa a proposito del significato di Facebook. Cosa perderebbe il mondo, si è chiesto, se sparisse?

La sua risposta è stata che nel 2004 su internet si poteva trovare quasi tutto, tranne ciò che più interessa alle persone: altre persone. “Per questo ho cominciato a creare un servizio che le mettesse in primo piano, anche nel rapporto con la tecnologia”, ha dichiarato.

Ho la sensazione che Zuckerberg faccia finta di non ricordare cos’era internet prima di Facebook.

Negli anni Novanta, poco prima dell’arrivo delle grandi aziende e degli uomini marketing, la rete era un luogo dove incontrare altre persone. Soprattutto sui gruppi di discussione (Usenet), ma anche sui primi siti web, il focus era sulle persone e sulle loro passioni.

Poi, verso la fine anni Novanta, c’è stato il turbine commerciale, che ha avvicinato molte persone e molte aziende alla rete ma ne ha in parte snaturato l’essenza, con molta irritazione da parte di chi la frequentava da un po’.

Dopo il crollo della new economy, la rete è rinata come web 2.0. Finalmente focus sulle persone, si diceva, ma in tanti sapevano che era in realtà un ritorno di qualcosa che non era mai davvero scomparso.

Tabù

Alcuni anni fa partecipai a una selezione di racconti di fantascienza per una rivista, la Writers Magazine Italia. Uno dei tentativi falliti venne ripescato e pubblicato sull’antologia che raccolse tutti i racconti partecipanti, Il Magazzino dei mondi 2 (a cura di F. Forte, Delos Book, 2013).

Mi è tornato in mente leggendo il tema della nuova edizione di Chiassoletteraria: il tabù.

Rileggendolo, in effetti, non è eccezionale. Forse meriterebbe più spazio.

Martyna

Marco Faré, Martyna, in Forte, F. (a cura di) Il magazzino dei mondi 2, Delos Books, Milano, 2013

 

#20af: trasloco

Vent’anni fa, esatti, il 29 aprile del 1998, terminava il mio soggiorno zurighese. Avevo organizzato un paio di amici, al mattino, per caricare il furgone preso a noleggio. Poi il viaggio da solo verso Stabio, dove ho scaricato, e il ritorno a Zurigo. La sera ho dormito sul divano del nuovo inquilino, per rientrare in Ticino il giorno dopo con la mia macchina. Nei 43 mesi trascorsi a Zurigo sono cresciuto e ho affinato la mia personalità, con il contributo di una città che ho trovato inaspettatamente vivace. Nelle settimane, nei mesi, negli anni sono tornato tante volte, ma sempre come ospite.

Letture ad alta voce

Con un po’ d’emozione e molto orgoglio, ho appena pubblicato su Youtube due video in cui Franco Di Leo legge due miei racconti. Franco è scrittore, traduttore, regista teatrale e radiofonico, ed è un lettore molto bravo. Lo ringrazio davvero tanto per quanto ha fatto. In entrambi i casi l’introduzione è di Barbara Bottazzi.

I video li ho girati io con il mio telefono, quindi le inquadrature traballanti e la pessima qualità sono esclusivamente responsabilità mia, ma nonostante tutto credo di non essere riuscito a rovinare l’ottimo lavoro di Franco.

Ecco il primo:

Franco Di Leo legge Un’ora, di Marco Faré, al Longlake festival di Lugano, il 10 luglio del 2016. Il racconto, pubblicato sull’inserto Extra del Corriere del Ticino nel 2015, si può leggere qui. Il video dura circa 5 minuti.

E il secondo:

Franco Di Leo legge Gli occhi di Oscar, di Marco Faré, all’evento Scrivere che passione presso la Manor di Bellinzona, il 21 aprile 2018. Il racconto, uscito alle fine del 2016, si può leggere su La Regione. Il video dura circa 8-9 minuti.

Fumetto: La condanna del sangue, di Maurizio de Giovanni

1518686159185-le_stagioni_del_commissario_ricciardi__la_condanna_del_sangue____copertina_del_volume__in_libreria__fumetteria_e_sul_nostro_shop_dall_8_marzo_2018Nuova puntata per le storie del commissario Ricciardi a fumetti, tratte dai romanzi di Maurizio de Giovanni. Della prima ho parlato qui.

Questa seconda storia è più complessa della prima. Ho trovato la parte iniziale confusa: molti personaggi a cui vengono dedicate poche tavole. Ho la sensazione che qualcosa andava tagliato. Meglio la seconda parte, dove ci si concentra, finalmente, sulla storia principale.

#20af: tre metri

Vent’anni fa, proprio il 23 aprile (era un giovedì), vidi il cannone più lungo che potessi immaginare. Tre metri, a occhio e a memoria. Lo reggevano in sei. Quanta felicità!

Ci trovavamo alla festa dei geologi. In quel periodo, forse anche oggi, a Zurigo le feste erano o etniche o di facoltà.

Le feste etniche più note erano: ticinese (astaz), lussemburghese (Lux-en-boum), francese o svizzero francese, mai capito (Gallia). E poi c’era la leggendaria festa svedese, la Nordinska. Ho conosciuto un sacco di gente che afferma di esserci stata e di aver visto ragazze incredibili.

Delle feste di facoltà, oltre a quella dei geologi a cui andai una sola volta, ho frequentato spesso quella dei veterinari e credo quella dei dentisti. Quelle di informatica, a cui ero regolarmente invitato, non erano feste, erano delle specie di riunioni tristissime.

Dieci giorni prima, il 13 aprile, era il lunedì dopo Pasqua. Finesettimana trascorso in Ticino, con visita il sabato sera a un locale di Ascona, l’unica volta che sono stato al Memphis. In pochi minuti ci provai con una ragazza e poi con sua madre, se ho capito giusto. Nonostante il doppio fallimento è una storia che merita di essere raccontata.

Lunedì, dicevo, grande rientro verso nord. Si prende il San Bernardino per evitare la coda del Gottardo. Traffico comunque, e un deficiente supera tutti sulle rampe e si infila tra me e l’auto davanti in piena frenata. Devo ringraziare i corsi del TCS e l’ABS della Corsa, che ho insistito per avere, se non ci ha schiacciati come un sandwich.

Dalla cantina è riemerso un fascio di carte che puzzano di muffa: sono le mie agende. Ripercorro i miei impegni di vent’anni fa, così nasce #20af

Il sito di Marco Faré

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