Archivi categoria: romanzi e racconti

Robot 79

9788825400564_robot_79

È uscito un anno fa (sono un po’ indietro con le letture). Ecco i miei commenti alla parte narrativa.

La figlia del fabbricante di slitte, di Alastair Reynolds. Il futuro immaginato da Reynolds per questo racconto non è dei migliori. Dev’esserci stata una guerra terribile che ha riportato la tecnologia indietro di secoli. L’uomo, invece, non è cambiato: predatore come al solito. Ci accompagna a scoprire questo mondo Kathrin, la figlia del fabbricante di slitte, caduto in disgrazia.

Estrazione, di Diego Lama. Un mistero da scoprire: che cosa si è fatto estrarre, Larry Bennet, dai ricordi? Un’indagine che ci porta a scoprire cose che era meglio dimenticare.

Il portatore di Dio, di Ilaria Tuti. Misteri e storie che si intrecciano in Vaticano. Un racconto breve dal ritmo rapido e serrato. Notevole la capacità di raccontare tante storie tutte insieme.

Ultima persona singolare, di Samuele Nava. Tanta abilità nel rendere originale e appassionante un tema tra i supersuperclassici della fantascienza.

Scafandro, di Manuel Piredda. Un altro mondo devastato, un ambiente alla Walking Dead in cui un uomo di muove grazie al suo scafandro.

Pechino pieghevole, di Hao Jinfang. Non mi capita spesso di leggere un’autrice cinese di fantascienza. In questo racconto viviamo una Pechino divisa in tre, dove una fetta di popolazione vive nel lusso, un’altra nella povertà e una sta in mezzo. Lo spazio e il tempo sono nettamente divisi: quando è il turno di una delle classi, le altre due dormono di un sonno artificiale e i loro spazi vengono piegati per far posto alla classe sveglia. Impossibile non pensare a qualche scena di Inception, ma le somiglianze finiscono lì. Seguiamo Lao Dao che dal Terzo Spazio si intrufola fin nel Primo Spazio per una missione in parte sua in parte no. Una scrittura particolare, che a volte pare ingenua, in realtà curata.

E ora affrontiamo altra letteratura cinese.

Silvio Sosio (a cura di), Robot 79, 2016, Delos Books, Milano

Annunci

Romanzo: I guardiani, di Maurizio De Giovanni

Non ho mai letto nulla di De Giovanni, ma ne ho sentito parlare bene. Mi hanno regalato questo romanzo dicendomi “È una roba alla Asimov”.

51ezcxj0lil-_sx321_bo1204203200_

Dunque, romanzo. Prima di tutto, non direi che è un romanzo. È un inizio, una storia molto molto molto aperta. Non si conclude.

Asimov non c’entra nulla, direi più Dan Brown, con una spruzzata di fantascienza, peraltro un po’ vecchio stile per quanto si è visto. Che però non mi convince. Lo stile di De Giovanni, mi dicono, tende a essere criptico. Rivela molto poco. In questo libro, secondo me, troppo poco: non si capisce un gran che, nemmeno leggendo molte pagine. Una volta conclusa, nel complesso l’ho trovata una storia sconclusionata, in cui c’è tanto e ben confuso.

Ma ci sono degli aspetti positivi: i personaggi sono molto ben descritti e hanno decisamente potenziale. La città è praticamente un personaggio, data la sua importanza e la sua personalità. Chissà, forse i seguiti chiariranno degli aspetti che renderanno la storia interessante, ma per ora non ne sono soddisfatto.

Romanzo: La terza memoria, di Maico Morellini

cover-193x300Alla fine mi è piaciuto. No, ben prima che “alla fine”. Ma ho fatto fatica ad appassionarmi a questo romanzo. Fin dalle prime pagine ci troviamo accompagnati da numerosi personaggi che vagano in un Italia post-apocalittica che in parte riconosco e in parte no, e non capisco se è un problema. I personaggi sono impegnati in attività misteriose che richiedono strumenti sconosciuti. Ho fatto fatica a capire molte cose e non ricordavo perché La terza memoria, di Maico Morellini, mi aveva intrigato tanto da saltare parecchi volumi in coda di lettura.

Mi interessava leggerlo perché parla di un mondo dove la scrittura e la lettura sono proibite. Al di là di pochi eletti, nessuno può o sa leggere o scrivere. La ragione la si scopre presto: la scrittura dà un potere enorme sulle cose. Scrivere, nel modo giusto, significa governare la fisica e la chimica. Quindi, visto che mi occupo di comunicazione, voleva saperne di più.

Da questo punto di vista il romanzo mi ha deluso: non potrò usarlo a lezione perché il tema della scrittura è importante, ma non è trattato in modo realistico. Che va benissimo, in un romanzo. Meno a scuola.

Anche se ho fatto fatica, anche se non è proprio il mio genere (qui siamo in un mondo simil-medievale più fantasy che fantascienza), mi sono appassionato e mi è piaciuto. Ammiro la fantasia e la precisione dell’autore nel costruire un mondo estremamente complesso e nel proporci tanti personaggi che agiscono indipendentemente, costringendoci a seguire diverse vicende in parallelo. Il risvolto negativo è che è difficile appassionarsi a uno di loro, perché sono tanti e perché l’attenzione è ben distribuita tra tutti.

Urania fa bene a proporre romanzi italiani di questo livello. Trovarne!

Maico Morellini, La terza memoria, 2016, Urania 1630, Mondadori, Milano

Romanzo: Fore Morra, di Diego Di Dio

9788866883265_largeAzione, azione, azione.

Un romanzo denso di azione che non ti lascia staccare gli occhi dalle pagine nemmeno per un istante. Una sequenza di eventi e di colpi di scena impressionante.

I due piani temporali principali (il presente di Alisa e il suo passato) si alternano freneticamente e ci svelano la storia terribile ma di speranza di una killer professionista e i suoi retroscena.

Napoli, la camorra, le gang di spacciatori, le vite ai margini della società. Tutte cose che non mi hanno mai appassionato un gran che. Ma in questo romanzo sono dosate al punto giusto e realistiche quel tanto che basta a non renderle forzate. La camorra come sfondo, non come protagonista. Come ambiente in cui raccontare la storia di alcuni personaggi, le cui caratteristiche emergono non grazie a sofisticate – e noiose – descrizioni, ma grazie alle cose che fanno, alle azioni che compiono, alle reazioni che hanno di fronte a eventi e situazioni difficili.

L’abilità dell’autore, una delle sue abilità, è quella di portarci a conoscere profondamente i suoi personaggi senza quasi mai parlare di essi. Semplicemente mostrandoceli in azione.

Difetti? Sarà che forse ho un po’ di esperienza di thriller letti o visti, ma sono riuscito ad anticipare durante la lettura gran parte dei colpi di scena. O perlomeno mi ero fatto qualche ipotesi. Ma questo non toglie nulla alla potenza della narrazione, che porge i suoi punti di svolta sempre al momento giusto e calibrati nel modo giusto. Sul modo di scrivere posso dire che, in generale, la lingua della narrazione è ricca di espressioni regionali, ma non è un difetto perché il romanzo è in prima persona quindi è una ricchezza (ma ammetto che ogni tanto ho fatto fatica a capire le parti in napoletano). Ciononostante, la lingua della narratrice è un filo troppo elaborata per essere quella di una ragazza cresciuta ai margini della società e che per di più non ama la scrittura. Tuttavia la narrazione, pur al presente, potrebbe essere stata scritta da una Alisa più anziana, più matura, che forse ha imparato da Buba il piacere della lettura e si è acculturata.

Diego Di Dio, Fore Morra, 2017, Fanucci, Roma

Racconto lungo: Rigenerazione, di Giampietro Stocco

9788825400793-rigenerazioneAppena uscito in ebook nella collana Futuro Presente, Rigenerazione di Giampiero Stocco ci porta dritti a chiederci che cosa è umano e che cosa no.

Nel suo racconto lungo, Stocco parla di un controllo molto avanzato della vita biologica. L’uomo è in grado di usare i cadaveri e di trasformarli in “cosi” che possano servire alla società. Ma quanto rimane di umano in quei “cosi”? Lo scoprirà Leda attraverso un viaggio attraverso la società sconosciuta dei “cosi”.

Con il suo racconto, Stocco ci parla di umanità, ma anche di schiavitù e immigrazione. Un testo breve, che accenna alcuni temi importanti. Un assaggio poetico di riflessioni che potrebbero meritare, in altri luoghi e contesti, più approfondimento.

Giampietro Stocco, Rigenerazione, 2017, Delos Digital, Milano

Serial, Afterlands, di Davide De Boni

Il sito delos.digital le definisce serial, anche se mantiene qui e là il nome tecnico di collana. In sostanza, sono serie scritte e vengono strutturate, come le serie tv, in stagioni e puntate. Ne esistono diverse, di vari generi, ognuna scritta da autori diversi oppure dallo stesso autore. Ogni puntata è un romanzo breve (80-100 pagine circa), e vengono tutte pubblicate in ebook.
9788865308851-la-belva

Il serial di cui parlo si chiama Afterlands, è scritto da Davide De Boni, e ne è da poco è terminata la prima stagione composta da sei romanzi brevi usciti a distanza di un paio di settimane uno dall’altro. Ora sono tutti disponibili e vanno letti  assolutamente nell’ordine in cui sono stati pubblicati.

È ambientata tra diversi secoli in un medioevo post antibiotico. La civiltà è regredita e la gente vive in comunità piuttosto isolate tra loro. Le medicine, gli antibiotici in particolare, non esistono più perché erano diventati inefficaci e dannosi. Il protagonista vive su di un’enorme nave città che si muove sul terreno attraversando regioni inospitali, ma presto dovrà abbandonarla e affrontare i pericoli che incontrerà a terra. Durante la lunga strada verso Somnica, città in cui spera di scoprire qualcosa sul suo passato, incontrerà amici e nemici.

Il serial è appassionante e ben scritto, ricco di elementi che tengono alta la tensione e invogliano a proseguirne la lettura. È votato soprattutto all’intrattenimento e alla conoscenza dei personaggi. De Boni è molto abile nello svelarci le loro caratteristiche attraverso l’azione.

Alcuni spunti interessanti – le navi-città o la stessa questione degli antibiotici – a volte sembrano trascurati, mentre la trama si concentra sull’azione, sulla gente e sulla crescita interiore del protagonista. Ma quella conclusa è solo la prima stagione.

Davide De Boni, Afterlands, Delos Digital

Romanzo, Anna, di Niccolò Ammaniti

Di Niccolò Ammaniti ho letto solo Fango, una raccolta di racconti, tra cui l’unico di cui conservo vaghi ricordi: L’ultimo capodanno dell’umanità (di cui esiste un film che non ho visto). 978880622775medNon è un buon segno. Quell’aria di decadenza trash alla Delikatessen non mi aveva entusiasmato.

Ero scettico su Anna, ma l’ho comprato perché ne ho letto bene e perché desidero leggere buona fantascienza italiana.

Mi è piaciuto. Probabilmente è vero che di originale c’è poco: tanto di ciò che è presente nel romanzo si è letto e visto altrove, e non da ieri. Ciò che ho apprezzato è lo stile (vedi sotto) e la capacità di Ammaniti di rendere il punto di vista di Anna. Ingenua nelle sue descrizioni della terribile desolazione che vede e nel raccontare una società in cui solo una ragazzina può vedere una  speranza.

Un esempio: a pagina 40 seguiamo Anna nella sua casa, al buio, con una torcia. Il fratello scotta e lei cerca il quaderno, lasciato dalla madre, dove potrebbe trovare il modo di curarlo. Per una ventina di righe la vediamo aggirarsi per la casa (“Il fascio di luce illuminò un tappeto a scacchi colorati e una scrivania impolverata…” cose così). Poi di botto: “Sulla sopraccoperta rossa e blu c’era uno scheletro con le braccia incrociate”. La naturalezza di questa narrazione ci prende a schiaffi perché, da adulti, noi ci rendiamo conto e capiamo che Anna no, non se ne rende conto. Non del tutto.

Lo stile di Ammaniti, in questo romanzo, è asciutto, secco, rapido. Le cose succedono, una dopo l’altra, senza tregua, senza tempi morti. Il lettore si trova nella situazione di Anna, spaesato, con poche informazioni per  pensare e prendere decisioni vitali.

Però ci sono i flashback. Ci ho messo un po’ per capirne l’utilità. Sono brevi divagazioni che sembrano avere poco a che fare con la storia. Non la mandano avanti, la fermano. E forse è questo il loro senso: dare al lettore il tempo di riflettere un momento e abituarsi a quanto ha appena letto. Non è importante tanto il cosa dicono, ma la pausa che ti fanno fare.

Se proprio devo trovare un difetto a questo romanzo direi che è la mancanza di sesso. Non capisco perché manca il sesso. Stiamo parlando di bambini e ragazzini, ma grandi 13-14 anni. In realtà, vediamo Anna iniziare a percepire un sentimento, una passione. In un mondo come quello descritto da Ammaniti mi sarei aspettato di trovare qualche gruppo di ragazzini che pensano e fanno solo sesso. Un accenno alla violenza. E qualche ragazzina incinta.

Niccolò Ammaniti, Anna, 2015, Einaudi, Torino

Romanzo: Le cose semplici, di Luca Doninelli

3416862-9788845277702
Fonte: sito Bombiani

Coordinate: ottocentotrentotto pagine, due mesi, circa 15 ore di lettura effettiva (a spanne leggo una pagina al minuto).

Giudizio: un romanzone, lungo, lento, a tratti un po’ noioso. Più che noioso, faticoso. Nel complesso un bel romanzo da gustare con calma.

Genere: fantascienza. Sottogenere: distopia / post-apocalittico. E c’è poco da discutere: siamo in un futuro prossimo, è il nostro mondo tra una ventina d’anni. Stati, multinazionali, strutture sociali, tutto è andato perso, abbandonato a sé stesso, nessuno si è più preso cura dei servizi che tengono in piedi la nostra società. Il risultato è una giungla urbana dove gruppetti di disperati tentano di sopravvivere ai violenti. Altrove qualcuno cerca di ricostruire una parvenza di civiltà attorno a un’università.

Descrizione. Non c’è azione, non c’è sesso (un pochino), c’è un racconto realistico di cosa potrebbe capitare. L’espediente narrativo è quello dei diari ritrovati. Con questa scusa dobbiamo perdonare all’autore Doninelli tutti i presunti difetti del libro perché nella finzione non è lui ad averli scritti. A scrivere è Dodò, il personaggio principale. Non ho letto altro di Doninelli, non so come sia la sua scrittura. Conosco solo questo stile: lo stile di Dodò. È prolisso, si lascia distrarre dai ricordi, è uno che scrive per sé, per disperazione, non rilegge quindi non taglia, non lima, si ripete. Peraltro lo dichiara: voglio scrivere per non dimenticare e lo fa, scrive tutto ciò che gli viene in mente. Incontra uno e parte la digressione sulla storia di questo tizio. Siccome, pur non conoscendo Doninelli, leggo che è un romanziere navigato, sono sicuro che sono scelte studiate, che lo stile è calibrato per rendere l’espediente verosimile. La gran mole di dettagli dà in effetti molto realismo a questa storia.

Punto negativo: il precipitare delle cose mi pare troppo forzato. Spoiler: la gente a un certo punto semplicemente non fa più il suo lavoro e abbandona tutto. Nel giro di poco tempo i servizi essenziali smettono di funzionare. Che la discesa verso il caos globale sia frutto di semplice trascuratezza mi sembra poco credibile.

Punto positivo: la speranza per il futuro viene dall’istruzione e dall’educazione.

Luca Doninelli, Le cose semplici, 2015, Bombiani, Milano

Romanzo: Real Mars, di Alessandro Vietti

real-mars-cop-663x900Questo è un romanzo realistico. Talmente realistico da avere le pubblicità.

In Real Mars, Alessandro Vietti ci accompagna nel viaggio dell’umanità verso Marte. Per finanziarlo si fa ricorso alla televisione e il viaggio diventa un reality-show. In poco tempo tutto il mondo segue l’avventura dei quattro astronauti selezionati, la vita a bordo, le difficoltà che incontrano, i complotti che sembrano affliggerli. Ma anche i loro sentimenti e le loro sensazioni. Un villaggio globale concentrato solo sugli eventi del programma televisivo.

Vi sono molti intermezzi in cui il programma viene descritto dagli spettatori che lo guardano. Quindi nel romanzo entrano ed escono molti personaggi. All’inizio questo è un po’ disorientante, poi ci si abitua.

Lo stile è perfetto nel suo adattarsi ai momenti che descrive: lo show, la vita sulla navetta, il pubblico, le pubblicità. Ogni tanto la tensione di quanto viene descritto è abbattuta da qualche tipo di spot in sovraimpressione. Esattamente come accade in tv.

Ogni elemento del romanzo mostra un pezzo di noi, a volte esagerato, a volte appena ingigantito, ma sempre molto vero.

Alessandro Vietti, Real Mars, 2016, Edizioni Zona 42, Modena

Romanzo: Un miliardo di donne come Eva, di Robert Reed

osf22_reed_z

La premessa fantascientifica di questo romanzo breve, vincitore del premio Hugo nel 2007, è quella del ripper, un apparecchio in grado di viaggiare nel multiverso e arrivare su un’altra versione della Terra, in un’altra dimensione.

Il primo a usare il ripper è stato un tale che si porta dietro, loro malgrado, le ragazze di un collegio femminile. Questo atto dà vita a una tradizione: quella di fondare nuove colonie-harem in altre dimensioni.

Il romanzo segue il tentativo di una ragazza di emanciparsi dalla cultura patriarcale e maschilista che deriva dalle religioni sviluppate attorno a quel primo rapimento.

La premessa apre mille possibilità narrative. Reed si concentra su alcuni aspetti raccontandoci, senza troppi fronzoli, una storia ben costruita e ben narrata.

Robert Reed, Un miliardo di donne come Eva, Delosbooks, Milano, 2008