Archivi categoria: romanzi e racconti

Romanzo: La terza memoria, di Maico Morellini

cover-193x300Alla fine mi è piaciuto. No, ben prima che “alla fine”. Ma ho fatto fatica ad appassionarmi a questo romanzo. Fin dalle prime pagine ci troviamo accompagnati da numerosi personaggi che vagano in un Italia post-apocalittica che in parte riconosco e in parte no, e non capisco se è un problema. I personaggi sono impegnati in attività misteriose che richiedono strumenti sconosciuti. Ho fatto fatica a capire molte cose e non ricordavo perché La terza memoria, di Maico Morellini, mi aveva intrigato tanto da saltare parecchi volumi in coda di lettura.

Mi interessava leggerlo perché parla di un mondo dove la scrittura e la lettura sono proibite. Al di là di pochi eletti, nessuno può o sa leggere o scrivere. La ragione la si scopre presto: la scrittura dà un potere enorme sulle cose. Scrivere, nel modo giusto, significa governare la fisica e la chimica. Quindi, visto che mi occupo di comunicazione, voleva saperne di più.

Da questo punto di vista il romanzo mi ha deluso: non potrò usarlo a lezione perché il tema della scrittura è importante, ma non è trattato in modo realistico. Che va benissimo, in un romanzo. Meno a scuola.

Anche se ho fatto fatica, anche se non è proprio il mio genere (qui siamo in un mondo simil-medievale più fantasy che fantascienza), mi sono appassionato e mi è piaciuto. Ammiro la fantasia e la precisione dell’autore nel costruire un mondo estremamente complesso e nel proporci tanti personaggi che agiscono indipendentemente, costringendoci a seguire diverse vicende in parallelo. Il risvolto negativo è che è difficile appassionarsi a uno di loro, perché sono tanti e perché l’attenzione è ben distribuita tra tutti.

Urania fa bene a proporre romanzi italiani di questo livello. Trovarne!

Maico Morellini, La terza memoria, 2016, Urania 1630, Mondadori, Milano

Romanzo: Fore Morra, di Diego Di Dio

9788866883265_largeAzione, azione, azione.

Un romanzo denso di azione che non ti lascia staccare gli occhi dalle pagine nemmeno per un istante. Una sequenza di eventi e di colpi di scena impressionante.

I due piani temporali principali (il presente di Alisa e il suo passato) si alternano freneticamente e ci svelano la storia terribile ma di speranza di una killer professionista e i suoi retroscena.

Napoli, la camorra, le gang di spacciatori, le vite ai margini della società. Tutte cose che non mi hanno mai appassionato un gran che. Ma in questo romanzo sono dosate al punto giusto e realistiche quel tanto che basta a non renderle forzate. La camorra come sfondo, non come protagonista. Come ambiente in cui raccontare la storia di alcuni personaggi, le cui caratteristiche emergono non grazie a sofisticate – e noiose – descrizioni, ma grazie alle cose che fanno, alle azioni che compiono, alle reazioni che hanno di fronte a eventi e situazioni difficili.

L’abilità dell’autore, una delle sue abilità, è quella di portarci a conoscere profondamente i suoi personaggi senza quasi mai parlare di essi. Semplicemente mostrandoceli in azione.

Difetti? Sarà che forse ho un po’ di esperienza di thriller letti o visti, ma sono riuscito ad anticipare durante la lettura gran parte dei colpi di scena. O perlomeno mi ero fatto qualche ipotesi. Ma questo non toglie nulla alla potenza della narrazione, che porge i suoi punti di svolta sempre al momento giusto e calibrati nel modo giusto. Sul modo di scrivere posso dire che, in generale, la lingua della narrazione è ricca di espressioni regionali, ma non è un difetto perché il romanzo è in prima persona quindi è una ricchezza (ma ammetto che ogni tanto ho fatto fatica a capire le parti in napoletano). Ciononostante, la lingua della narratrice è un filo troppo elaborata per essere quella di una ragazza cresciuta ai margini della società e che per di più non ama la scrittura. Tuttavia la narrazione, pur al presente, potrebbe essere stata scritta da una Alisa più anziana, più matura, che forse ha imparato da Buba il piacere della lettura e si è acculturata.

Diego Di Dio, Fore Morra, 2017, Fanucci, Roma

Racconto lungo: Rigenerazione, di Giampietro Stocco

9788825400793-rigenerazioneAppena uscito in ebook nella collana Futuro Presente, Rigenerazione di Giampiero Stocco ci porta dritti a chiederci che cosa è umano e che cosa no.

Nel suo racconto lungo, Stocco parla di un controllo molto avanzato della vita biologica. L’uomo è in grado di usare i cadaveri e di trasformarli in “cosi” che possano servire alla società. Ma quanto rimane di umano in quei “cosi”? Lo scoprirà Leda attraverso un viaggio attraverso la società sconosciuta dei “cosi”.

Con il suo racconto, Stocco ci parla di umanità, ma anche di schiavitù e immigrazione. Un testo breve, che accenna alcuni temi importanti. Un assaggio poetico di riflessioni che potrebbero meritare, in altri luoghi e contesti, più approfondimento.

Giampietro Stocco, Rigenerazione, 2017, Delos Digital, Milano

Serial, Afterlands, di Davide De Boni

Il sito delos.digital le definisce serial, anche se mantiene qui e là il nome tecnico di collana. In sostanza, sono serie scritte e vengono strutturate, come le serie tv, in stagioni e puntate. Ne esistono diverse, di vari generi, ognuna scritta da autori diversi oppure dallo stesso autore. Ogni puntata è un romanzo breve (80-100 pagine circa), e vengono tutte pubblicate in ebook.
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Il serial di cui parlo si chiama Afterlands, è scritto da Davide De Boni, e ne è da poco è terminata la prima stagione composta da sei romanzi brevi usciti a distanza di un paio di settimane uno dall’altro. Ora sono tutti disponibili e vanno letti  assolutamente nell’ordine in cui sono stati pubblicati.

È ambientata tra diversi secoli in un medioevo post antibiotico. La civiltà è regredita e la gente vive in comunità piuttosto isolate tra loro. Le medicine, gli antibiotici in particolare, non esistono più perché erano diventati inefficaci e dannosi. Il protagonista vive su di un’enorme nave città che si muove sul terreno attraversando regioni inospitali, ma presto dovrà abbandonarla e affrontare i pericoli che incontrerà a terra. Durante la lunga strada verso Somnica, città in cui spera di scoprire qualcosa sul suo passato, incontrerà amici e nemici.

Il serial è appassionante e ben scritto, ricco di elementi che tengono alta la tensione e invogliano a proseguirne la lettura. È votato soprattutto all’intrattenimento e alla conoscenza dei personaggi. De Boni è molto abile nello svelarci le loro caratteristiche attraverso l’azione.

Alcuni spunti interessanti – le navi-città o la stessa questione degli antibiotici – a volte sembrano trascurati, mentre la trama si concentra sull’azione, sulla gente e sulla crescita interiore del protagonista. Ma quella conclusa è solo la prima stagione.

Davide De Boni, Afterlands, Delos Digital

Romanzo, Anna, di Niccolò Ammaniti

Di Niccolò Ammaniti ho letto solo Fango, una raccolta di racconti, tra cui l’unico di cui conservo vaghi ricordi: L’ultimo capodanno dell’umanità (di cui esiste un film che non ho visto). 978880622775medNon è un buon segno. Quell’aria di decadenza trash alla Delikatessen non mi aveva entusiasmato.

Ero scettico su Anna, ma l’ho comprato perché ne ho letto bene e perché desidero leggere buona fantascienza italiana.

Mi è piaciuto. Probabilmente è vero che di originale c’è poco: tanto di ciò che è presente nel romanzo si è letto e visto altrove, e non da ieri. Ciò che ho apprezzato è lo stile (vedi sotto) e la capacità di Ammaniti di rendere il punto di vista di Anna. Ingenua nelle sue descrizioni della terribile desolazione che vede e nel raccontare una società in cui solo una ragazzina può vedere una  speranza.

Un esempio: a pagina 40 seguiamo Anna nella sua casa, al buio, con una torcia. Il fratello scotta e lei cerca il quaderno, lasciato dalla madre, dove potrebbe trovare il modo di curarlo. Per una ventina di righe la vediamo aggirarsi per la casa (“Il fascio di luce illuminò un tappeto a scacchi colorati e una scrivania impolverata…” cose così). Poi di botto: “Sulla sopraccoperta rossa e blu c’era uno scheletro con le braccia incrociate”. La naturalezza di questa narrazione ci prende a schiaffi perché, da adulti, noi ci rendiamo conto e capiamo che Anna no, non se ne rende conto. Non del tutto.

Lo stile di Ammaniti, in questo romanzo, è asciutto, secco, rapido. Le cose succedono, una dopo l’altra, senza tregua, senza tempi morti. Il lettore si trova nella situazione di Anna, spaesato, con poche informazioni per  pensare e prendere decisioni vitali.

Però ci sono i flashback. Ci ho messo un po’ per capirne l’utilità. Sono brevi divagazioni che sembrano avere poco a che fare con la storia. Non la mandano avanti, la fermano. E forse è questo il loro senso: dare al lettore il tempo di riflettere un momento e abituarsi a quanto ha appena letto. Non è importante tanto il cosa dicono, ma la pausa che ti fanno fare.

Se proprio devo trovare un difetto a questo romanzo direi che è la mancanza di sesso. Non capisco perché manca il sesso. Stiamo parlando di bambini e ragazzini, ma grandi 13-14 anni. In realtà, vediamo Anna iniziare a percepire un sentimento, una passione. In un mondo come quello descritto da Ammaniti mi sarei aspettato di trovare qualche gruppo di ragazzini che pensano e fanno solo sesso. Un accenno alla violenza. E qualche ragazzina incinta.

Niccolò Ammaniti, Anna, 2015, Einaudi, Torino

Romanzo: Le cose semplici, di Luca Doninelli

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Fonte: sito Bombiani

Coordinate: ottocentotrentotto pagine, due mesi, circa 15 ore di lettura effettiva (a spanne leggo una pagina al minuto).

Giudizio: un romanzone, lungo, lento, a tratti un po’ noioso. Più che noioso, faticoso. Nel complesso un bel romanzo da gustare con calma.

Genere: fantascienza. Sottogenere: distopia / post-apocalittico. E c’è poco da discutere: siamo in un futuro prossimo, è il nostro mondo tra una ventina d’anni. Stati, multinazionali, strutture sociali, tutto è andato perso, abbandonato a sé stesso, nessuno si è più preso cura dei servizi che tengono in piedi la nostra società. Il risultato è una giungla urbana dove gruppetti di disperati tentano di sopravvivere ai violenti. Altrove qualcuno cerca di ricostruire una parvenza di civiltà attorno a un’università.

Descrizione. Non c’è azione, non c’è sesso (un pochino), c’è un racconto realistico di cosa potrebbe capitare. L’espediente narrativo è quello dei diari ritrovati. Con questa scusa dobbiamo perdonare all’autore Doninelli tutti i presunti difetti del libro perché nella finzione non è lui ad averli scritti. A scrivere è Dodò, il personaggio principale. Non ho letto altro di Doninelli, non so come sia la sua scrittura. Conosco solo questo stile: lo stile di Dodò. È prolisso, si lascia distrarre dai ricordi, è uno che scrive per sé, per disperazione, non rilegge quindi non taglia, non lima, si ripete. Peraltro lo dichiara: voglio scrivere per non dimenticare e lo fa, scrive tutto ciò che gli viene in mente. Incontra uno e parte la digressione sulla storia di questo tizio. Siccome, pur non conoscendo Doninelli, leggo che è un romanziere navigato, sono sicuro che sono scelte studiate, che lo stile è calibrato per rendere l’espediente verosimile. La gran mole di dettagli dà in effetti molto realismo a questa storia.

Punto negativo: il precipitare delle cose mi pare troppo forzato. Spoiler: la gente a un certo punto semplicemente non fa più il suo lavoro e abbandona tutto. Nel giro di poco tempo i servizi essenziali smettono di funzionare. Che la discesa verso il caos globale sia frutto di semplice trascuratezza mi sembra poco credibile.

Punto positivo: la speranza per il futuro viene dall’istruzione e dall’educazione.

Luca Doninelli, Le cose semplici, 2015, Bombiani, Milano

Romanzo: Real Mars, di Alessandro Vietti

real-mars-cop-663x900Questo è un romanzo realistico. Talmente realistico da avere le pubblicità.

In Real Mars, Alessandro Vietti ci accompagna nel viaggio dell’umanità verso Marte. Per finanziarlo si fa ricorso alla televisione e il viaggio diventa un reality-show. In poco tempo tutto il mondo segue l’avventura dei quattro astronauti selezionati, la vita a bordo, le difficoltà che incontrano, i complotti che sembrano affliggerli. Ma anche i loro sentimenti e le loro sensazioni. Un villaggio globale concentrato solo sugli eventi del programma televisivo.

Vi sono molti intermezzi in cui il programma viene descritto dagli spettatori che lo guardano. Quindi nel romanzo entrano ed escono molti personaggi. All’inizio questo è un po’ disorientante, poi ci si abitua.

Lo stile è perfetto nel suo adattarsi ai momenti che descrive: lo show, la vita sulla navetta, il pubblico, le pubblicità. Ogni tanto la tensione di quanto viene descritto è abbattuta da qualche tipo di spot in sovraimpressione. Esattamente come accade in tv.

Ogni elemento del romanzo mostra un pezzo di noi, a volte esagerato, a volte appena ingigantito, ma sempre molto vero.

Alessandro Vietti, Real Mars, 2016, Edizioni Zona 42, Modena

Romanzo: Un miliardo di donne come Eva, di Robert Reed

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La premessa fantascientifica di questo romanzo breve, vincitore del premio Hugo nel 2007, è quella del ripper, un apparecchio in grado di viaggiare nel multiverso e arrivare su un’altra versione della Terra, in un’altra dimensione.

Il primo a usare il ripper è stato un tale che si porta dietro, loro malgrado, le ragazze di un collegio femminile. Questo atto dà vita a una tradizione: quella di fondare nuove colonie-harem in altre dimensioni.

Il romanzo segue il tentativo di una ragazza di emanciparsi dalla cultura patriarcale e maschilista che deriva dalle religioni sviluppate attorno a quel primo rapimento.

La premessa apre mille possibilità narrative. Reed si concentra su alcuni aspetti raccontandoci, senza troppi fronzoli, una storia ben costruita e ben narrata.

Robert Reed, Un miliardo di donne come Eva, Delosbooks, Milano, 2008

Romanzo breve: La storia della tua vita, di Ted Chiang

Ho recuperato questo volume della Casa editrice Nord, in cui sono raccolti i cinque romanzi brevi finalisti al premio Hugo del 1999.

Mi interessava La storia della tua vita di Ted Chiang, autore che ha vinto più premi di quante opere abbia scritto e di cui ho già affrontato La verità dei fatti, la verità dei sentimenti.

Il mio interesse era dovuto non solo al fatto che Chiang è considerato uno degli autori più innovativi degli ultimi anni, e in un campo come la fantascienza questo è particolarmente importante, ma anche al tema del romanzo breve, vicino alla comunicazione.

E infatti, come in La verità dei fatti, la verità dei sentimenti, anche in La storia della tua vita si affrontano la scrittura e la lingua, intrecciando la trama più fantascientifica con quella personale della protagonista. Ma le due trame non sono scollegate e alternate solo per dare un ritmo alla vicenda: una è funzionale all’altra, in un modo che è difficile spiegare senza addentrarsi nei particolari della storia.

Si capisce come mai questo romanzo breve abbia ricevuto due premi e sia stato nominato per altri quattro riconoscimenti  (fonte Wikipedia): è fantascienza vera, con un’idea estremamente innovativa, che non riguarda le scienze classiche del genere (ingegneria, meccanica, ecc.) ma le scienze della comunicazione (linguistica, information visualization).

Purtroppo, a differenza di La verità dei fatti, la verità dei sentimenti, il livello di innovazione è tale che questo romanzo breve non è adatto per la didattica in una scuola media superiore.

Ted Chiang, La storia della tua vita, in Strani Universi 2, Casa editrice Nord, 1999

Aggiornamento (24.10.16): in uscita il film Arrival di Denis Villeneuve, con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker.

Romanzo: Gozzo Unterlachen poeta maledetto, di R. M. Malafantucci

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Non si può paragonare alcun testo alla Divina Commedia. Non si fa. Punto.

Perché la Divina Commedia è la madre dell’italiano. Perché è antica. Perché ci porta a incontrare il Creatore senza dover affrontare la morte. La Divina Commedia è il secondo libro più diffuso nelle case degli italiani (io ne avrò una decina di edizioni, ma è una storia lunga). La Divina Commedia è la bibbia for dummies.

Eppure io lo farò perché tra la Divina Commedia e Gozzo Unterlachen poeta maledetto (vincitore del Premio Odissea) i parallelismi sono tanti. Prima di tutto, il fatto di essere una commedia. Come ogni commedia italiana, la Divina Commedia è un po’ amarognola: fa ridere, ma fa riflettere. Le avventure di Gozzo Unterlachen sono – anche – divertenti, ma fanno risplendere le ombre della società in cui vive, che sono le stesse ombre che risplendono nel nostro mondo. Se le ombre potessero risplendere, beninteso.

Ed è pure divino, questo racconto della vita di Gozzo. Affronta il misticismo del dio Palamidone dando a Gozzo la guida dal suo Virgilio, rimodernato in Ivo Maligno. I due escono dall’inferno di una Milano dominata dal traffico e dall’inquinamento, dalle generazioni di tranvieri e dagli omini dei lavori stradali. La ricerca della sua maledizione (è maledetto mica per dire) lo porta nell’inferno della periferia, dove regna il Grande Expo, fino all’inferno della città dei morti di Vigevano. Quindi di inferno in inferno, mentre il più fortunato Alighieri saliva verso il Paradiso. Il ritorno alla normalità di Gozzo dipende da una grande battaglia, nell’inferno della Milano burocratica. Gozzo vincerà, ma la maledizione resterà in agguato.

Due storie distanti nel tempo, quella della Divina Commedia e quella di Gozzo Unterlachen poeta maledetto, due racconti apparentemente diversi tra loro. Eppure simili, e se Dante avesse parlato di angurie e di alci, la somiglianza sarebbe ancor più evidente.

Poi, in entrambi i casi, il protagonista è un poeta.

Poeta? Giudicate voi stessi leggendo questa opera di Gozzo Unterlachen:

Sotto la coltre oscura
della padan pianura
crescon proibiti frutti
a pallini verdi, e brutti;
e l’incauto viandante
che sosta sotto le piante
per tal infausta visione
smarrisce la ragione.

(manco la metrica, Gozzo,…)

 

Rainer Maria Malafantucci, Gozzo Unterlachen poeta maledetto, DelosBooks, 2015