Racconto: L’uomo misterioso, di Paolo Roversi

Pubblicato la scorsa settimana per storie extraordinarie, rubrica del Corriere del Ticino, inserto Extra, che Andrea Fazioli presta talvolta ad altri autori, L’uomo misterioso di Paolo Roversi è un racconto che sorprende. O delude?

La scena che l’autore costruisce sapientemente annuncia violenza, ma come lettore ho faticato a condividere le emozioni del protagonista narratore. Il finale probabilmente  vuole sorprendere attraverso un’immagine precisa, che dovrebbe apparire rapidamente nella testa del lettore come il fotogramma di un film. Ma la scrittura non è regia, e il tempo necessario a raccontare l’immagine è troppo, e la rovina.

Paolo Roversi, L’uomo misterioso, Corriere del Ticino – Extra, 21 gennaio 2016

Saggio: danah boyd, It’s complicated

danah boyd, It’s complicated. La vita sociale degli adolescenti sul web

La mia recensione su Amazon.it:

danah boyd è una ricercatrice capace di interpretare la realtà in due modi: da un lato, fa riferimento ad altre ricerche, dall’altro si basa sull’esperienza attraverso ricerche sul campo, colloqui interviste sondaggi eccetera.
In questo libro spiega il rapporto che gli adolescenti hanno con le tecnologie digitali.
Credo si tratti di un testo fondamentale per chi ha a che fare con i ragazzi e per chi si occupa di comunicazione. Non soltanto nell’insegnamento, ma anche nel business: capire i proprio (futuro) pubblico è essenziale per sopravvivere. Per questo dovrebbero leggerlo gli insegnanti, i giornalisti e chi si occupa di gestire i media, gli esperti di marketing, i genitori, i politici eccetera eccetera.

Racconto: Clelia Farris, La madonna delle rocce

Fantascienza classica quella di Clelia Farris, che raccontando le sventura di una missione spaziale propone una riflessione interessante sulla cultura femminile.

Clelia Farris, La madonna delle rocce, in Robot 75, Delos Books, Milano

Le tre leggi della percezione del progresso

In #luminol, di Mafe De Baggis (la mia breve recensione su Amazon.it), trovo le tre leggi fondamentali della “Percezione del Progresso” di Douglas Adams:

  1. Tutto quello che si trova nel mondo alla tua nascita è dato per scontato.
  2. Tutto quello che viene inventato tra la tua nascita e i tuoi trent’anni è incredibilmente eccitante e creativo e se hai fortuna puoi costruirci sopra la tua carriera.
  3. Tutto quello che viene inventato dopo i tuoi trent’anni è un’offesa all’ordine naturale delle cose, è l’inizio della fine della civiltà e solo dopo essere stato in circolazione per almeno dieci anni torna a essere abbastanza normale.

Saggio: Daniel Pennac, Diario di scuola

Mi piacerebbe proporre una riflessione seria e sintetica su questo libro, ma non ho molto tempo, quindi mi limito a trascrivere i brani che mi hanno dato di più. Update: la mia recensione su Amazon.it

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Saggio: Mantellini, La vista su internet

Dopo aver letto #luminol di Mafe De Baggis, il cui titolo è eccezionale, ho concluso da poco La vista da qui di Massimo Mantellini.

Seguo il blog di Mantellini da molti anni e conosco il suo punto di vista su molti temi che riguardano le tecnologie digitali per la comunicazione. Conosco anche il suo stile, duro e puro, che può dar fastidio ma è sempre brutalmente reale. Il suo punto di vista è approfondito ma distante e gli consente di vedere le cose in una prospettiva molto ampia.

Provo a dare una mia lettura del testo, ciò che mi è rimasto. I temi affrontati sono tutti interessanti: musica, copyright, politica, libri,… Ma quello che emerge, secondo me, è l’accento sulla vera rivoluzione delle tecnologie digitali per la comunicazione. La possiamo riassumere in una parola: abbondanza. Le tecnologie digitali ci danno abbondanza di tutto: di foto, di testi, di saggi, di musica, di poesie, di video. Di contenuti.

Quindi abbiamo scelta. L’economia digitale non è basata sulla scarsità, ma sull’abbondanza. Se una volta i contenuti erano limitati dalla loro manifestazione fisica (la carta per un romanzo, il vinile per la musica,…), oggi questo limite non esiste più. Quindi non è più necessario selezionare prima della pubblicazione. Spesso questo viene visto come un male, perché poi in rete si trova di tutto, tra cui molta roba di scarsa qualità. Ma ragionando in una nuova ottica, in cui la selezione viene fatta dopo la pubblicazione, l’abbondanza è un vantaggio.

Abbiamo anche abbondanza di memoria: la digitalizzazione ci consente di evitare la selezione non solo delle cose da pubblicare, ma anche di quelle da conservare.

Parliamo anche di ciò che non mi è piaciuto di questi testi, sia de La vista da qui che di #luminol. Non mi è piaciuto il fatto che questi libri sono pensati per un pubblico adulto. Spiegano molto bene la rete a chi è abituato a un mondo senza rete.  Questo punto non mi è piaciuto per una pura ragione egoistica: a me servirebbe un testo che spiega la rete a chi non ricorda un mondo senza rete. Chi oggi ha quindici-venti anni non capisce le dinamiche di un mondo senza internet e senza cellulari. È difficile spiegare come funziona la comunicazione su internet se non hai un termine di paragone. È una bella sfida, e vi assicuro che non è facile.

Update: la mia recensione su Amazon.it

Il CdT divide la tragedia in puntate

Il Corriere del Ticino, uno dei più autorevoli quotidiani ticinesi che tra l’altro ha una politica molto intelligente sulla diffusione di contenuti tra edizione cartacea e sito web, oggi mi ha lasciato l’amaro in bocca.

Un approfondimento viene dedicato alla tragedia di Davesco, in cui hanno perso la vita due giovani donne, madri di due ragazzini. Nell’articolo si affronta la questione dal punto di vista delle scuole che i due ragazzini frequentano, da quello della direzione e dei compagni. Molto interessante, soprattutto per chi nella scuola ci lavora, ma anche per chi ha figli e desidera sapere quanto la scuola è preparata a questi eventi (piuttosto bene, da quanto emerge dall’articolo).

Ecco, è vero che trasformare una notizia in una storia può essere molto efficace, soprattutto in casi come questo. Ma qui qualcosa non funziona. La “storificazione” è approssimativa ( qual è il punto di vista) e il tono del pezzo è eccessivo, credo. Ma ciò che stona è la conclusione sul web:

Leggete nelle pagine di Primo Piano del 3 dicembre com’è finito l’incontro fra il ragazzo e i suoi compagni di classe, e cosa è successo al funerale della mamma di lui.

Non siamo ai livelli di cattivo gusto di Tio (incidente in autostrada – GUARDA LE FOTO), ma poco ci manca.

Internet non fa miracoli. Ma va?

È curiosa la vicinanza tra due articoli sul Corriere del Ticino di oggi.

Carlo Silini e Paride Pelli sono vicini non solo sulla carta, ma anche nel modo di usare le arti della retorica e dell’argomentazione per convincere il lettore.

La tecnica è quella di lasciar intendere che l’avversario millanti poteri straordinari, e distruggerlo dimostrando che non li ha.

Nel caso dell’articolo di Silini, l’avversario sono le app dei telefonini. L’autore paragona l’app store a una farmacia, dove le app sono come le pastiglie. Per ogni malanno, c’è la pastiglia che pone rimedio. Per ogni bisogno (sapere le previsioni del tempo, lo stato del traffico, esercitare il cervello,…) esiste una app che lo soddisfa. Ma, conclude Silini, le “app semplificano certamente la vita, ma la vita è quella che sta fuori dai telefonini ed è lì che trovi la cura per viverla davvero”. In questa visione, il telefonino si offre come una cura per vivere la vita senza il quale non puoi vivere. Ovviamente non è così (uso poco la parola “ovviamente” ma qui serve). Ovviamente il telefonino non è un sostituto della vita. Qualcuno lo vede in questo modo? Possibile, certamente, ma non potrà che esserne deluso. E, comunque, un po’ è vero: parafrasando Aurora (lapupachasonno, citata da Granieri), io amo il mio telefonino perché i miei amici ci vivono dentro. Peraltro Silini propone degli spunti interessanti sui nativi digitali, sul gap tecnologico tra paesi avanzati e paesi in via di sviluppo, sulla quasi-truffa degli acquisti in app.

Per Pelli l’avversario è il mondo della comunicazione (ma ammetto che la mia interpretazione è piuttosto creativa). L’avventura di Alan Eustace, vicepresidente di Google che ha battuto recentemente il record di Baumgartner saltando da 41 km, è messa in discussione perché non è stata mediatizzata. Come se il mondo dei media si attribuisca il potere di definire la realtà: ciò che io mondo dei media racconto esiste, ciò che non racconto non esiste. Ovviamente non è così. Sappiamo bene, razionalmente, che al mondo succedono un sacco di cose che i media non raccontano, cose divertenti, cose interessanti, cose terribili, cose banali. È pur vero, e Pelli sembra sostenere questa tesi, che forse inconsciamente per molti di noi è proprio così. Se non lo vedo in televisione, se non lo raccontano i giornali, non è importante, non mi interessa, non è mai successo.

Capire gli allievi

Quale miglior modo, per capire gli allievi, se non vivere un giorno da allievo?

Il Washington Post ha pubblicato la storia di un’insegnante che ha passato un paio di giorni a vivere la vita dei suoi studenti, con l’orario, i compiti, i lavori scritti eccetera.

Ha scoperto che:

  • gli allievi stanno seduti tutto il giorno, e questo è molto stancante;
  • gli allievi ascoltano per il 90% del tempo che trascorrono a lezione;
  • tutti ti trattano come un fastidio (ti dicono di fare silenzio e di stare attento per tutto il tempo o quasi).

Non si tratta di rivelazioni sconvolgenti (potrei aggiungerne un paio senza doverci nemmeno pensare troppo), ma mi è piaciuto il metodo per arrivarci. Quindi, per essere un insegnante migliore, è bene andare a vedere le lezioni dei colleghi, come mi hanno consigliato, perché nel confronto con altri c’è sempre da imparare. Ma sarebbe bello anche vivere l’esperienza della scuola dal punto di vista dell’allievo.

Gli ultimi senza internet

Leggo e rileggo questo tweet di Barbara Sgarzi e non posso fare a meno di sentire un certo peso sulle spalle:

Noi siamo gli ultimi che ricorderemo quando non c’era internet, è nostra la responsabilità di traghettare i valori dice @alaskaHQ #Luminol

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