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Lotte, 0-18

Video ritratti di Lotte, una ragazza olandese, da 0 a 18 anni (6 minuti). Spoiler: fino ai 16 anni non sta zitta un attimo.

Sulla distopia, le tecnologie digitali e gli errori nella scrittura

Luca Pantarotto stronca The Store di Richard Patterson. Nella sua recensione:

  • dice delle cose interessanti sul genere distopico (“Nulla di nuovo, in questo: da sempre le epoche in cui si concentrano i maggiori sconvolgimenti politici o tecnologici hanno costituito il miglior terreno di coltura per la domanda “Dove ci porterà tutto questo?”. Libri, film, serie tv: là fuori si moltiplicano sempre di più i prodotti culturali in grado di fare da campanello d’allarme, avvertendoci che l’orizzonte di quella domanda potrebbe essere, oggi, diverso da quello che si immaginava nelle grandi ucronie novecentesche, ma forse persino più oscuro.“)
  • riflette sull’evoluzione della cultura in un mondo dove si usano sempre più le tecnologie digitali (“Nel mondo mentale di Patterson sembra non esistere alternativa: o sei un consumatore alienato e tecno-dipendente o sei un Amish che vive nel rimpianto di un’età dell’oro pre-digitale. Nessuna terza via. Con noi o contro di noi.”)
  • fa notare, forse inconsapevolmente, un errore piuttosto tipico commesso da autori affermati quando scrivono di fantascienza: la sottovalutano. Il genere fantascientifico, di cui il genere distopico – volente o nolente – fa parte, non è un genere facile (“Sul piano narrativo, The Store ci mostra fino a che punto sia possibile mortificare un genere quando non se ne conoscono a sufficienza i codici. In questo senso, è imperdonabile l’arroganza con cui si ritiene talvolta la distopia un genere “facile”, alimentato da cliché ripetitivi e sorretto da una grammatica elementare, alla portata di tutti. “)
  • Mette in guardia dal rischio che tutta la scrittura venga considerata facile: “Dando alle stampe un romanzo degno del peggior self-publishing, Patterson e DiLallo assestano un ulteriore colpo all’idea fin troppo diffusa che la scrittura sia un mestiere d’improvvisazione, che per scrivere basti, appunto, saper scrivere e che sia superfluo, se non addirittura sconsigliabile (ah, l’ispirazione incontaminata!), padroneggiare a fondo il linguaggio di un genere prima di cimentarvisi.

Luca Pantarotto, Povera e nuda vai, distopia, in Minima&Moraliahttp://www.minimaetmoralia.it/wp/the-store-james-patterson-recensione/, 19 dicembre 2017

La geolocalizzazione fallita

Uno zaino forse rubato, un telefono con la geolocalizzazione attivata, la disperazione, la burocrazia.

Una conclusione: non siamo pronti alle tecnologie.

Le nostre tracce digitali, cioè “i dati e le informazioni che produciamo” usando i servizi online e i telefonini, “non sono per noi, ma a vantaggio di pochi organismi e aziende che li usano per porci nel bel mezzo del più grande esperimento di controllo sociale dell’intera storia dell’umanità”.

E se “impugno un martello interpreto il mondo come una serie di chiodi”.

https://medium.com/@xdxd_vs_xdxd/illusioni-6d48316ac6da

Trans?

Recuperato da Facebook.

La razza è una costruzione sociale? Secondo qualcuno sì perché l’appartenenza a una razza dipende da almeno cinque fattori: “consapevolezza della propria eredità, un pubblico consapevole di questa eredità, la cultura, l’esperienza, e l’autoidentificazione”. I geni, invece, non c’entrano: “il raggruppamento razziale delle persone così come lo intendiamo noi nasconde una mescolanza genetica sorprendente; al punto che oggi sappiamo che possono esistere più variazioni di particelle cromosomiche all’interno di uno stesso gruppo razziale che tra due gruppi diversi”.

Articolo lungo e complesso e molto interessante. Ma per noi che abbiamo letto “L’uomo bicentenario” è tutta roba già vista.

http://www.iltascabile.com/societa/transrazzialismo/

L’ansia è il pedaggio per essere brave persone

Annamaria Testa ci spiega, in un articolo intitolato Ansia: perché ci prende, da dove viene, dove ci porta, tante cose sull’ansia.

L’ansia ha dei lati positivi:

  • stimola l’azione e la creatività
  • è “associata all’onestà, all’attenzione ai dettagli, all’essere fortemente motivati, alla ricerca dell’eccellenza e alla sensibilità ai bisogni altrui”.

Per questo conclude dicendo:

Come se l’ansia fosse quasi un pedaggio da pagare per essere persone capaci e, soprattutto, brave persone.

In generale, l’ansia è un sentimento molto diffuso perché viviamo una situazione di vulnerabilità continua (se non reale, percepita). È causata da: “insicurezza del lavoro, difficoltà di trovare una casa, instabilità dell’economia e del reddito individuale, fino ad arrivare al cambiamento climatico”. L’ansia peggiora quando perdiamo punti di riferimento, cioè le nostre “reti di solidarietà e di vicinato” si rompono e siamo/ci sentiamo isolati e soli.

È un sentimento irrazionale che “si può applicare a qualsiasi cosa: si può essere contemporaneamente ansiosi per le possibili conseguenze del riscaldamento globalee per un invito a cena con gente che non si conosce”. Ha dinamiche strane in cui l’insicurezza dovuta a eventi lontani e improbabili causa più ansia di eventi in cui siamo coinvolti direttamente:

(…) l’insicurezza (sul lavoro o la casa, per esempio) sia ancor peggiore, in termini di ansia generata, di una perdita reale.
A pensarci bene, la cosa ha un senso: se qualcosa di brutto capita effettivamente, ci si può attivare per reagire. Ma il permanente timore che qualcosa di brutto possa capitare è più difficile da gestire.

Le notizie viaggiano veloci, soprattutto quelle brutte, e raggiungono tutto il mondo. Quindi siamo bombardati continuamente da brutte notizie e questo ci rende ancora più insicuri.

Rimedi?

Annamaria Testa suggerisce di

  • trascurare, di tanto in tanto, il flusso di notizie
  • concentrarsi sugli aspetti positivi che la vita ci regala
  • coltivare le reti di sostegno composte da parenti e amici
  • prendersi cura di se stessi: “cibo, sonno, esercizio fisico”
  • “farsi una risata”.

Aggiornamento del 5 dicembre

Annamaria Testa ha pubblicato su Internazionale un’aggiunta al suo articolo (L’altra faccia dell’ansia), in cui parla degli effetti positivi dell’ansia (e di come, nella nostra società, sia ingiustamente demonizzata):

Le persone ansiose – lo dimostrano altre ricerche – hanno alcuni altri punti di forza: intercettano prima degli altri le menzogne e rilevano prima le minacce. Di fatto, dunque, l’ansia può avere una ulteriore funzione positiva: anticipa i problemi, si prepara ad affrontarli, impara dai propri errori.

Per questo, quando si lavora in gruppo, è sempre un vantaggio poter contare su qualche persona ansiosa. Ed è un vantaggio quando si viaggia insieme: il bagaglio di una persona ansiosa contiene sempre quello che di necessario (indumento, farmaco, coltellino svizzero…) qualcun altro ha dimenticato di portare.

La net neutrality

Paolo Attivissimo ci regala un’ottima e breve spiegazione di che cos’è la net neutrality:

Provate a immaginare un’autostrada a pedaggio, nella quale le Peugeout pagano più delle Rolls-Royce, delle Lamborghini e delle Mercedes e le Kia non possono entrare neanche pagando.

Provate a immaginare che in quest’autostrada, in caso di coda, i conducenti delle Volvo di lusso abbiano a disposizione una corsia libera tutta per loro e tutti gli altri peones debbano restare fermi.

Probabilmente vi sembrerebbe ingiusto e vorreste un’autostrada accessibile a tutti allo stesso prezzo, senza corsie privilegiate e senza discriminazioni e favoritismi per i più ricchi.

Questa, in sintesi, è la net neutrality di cui si parla tanto in questi giorni.

http://attivissimo.blogspot.ch/2017/11/che-cose-questa-neutralita-della-rete.html

Nove lezioni di vita da un comico

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foto tratta da http://www.timminchin.com/2013/09/25/occasional-address/

Tim Minchin è un mio coetaneo, più o meno. Nella sua lunga pagina di presentazione si definisce australiano, compositore/cantautore, musicista, comico, attore, scrittore e regista. Nel 2013, credo, ha tenuto un discorso alla University of Western Australia dando nove lezioni di vita. Ecco la mia sintesi.

  1. Non devi avere un sogno. Avere un sogno è bello, più è grande più ci metterai a realizzarlo e quando ci riuscirai sarai quasi morto. Meglio essere micro-ambiziosi e concentrarsi su obiettivi di corto termine. Lavora dura su ciò che hai di fronte: non sai mai dove ti porterà.
  2. Non cercare la felicità. La felicità come l’orgasmo: se ci pensi troppo non arriva. Pensa a far felice qualcun altro e potresti averne un po’ come effetto collaterale. L’uomo contento viene mangiato prima di riprodursi.
  3. Ricorda, è tutta fortuna. Sei fortunato a essere qui. Meglio prendersi il merito dei propri successi che insultare gli altri per i loro fallimenti.
  4. Fai esercizio. Prenditi cura del tuo corpo: ne avrai bisogno.
  5. Sii duro con le tue opinioni. Le opinioni sono come i buchi del culo: ognuno ne ha uno. La differenza è che le opinioni vanno esaminate a fondo e costantemente. Messe sempre alla prova contro i bias, i pregiudizi, i privilegi. Dobbiamo essere rigorosi da un punto di vista intellettuale. Non considerare arte e scienza due mondi separati.
  6. Sii un insegnante. “Teachers are the most admirable and important people in the world.” Anche se non sei un insegnante, provaci: condivide le tue idee.
  7. Definisci te stesso con ciò che ami. Piuttosto che con ciò che odi. Molta gente da un’immagine di sé esternando il suo essere contro. Prova a fare il contrario, a dire al mondo chi sei comunicando ciò che ami. “Be pro-stuff, not just anti-stuff.”
  8. Rispetta le persone che hanno meno potere di te. Non mi interessa se sei la persona più potente in questa stanza: ti giudicherò in base a come tratti i meno potenti.
  9. Non avere fretta. Non devi sapere cosa fare con il resto della tua vita. Spesso chi ha certezze a 20 anni, a 40 va in crisi.

Presto morirai. La vita ti sembrerà a volte lunga e dura ed è stancante. E a volte sarai felice, a volte triste. E poi sarai vecchio. E poi morirai.

C’è una sola cosa sensata da fare con questa esistenza vuota, e questa è: riempila.

Secondo me (finché non cambio idea) la vita è riempita al meglio imparando tutto ciò che puoi su tutto ciò che puoi, essendo orgoglioso di ciò che fai, provando compassione, condividendo idee, correndo (?), essendo entusiasta. E poi c’è l’amore, i viaggi, il vino, il sesso, l’arte, i bambini, il dare, l’arrampicarsi sulle montagne… ma sai già tutte queste cose.

È una cosa incredibilmente eccitante, questa tua vita priva di significato. Buona fortuna.

Fonte: il testo completo in inglese, video disponibile su Youtube.

Gerarchia aziendale

Una barzelletta fin troppo vera:

Cinque cannibali vengono assunti come programmatori in un’azienda. Durante la presentazione, il titolare dice: “Adesso siete parte del gruppo. Qui si guadagna bene, e se avete fame potete andare alla mensa aziendale. Quindi non date noia agli altri impiegati”. I cannibali promettono di non disturbare gli altri. Quattro settimane dopo il titolare torna e dice: “State tutti lavorando bene, e sono molto soddisfatto di voi. Però da ieri sembra scomparsa una delle ragazze delle pulizie e gli uffici sono tutti sporchi. Qualcuno di voi sa cosa è successo ?”. I cannibali dichiarano di non sapere niente. Ma appena il titolare è uscito, il capo dei cannibali dice agli altri: “Chi è stato di voi idioti?” Uno alza esitante la mano, e il capo dei cannibali dice: “Imbecille! Per quattro settimane abbiamo mangiato responsabili, direttori, area manager e product manager, in modo che nessuno si accorgesse di niente, e tu dovevi mangiarti proprio la ragazza delle pulizie?”.

Tratta da bastardidentro, Mail di informazione, umorismo e satira. N°4051 | 03 Mag 2016

Una frase, un inizio

Nuovo sito, nuovo blog. Dimentichiamoci di un imbarazzante passato, vicino e remoto, e concentriamoci sul futuro.

Iniziando con una citazione di Giuseppe Granieri (Il gigante e la farfalla):

Se sai cosa dire, lo sai fare in una frase, in sette secondi di comunicazione. O otto, nove massimo

Sarà che sono un po’ superficiale o che fatico a concentrarmi a lungo, ma trovo che questa sia una grande verità. Nella comunicazione, come nell’insegnamento, può servire tempo per spiegare qualcosa. Ma alla fine, ciò che si ricorda è una frase che condensa il pensiero.