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La comprensione del mondo

E la comprensione del mondo è condizione primaria ed essenziale per l’esistenza di un cittadino adulto e responsabile in una società libera e democratica.

Urs Stahel, direttore della collezione di fotografia industriale di Fondazione MAS

http://www.cameralook.it/web/al-mast-di-bologna-quattro-giovani-fotografi-inquadrano-industria-e-lavoro/

Viviamo in un computer

Un lungo e interessante articolo che parla di internet delle cose, di business, di diffusione dei dispositivi digitali, di intelligenza artificiale, di macchine e test di Turing, di ipotesi della simulazione.

https://www.internazionale.it/notizie/ian-bogost/2017/09/30/viviamo-gia-dentro-un-computer

“La nostalgia della rete di un tempo”

C’ero anch’io, Mafe, a metà degli anni 1990, su internet. Ho iniziato a navigare in rete alla fine del 1994 e ricordo il clima litigioso dei newsgroup, i termini newbie, niubbi e utonti, la sacra Netiquette, il peccato di OT (off topic) o di spam. Solo ora, leggendo il tuo post, capisco il fastidio che provavo.

Io ero un newbie, ero poco più che un ragazzino e non avevo una cultura definita, pertanto ovunque andassi, in qualsiasi newsgroup o mailing list, trovavo gente che ne sapeva più di me, sia sul tema in discussione sia sulle pratiche della rete.

Scrivi:

Persone convinte che ci fosse un modo giusto di usare la rete e che se le persone non lo capivano andava spiegato meglio, più forte, più a lungo.

Ecco, a me non hanno dovuto spiegarlo spesso perché ero molto cauto. Prima di Usenet ho avuto un’esperienza simile: il CB, la radio-trasmittente dei camionisti. Io l’avevo in casa e ogni volta che premevo la portante per parlare con i miei amici mi emozionavo. Tutti potevano sentirmi.

Con Usenet per me è stato lo stesso: la consapevolezza che molta gente potesse leggere quello che scrivevo mi dava molta cautela nello scrivere, ma per altri non era così.

Poi per fortuna le cose sono cambiate, nonostante chi c’era prima.

Era una rete tremendamente elitaria. Era popolata da persone che avrebbero fatto di tutto per ritardare l’arrivo dei diversi da loro.

Ma alcuni di loro erano positivi. Ho imparato tanto dalle risposte pacate e pertinenti di .mau. a tutti quelli che, a ragione o a torto, gli rompevano le scatole. Lui ai tempi gestiva la gerarchia it. su Usenet, metteva a disposizione uno strumento importante per la libertà di parola (che sì, è anche “libertà di cazzate”).

Ma hai ragione: sono i newbie di allora ad aver portato il cambiamento perché molti di quelli che c’erano prima non avevano l’interesse o la capacità a cambiare niente. Alcuni, se non erano motori del cambiamento, l’hanno visto e capito e sono in grado di spiegarlo ai più giovani.

Però non era tutto da buttare: ascoltare, capire le dinamiche di comunicazione di un mezzo, le regole di convivenza di un gruppo, sono forme di rispetto. Sappiamo quanto le aziende hanno bisogno di imparare ad ascoltare prima di produrre comunicazione.

“Guarda, sono caduto anch’io”

Poche ore dopo l’attentato a Las Vegas, una madre pubblica la foto della figlia su twitter scrivendo “Non riesco a rintracciare mia figlia al Mandalay Bay. Per favore ritwittate, sono molto preoccupata, qui sotto una foto recente: Taylor Joshuas, 14 anni”. Tutto falso: non esiste nessuna Taylor e la foto è stata rubata da un profilo Facebook.
Perché uno dovrebbe fare una cosa del genere?
In questo articolo Anna Momigliano parla, fra l’altro, della sindrome di Münchhausen per procura e risponde: “È qualcosa che abbiamo fatto tutti da bambini, quando nostro fratello si sbucciava il ginocchio e noi c’inventavamo qualcosa perché la mamma si occupasse anche di noi, guarda sono caduto anche io.”

http://www.rivistastudio.com/standard/bufale-tragedie-las-vegas/

Bambole

Trovo, in questo interessante articolo sulle bambole (sì, le mie letture spaziano), un inciso davvero interessante:

«La gente è convinta che i bambini siano tutti elettronica dipendenti per un motivo: quell’ora scarsa di tablet concessa il genitore se la tiene stretta per quando esce, va a cena fuori o deve fare la spesa… Le persone vedono in giro questi bimbi con il tablet, ma non sanno che quei momenti sono gli unici della giornata, e ti salvano la vita»

http://www.rivistastudio.com/long-form/bambole-giocattoli-bambine/

Diventeremo tutti graffette

Nei peggio-meglio film di fantascienza il mondo finisce dominato dalle macchine. Oggi che le macchine possono imparare, questo scenario è ancor più inquietante. Ma non aspettarti il the Matrix, o Skynet o il Master Control Program. L’intelligenza artificiale che divorerà l’universo lo trasformerà in graffette.

È una cosa molto più seria di quanto sembri.

http://www.fantascienza.com/22943/le-graffette-l-universo-e-tutto-quanto

Droga

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Non è la droga che fa un drogato, ma la voglia di scappare dalla realtà. 

Riley Blue, Sense8, S1E6

Un’analisi della scuola italiana

Partendo dalle ripetizioni private, Christian Raimo analizza la situazione scolastica italiana, citando don Milani:

“Ci sono dei professori che fanno ripetizioni a pagamento. Invece di rimuovere gli ostacoli, lavorano a aumentare le differenze. La mattina sono pagati da noi per fare scuola eguale a tutti. La sera prendono denaro dai più ricchi per fare scuola diversa ai signorini. A giugno, a spese nostre, siedono in tribunale e giudicano le differenze. Non è che il babbo di Gianni non sappia che esistono le ripetizioni. È che avete creato un’atmosfera per cui nessuno dice nulla. Sembrate galantuomini”.
Nel 1967 don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi della scuola di Barbiana in Lettera a una professoressa raccontavano una scuola classista che discriminava i figli dei contadini (i Gianni) dai figli dei dottori (i Pierini); a distanza di cinquant’anni esatti l’accusa potrebbe essere identica e resterebbe ugualmente inascoltata.

Christian Raimo, Nell’universo classista delle ripetizioni private, Internazionale

Scrivere, nascondere, scoprire

“Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto”.

Italo Calvino

http://studio83.info/blog/2017/10/la-letteratura-e-linganno-una-presentazione-letteraria-con-studio83/

Il linguaggio è violento

“…il linguaggio è carico di violenza. Noi dobbiamo sempre aver presente che il linguaggio è potenzialmente violento…” (Giuseppe Pontiggia)

http://www.mantellini.it/2017/11/01/handicappato/