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#20af: al cinema

Capitava di andare al cinema. Ce n’era uno a nord di O’Connell Street Upper, forse oggi si chiama Cineworld, in Parnell Street. All’epoca era un edificio scintillante in un quartiere all’inizio del suo periodo di riqualificazione. Molto all’inizio. Ho conservato un biglietto, 23 agosto, The Avengers.

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Dalla cantina è riemerso un fascio di carte che puzzano di muffa: sono le mie agende. Ripercorro i miei impegni di vent’anni fa, così nasce #20af

#20af: DART

Non so come siano oggi i trasporti pubblici a Dublino. Vent’anni fa c’erano un sacco di autobus, ma per me il mezzo più comodo era la DART, la metropolitana all’aperto. In una quindicina di minuti, se non ricordo male, mi portava in centro da Raheny (anzi, mi veniva più comoda la Kilbarrack Station). In luglio e in agosto scendevo sempre a Tara Street perché era la più vicina alla scuola, in Dame Street. In settembre, quando i negozi di souvenir con i cartelli “Non toccare” scritti solo in spagnolo tornarono negozi più o meno normali, iniziò la mia working experience in Merrion Square, quindi scendevo alla Pearse Station. Le locomotive diesel erano impressionanti.

Comunque, la DART era comoda, un po’ sgangherata ma sopravviveva alla scarsa disciplina degli irlandesi, che attraversavano i binari della Kilbarrack Station, incuranti del rischio. E che rischio! La linea era percorsa sia dai treni della DART che da quelli a lunga percorrenza, treni diesel che non frenavano mai. Attraversavano le stazioni suonando come matti a velocità smodata.

Nelle foto, qualche cimelio:

 

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#20af: un tranquillo weekend fuoriporta (con attentato)

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L’automobile in cui era nascosta la bomba, all’incrocio tra Market Street e Dublin Street, Omagh (fonte wikipedia)

Il 15 agosto del 1998 era un sabato. Con una dozzina di ragazzi della scuola eravamo partiti la mattina presto alla volta del Donegal (non proprio fuoriporta…). Il pullman faceva sosta a Omagh. Qualche ora dopo il nostro passaggio, una bomba esplose nel centro del paese, uccidendo ventinove persone, molti giovani. Ci sono tante pagine che ricordano quella strage, una delle più sanguinose dell’IRA. Wikipedia in inglese, un sito italiano che raccoglie anche le foto delle vittime. Secondo la mia ricostruzione, il nostro bus si fermò all’Omagh Buscentre, poco distante dal luogo dell’attentato, ma potrebbe essere stata anche una stazione appena fuori città.

Non ricordo quando venimmo a conoscenza dell’attentato. La nostra minivacanza fu tragicomica. Ore e ore di pullman, arrivammo a Donegal Town nel tardo pomeriggio di sabato, alloggiammo probabilmente all’ostello, noleggiammo delle biciclette e cominciò a piovere. Non ricordo se e dove mangiammo la sera. Durante la notte tutti svegli a far casino, nell’ostello c’erano altri ragazzi italiani, di cui uno non aveva mai bevuto alcol in vita sua e aveva deciso di recuperare tutto quella sera con effetti prevedibili.

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l’allegra combriccola con le bici

La mattina dopo breve giro in paese e di nuovo ore di bus per rientrare a Dublino. Del Donegal non abbiamo visto nulla, in compenso non ho mai sofferto così tanto di mal d’auto.

 

 

 

Il lunedì, andando a scuola, vidi le prime pagine dei giornali esposte nelle edicole. Facevano impressione.


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#20af: Howth

L’8 agosto 1998 era un sabato. A Zurigo si ballava nelle strade per la Streetparade. Avevo manovrato per riuscire a tornare dall’Irlanda, ma non lo feci. Così, con altri ragazzi della scuola, andammo in gita a Howth, un paesino che segna il confine nord di Dublino.

Foto ricordo, sullo sfondo la Sutton Martello Tower, prima dei lavori di rinnovo.

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#20af: telefonare a casa

Telefonare a casa dall’Irlanda era complicato. Era il 1998, sì, qualcuno il telefonino già l’aveva, ma io no. Dovevo chiedere alla signora presso cui vivevo se potevo usare il suo, che stava in cucina e non aveva un contascatti. Ricordo che chiesi alla ragazza che stava lì da tanto come facevo a pagare, lei mi disse che ogni tanto le lasciava qualcosa ma non aveva idea di quanto spendeva, che usava la cabine. Bene, vada per le cabine. Tonnellate di monetine, finché scoprii le tessere prepagate. Ne esistevano di diverse compagnie, le chiamate costavano poco, le trovavi dappertutto, ma passavi le ore a fare il numero. Dovevi fare il numero della compagnia, poi il codice sulla tessera, poi il numero da chiamare. Ne ho conservata una per ricordo.

 

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#20af: i bouncers

Parliamo ancora di pub. Non so perché, ma in questi giorni vent’anni fa ho segnato i nomi di molti pub. Ero in Irlanda da tre settimane e avevo passato parecchie serate a Temple Bar, quindi non so perché li ho segnati solo in questo periodo. I nomi di quei posti, chissà se esistono ancora, sono: Temple Bar Pub, The River Bar, The Dome, Porterhouse. E il già citato Buskers+Boomerang.

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Una caratteristica di questi posti erano i bouncers, ovvero i buttafuori. Come altrove, ragazzotti palestrati che fanno la guardia alla porta, decidono chi entra e chi no, e se capita intervengono nel locale per mantenere la calma. A differenza di quelli che avevo visto fino a quel momento, i bouncers dublinesi erano pieni di cicatrici. Fresche. Cioè, facevano a botte davvero. Le prendevano, ma certamente le davano anche. Sospetto che gli antagonisti fossero gli inglesi in gita, di solito per un addio al celibato molto alcolico e agitato (le ragazze degli hens’s party, cioè gli addii al nubilato, invece erano le benvenute). Insomma, meglio non scherzarci troppo.

Uno dei loro compiti era impedire ai minorenni di entrare nei pub. Cercavano di evitare anche di lasciare entrare i gruppi di maschi troppo numerosi. Mi capitava spesso di girare con ragazzi e ragazze della scuola molto giovani. Tipicamente si bighellonava sulle strade di Temple Bar in gruppi di dieci o quindici persone, ci si fermava davanti a un pub, si decideva di entrare, e i bouncers lo impedivano. Troppi, troppo giovani, troppi maschi. Ricordo una sera in cui il gruppo era capitanato da un tedesco con accento tedesco che veniva rimbalzato puntualmente a ogni porta finché io, forte della mia esperienza, ho preso il controllo della situazione. Gruppetti di due o tre persone, rigorosamente misti ragazzi e ragazze. Le più giovani con i più vecchi, passo deciso, sguardo sicuro (o il contrario), ci si accoda a un gruppo numeroso e quando il bouncer lo ferma si passa a lato. Quella sera io ho fatto entrare tre minorenni, entrando e uscendo. Un successo.

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#20af: serate a Temple Bar

La mia agenda dice che vent’anni fa, giovedì 23 luglio 1998, passavo la serata al Buskers e al Boomerang Nightclub. Il primo esiste ancora, il secondo no. All’epoca, alcuni pub chiudevano a una certa ora, obbligati dalla legge, ma riaprivano subito dopo come discoteche, quindi con biglietto d’ingresso. Sospetto che l’accoppiata Buskers e Boomerang fosse una versione raffinata di questa prassi.

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Un’altra pratica interessante era quella dei volantini distribuiti durante il giorno. Presentandoli alla cassa si aveva uno sconto. Nelle immagini un pregevole esempio (fronte e retro).

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#20af: Galway

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La colazione del campione, e dell’autista del pullman. Foto di cartolina originale, 1998. 

Sabato 18 e domenica 19 luglio 1998 partecipai a una gita con la scuola di Dublino. Ci portarono in pullman a Galway e poi alle Cliffs of Moher. L’autista del pullman si fermò per una vera colazione irlandese. Io soffrivo tremendamente il mal d’auto in tutte quelle stradette strette.

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Scattavo le foto con queste macchinette usa e getta, che poi si facevano sviluppare in farmacia (in Irlanda farmacisti e fotografi erano abbinati). Quindi le foto fanno tutte schifo.

Galway è una cittadina piuttosto carina, ma la vera meraviglia furono le Cliffs of Moher. Ho cercato di ricostruire il viaggio, l’albergo dove soggiornammo probabilmente fu l’Aran View Country House.

Ecco qualche scatto dell’epoca.

Il 20 luglio, lunedì, secondo la mia agenda non ci fu scuola. Pensavo fosse per il Tour de France, che quell’anno partiva da Dublino (vidi che pulivano le fermate degli autobus sopra, cioè il tetto, perché si vedeva dagli elicotteri), ma wikipedia dice di no, la tappa a Dublino fu precedente. Quindi non so perché.

L’inizio di luglio fu caratterizzato da scontri nel nord, la solita marcia degli orangisti, qualche morto.

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#21af: Alice Cooper; #20af: The Kitchen, Dublino

Screen Shot 2018-07-17 at 01.08.00Questa è successa ventuno anni fa. Il 17 luglio 1997, in serata, accompagnai un amico al concerto di Alice Cooper. Lui per i concerti comprava sempre due biglietti nella speranza di portarci qualche ragazza. Appassionato di musica metallica, non voleva lasciarsi scappare Alice Cooper ma il secondo biglietto alla fine glielo comprai io (o forse me lo regalò?).

Il concerto era in una località di cui non ricordo nulla appena fuori Zurigo. Ci andammo in moto, la mia prima volta in moto come passeggero (come guidatore non c’è ancora stata). Posto deserto, biglietto sulla porta, il concerto è al Volkshaus. Ok, torniamo a Zurigo. Arriviamo e parcheggiamo in una stradina nei dintorni, di corsa perché ormai era tardi e non sapevamo dove andare. Il mio amico scende dalla moto e chiede a un ragazzo che passava se sapeva dov’era il concerto. Quello, magro, capelli lunghi lisci ben pettinati, gli risponde in inglese che era appena lì dietro. Poi lo guarda e aggiunge “I play guitar in the band” e ne va. Al mio amico cade la mascella.

Secondo la mia ricostruzione, il concerto aveva questa setlist e il chitarrista era Tommy Henriksen. Chissà se Tommy si ricorda di quell’armadio da 1.90 che somiglia a Kurgan con jeans giacca in pelle e stivali a luglio, un casco (rosso?) in mano e la mascella sul marciapiede?

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#20af Venti anni fa invece passavo la serata alla discoteca Kitchen di Dublino, di proprietà degli U2. Quanto di meno dublinese o U2 si possa pensare: discoteca ultra moderna, architetti impazziti, musica elettronica di tendenza ad alto altissimo volume. Supercoda all’ingresso, prezzi assurdi, ma una volta ne

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lla vita ci devi andare, se sei a Dublino negli anni Novanta.

Nelle immagini, un volantino, grande poco più di un biglietto da visita, che pubblicizzava una serata al The Kitchen. Capitava spesso che per strada ti davano volantini, spesso con sconti sull’entrata o sulle bibite. Questo no, però nessuno sconto al The Kitchen.

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#20af: ultima festaz e Dublino

Il 18 giugno del 1998 andai per l’ultima volta alla festa dell’astaz, la famosa e famigerata festa dei ticinesi. Si tenne all’OXA, non al Cubanito come al solito e nemmeno al Jail, come la precedente. Non avevo più casa a Zurigo quindi dovetti arrangiarmi da un’amica. Quando tornammo a casa, verso le 8 del mattino, nel sacco a pelo che avevo preparato con cura su un materassino dormiva qualcun altro. Dormii per terra con un asciugamano come coperta. Non seppi mai chi fu la donzella che mi rubò il letto.

Un paio di settimane dopo iniziò la mia avventura irlandese. Partii il 2 luglio, facendo tappa a Zurigo. Arrivai a Dublino venerdì 3 luglio, con il weekend a disposizione per ambientarmi. La host family, irlandesissimi ma astemi, anziani, con tanti figli grandi, mi propose di unirmi a una loro ospite che andava in gita a Belfast. Declinai pensando che ci sarebbero state altre occasioni, ma non ce ne furono. Mai stato a Belfast.

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Cartolina a forma di scritta Dublin, originale 1998

Sabato lo passai in gita con la scuola a Glendalough, poi in serata la scuola organizzava una discoteca per i ragazzi più giovani. Accompagnai un’amica che scortava un gruppetto di adolescenti di Verbania.

La prima settimana fu dedicata all’integrazione a scuola e alla vita dublinese, con visite a diversi pub (per esempio all’OBrien Pub, secondo l’agenda) e alla distilleria Jameson.

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Sabato 11 al The Dome, che se non ricordo male era una discoteca (ma forse no). Update: trovato volantino, riemersi ricordi. The Dome era un pub sportivo, con televisori dappertutto che trasmettevano sport. Ricordo i cessi sempre affollati. Nell’immagine, uno dei volantini che distribuivano ovunque con lo sconto.

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