Addio al Corriere del Ticino

Iniziai a leggere i giornali verso i quindici anni, credo. In casa eravamo abbonati al Corriere del Ticino. Uscito di casa stipulai un abbonamento mio, anche quando abitavo a Zurigo, dove mi pare di ricordare che come studente costasse davvero poco (ma non sempre arrivava il giorno stesso). 

Per circa trent’anni ho letto regolarmente il Corriere del Ticino, ma ho deciso di smettere e ho interrotto il mio abbonamento. 

Non l’ho fatto a cuor leggero: è un grande dispiacere rinunciare a questa abitudine. Il costo, però, è troppo alto per il servizio che ne ottenevo. 

Scorrevo i titoli, ma erano veramente pochi gli articoli che leggevo. Di solito, infatti, ciò che trovavo nel CdT l’avevo già visto altrove (a parte le notizie di cent’anni fa, ma posso vivere senza). D’altra parte, sarà più o meno un secolo che il giornale non è il mezzo più adatto a portare le novità. Però non ero soddisfatto nemmeno dei commenti o degli approfondimenti, ovvero di ciò che dovrebbe costituire il valore di un giornale di oggi. Purtroppo non mi ci ritrovavo più. 

Nell’ultimo anno il Corriere del Ticino ha parlato della pandemia, a mio modo di vedere, minimizzandola in tante occasioni, promuovendo riaperture e allentamenti nonostante le cose andassero male, contrastando le previsioni degli esperti (che poi ahimè si sono avverate). Ho percepito troppi interessi a influenzare questa visione e non mi è piaciuto. 

Ma non è l’unico tema dove mi sono trovato in disaccordo. Da anni infatti il CdT parla troppo spesso in modo negativo delle tecnologie digitali. Il loro ruolo nella nostra società, sempre secondo la mia percezione, è visto come quello di un elemento fastidioso, malevolo, negativo. Probabilmente qui l’influenza è dettata da interessi corporativi. 

Peccato, perché di cose buone  in questo campo il CdT ne ha fatte. È stato uno dei primi media ticinesi ad avere una strategia chiara e precisa nel digitale, con un’applicazione per fruire del giornale in formato digitale con un’esperienza simile a quella che si ottiene con un supporto cartaceo. Ho sempre avuto qualche dubbio, in merito: da un lato il grande vantaggio di offrire una via digitale familiare per i lettori abituati alla carta, dall’altro il restare fermi a una concezione cartacea del prodotto. Ma di sicuro è stata una scelta coraggiosa. 

Auguro al CdT di (ri)trovare il sostegno di lettori come me. 

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