Romanzo: Il silenzio, di Don DeLillo

In breve: non mi è piaciuto. O probabilmente non l’ho capito. O tutt’e due le cose. 

Naturalmente ho sentito parlare di Don DeLillo, e di solito bene. Ma non avevo mai letto niente di suo finché non ho sentito di Il silenzio. Blackout mondiale visto da una gruppo di amici: il tema mi intriga. Libro breve, l’ideale per scoprire un autore. 

Ovviamente non mi aspettavo un action ricco di zombie come quelli dell’ottimo Maberry. 

Tutto è concentrato sugli schermi che si spengono, una sorta di metafora, su cui giustamente non si insiste troppo. Metafora, dicevo, del nostro mondo digitale che smette di funzionare all’improvviso lasciandoci persi. 

E persi in effetti sono i personaggi. La coppia formata da Max e Diane, che, a casa e in compagnia di Martin, un ex studente di lei, inizia a guardare il Superbowl attendendo l’altra coppia che torna dalla Francia in aereo, ovvero Jim e Tessa. 

Quando lo schermo del televisore si spegne l’ex studente Martin comincia a enunciare frasi in modo piuttosto incomprensibile, imitando la voce di Einstein. Max fissa lo schermo nero recitando vecchie radiocronache. Diano, più tardi, penserà che potrebbe anche sbattersi l’ex studente. 

La coppia in aereo, Jim e Tessa, prevedeva di trascorrere il Superbowl in compagnia di Max e Diane. Dopo un volo transoceanico a me riuscirebbe difficile ma non sono americano. Jim e Tessa arrivano in aeroporto grazie a un atterraggio di emergenza, in cui lui è ferito alla testa. Ferita leggera, tanto che i due prima trombano in un bagno, poi affrontano un dialogo profondo con la tizia che controlla i passaporti. Oppure trombano dopo, non ricordo. In seguito si ritrovano a casa degli amici di cui sopra, ma non si sa come ci sono arrivati. A quel punto, nel bel mezzo di un blackout mondiale, Max, il padrone di casa, smette di recitare radiocronache ed esce per fare un giro. 

Credo finisca più o meno così. 

Personaggi vuoti, dialoghi incoerenti, azioni inverosimili. Se è una riflessione sulla nostra società, non l’ho capita. Evidentemente questo tipo di letteratura  non fa per me, forse è meglio tornare all’action con gli zombie. 

Don DeLillo, Il silenzio, Giulio Einaudi Editore, 2021

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