Antologia: Fantatrieste, a cura di Roberto Furlani

Recensisco con piacere questa antologia di fantascienza triestina, che è stata una bella sorpresa. Sorpresa? Beh, non proprio, visto che alcuni nomi li conoscevo e sapevo fin da prima di leggere che non mi avrebbero deluso. 

L’Introduzione di Roberto Furlani ci offre un panorama molto interessante sulla fantascienza a Trieste degli ultimi decenni. Trieste è sempre presente nei racconti di questa antologia. Si percepisce la sua anima durante la lettura: non è un semplice sfondo, non è solo un’ambientazione. A volte è quasi un personaggio, a volte un ambiente che condiziona la storia. 

Effimera, di Fabio Aloisio, la leggo come una storia d’amore in cui i protagonisti non appartengono alla stessa civiltà. Somiglianze e differenze definiscono questo rapporto, mentre il racconto si conclude in modo quasi onirico tendente al poetico, dove l’immagine prevale sulla storia. 

La mente del robot, di Simonetta Olivo, racconta dell’amicizia tra uomini e macchine, nata sull’onda di un’indagine condotta da un essere umano nella mente di un robot. Indagine che svelerà molte cose sull’umano, più che sul robot. Delicato e preciso. 

I figli dei naniti, di Lorenzo Davia. Una specie di epidemia, una tecnologia sfuggita di mano che non si riesce a controllare, la fusione di corpi biologici e macchine. Questi elementi sono il motore di questa storia, in cui il protagonista indaga sulla morte di un amico. I suoi ricordi affiorano man mano che l’indagine procede e la speranza, in un mondo disperato, non scompare del tutto. Buon ritmo, ben gestito, per un racconto appassionante. 

Il canto delle sirene, di Giuseppe O. Longo. Racconto piuttosto breve, di stampo classico, che però non mi ha convinto un gran che. 

I precursori, di Roberto Furlani, ci porta a scoprire la storia di Trieste. Una vecchia bomba, una trattativa commerciale difficile, personaggi molto ben descritti e una trama complessa ma ben gestita. Quasi un piccolo romanzo.  

Racconto senza fine, di Alex Tonelli, è linguisticamente troppo all’avanguardia per i miei gusti. La prima parte è simile a un poema, e tutto il racconto è ricco di riferimenti culturali che fatico a comprendere. 

Mahut, di Fabio Calabrese, parla di mare e di viaggi lunghi. Il racconto unisce la poesia delle storie di mare al brivido delle storie di spionaggio, in uno strano miscuglio che funziona egregiamente. 

High Hopes, di Caleb Battiago, ha uno stile cyberpunk (ma si dice ancora?). Un personaggio noir è protagonista di una storia rude che convince soprattutto per il suo ritmo. 

Tutto ciò che siamo, di Gianfranco Sherwood, è la storia di un’amicizia il cui passato è oscuro. Condito con un sapore di avvistamenti ufo e misteri scientifici, il racconto ci offre tanto soprattutto sugli umani che lo popolano. 

Pitco, di Luigi R. Berto, è protagonista suo malgrado di un viaggio incredibile, dove i battibecchi familiari dominano con ironia. 

Roberto Furlani (curatore). Fantatrieste, collana eAvatar n. 41, Kipple Officina Libraria, 2020.

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