Romanzo: La bambina e il nazista, di Franco Forte e Scilla Bonfiglioli

Attenzione: questo commento contiene spoiler. 

La bambina e il nazista (di Franco Forte e Scilla Bonfiglioli, Mondadori) è un romanzo difficile da leggere. Non perché sia scritto in modo complicato. Anzi: la scrittura è elegante e pulita, è scorrevole, la tensione che gli autori creano spinge a girare pagina. Ma la storia è dura, il protagonista, in cui ci immedesimiamo perché così funziona nei romanzi, è un nazista che fa cose da nazista. Malvolentieri, ma le fa. È un uomo pieno di contraddizioni. 

E infatti, più che la storia della bambina, mi ha colpito quella di Hans, il nazista. Mi immagino quanti, come lui, si siano trovati nella sua situazione. Dover obbedire e fare cose orribili per evitare una punizione certamente dolorosa. Hans ha avuto il coraggio, se non di ribellarsi, perlomeno di fare qualcosa di buono (con un prezzo alto, però). Io l’avrei avuto, quel coraggio? 

Nemmeno il lieto fine, che non è proprio proprio lieto, riesce a consolare il lettore dopo tutto quel che ha letto, dopo aver assistito a quanto ha visto Hans, a quanto ha fatto Hans. 

Temi difficili, dolorosi, necessari, affrontati con coraggio, delicatezza, durezza, da un punto di vista, quello del nazista, di sicuro molto difficile da gestire. 

Sul piano tecnico, il romanzo è strutturato in 49 capitoli, ognuno dei quali suddiviso in capitoletti. Gran parte del romanzo ha il punto di vista di Hans, tranne alcuni capitoli che riportano quello di altri personaggi. Di Hans viene mostrato tutto: pensieri, azioni, dubbi, rimorsi. È un protagonista completo, che emerge dalle parole con incredibile chiarezza. 

Degli altri personaggi, alcuni sono appena accennati, ma è sufficiente quel poco che viene detto per comprenderli e immaginarseli. I loro tormenti, i loro dubbi, le loro sofferenze. Soprattutto in quelli che metterei grossolanamente nella categoria dei personaggi positivi. Meno incisivi, secondo me, i personaggi negativi.

Un altro discorso va fatto per la bambina. Di tutti i personaggi, mi sembra quello meno esplorato e meno approfondito. Leah è poco attiva, raramente esprime i suoi pensieri o si oppone a quanto gli viene chiesto. Sembra quasi essere un MacGuffin, un ”oggetto di valore” per usare una terminologia un po’ tecnica. Attorno a lei ruota tutta la storia, ma lei sembra non riuscire a emergere. 

Un libro necessario per non dimenticare. 

Franco Forte e Scilla Bonfiglioli, La bambina e il nazista, Mondadori, Milano, 2020

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