Romanzo: L’inguaribile, di Tommaso Soldini

Di questo romanzo ho molto apprezzato la lingua. L’inventiva dell’autore è molto interessante. Usa espressioni colloquiali in modo raffinato e azzeccato. 

“Questo gli stava accadendo da quando Gemma lo aveva abbandonato, gli si era inceppato il cosa fare. “ (pag. 228)

Oppure tronca le frasi tanto si capisce lo stesso. Ma lo fa bene: “D’altra parte non aveva nessuna voglia di portarla al ristorante, sarebbe bastato incrociare un conoscente e la frittata sarebbe stata.” 

L’uso dei nomi di luogo senza la prima lettera (Ondra, Enezia, Ellinzona,…) aumenta il senso di irrealtà. Stacca dal mondo reale ma al tempo stesso dice non siamo così lontani. 

Il romanzo racconta una storia d’amore e una storia di investigazione, che poi è una storia d’amore pure quella. Il ritmo è rapido nella lingua ma lento negli eventi. Il protagonista ragiona molto, medita, pensa, riflette. Fa anche delle cose, ma non sono quelle che restano in mente. Qualcuna sì: le visite alla casa di piacere restano in mente perché avvengono scene esagerate, tanto che si ha il dubbio se sono reali o immaginate. Altre scene invece sono brutalmente realistiche, come la descrizione del taglio delle unghie dei piedi. 

Ho prestato attenzione alla gestione del punto di vista e, complice la lingua a volte molto asciutta, capita che non è facile seguirne i percorsi. Io credo che l’autore mescoli volutamente i fatti che capitano al protagonista Michele con le sue riflessioni (sue di Michele, sue dell’autore?) e ricostruzioni della vicenda giornalistica che sta ricostruendo, quella di Roby Ratter. Tra la sua storia e quella di Roby, Michele nota dei parallelismi, sottolineati dall’autore in una mescolanza che a volte confonde il lettore, che si trova invischiato in vicende diverse ma su cui i pensieri si somigliano. 

Vicende romanzate ma reali: quella di Roby Ratter è chiaramente ispirata a fatti reali avvenuti alcuni anni fa in Ticino. O in Icino?

Tommaso Soldini, L’inguaribile, Marcos y Marcos, Milano, 2020

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