#20af: ospite

Il mese di maggio del 1998 è stato caratterizzato dal mio essere ospite (a casa mia).

A casa mia. In realtà, a casa di mia madre, dove non avevo mai vissuto realmente (ci eravamo trasferiti dopo che io avevo iniziato gli studi a Zurigo, quindi quella doveva viveva lei non la sentivo – ancora – casa mia).

All’Università della Svizzera italiana, dove assistevo, da clandestino più che da ospite, ad alcuni corsi, per farmi un’idea di cosa avrei trovato a ottobre. L’USI, poi, è diventata la mia casa come studente e come dipendente fino al 2014.

A Zurigo. La città che chiamavo casa, ma dove non avevo più un posto mio. Speravo di riuscire a mantenere viva la mia vita sociale. I miei amici erano a Zurigo. Ho fatto avanti e indietro non so quante volte, tra maggio e luglio del ’98, per partecipare alle solite feste, frequentare la solita gente e i soliti posti, sempre stando da amici. La prima volta da ospite è stata giovedì 7 maggio, in occasione di un festino StuZ. Nei giorni successivi, cene, feste eccetera, fino al rientro a casa di qualcuno sabato notte alle 4.40, dopo una festa. Il giorno dopo, alle dieci e trenta, partenza per il Ticino.

Nel frattempo la vita sociale zurighese si evolveva. Il centro si spostava dagli Zic Zac all’Alpenrock House, una discoteca molto particolare vicino all’aeroporto. So che poi è diventata la meta preferita, ma io l’ho frequentata solo qualche volta. Una volta l’ho sfiorata, e peccato non averla conosciuta. Era una sera di primavera, forse del 1997. Giovedì. Serata allo Zic Zac in centro, poi nessuno con la voglia di rientrare. Si tenta alla Kaufleute, ma arriviamo che sta chiudendo. Ci spostiamo a El Presidente, accanto all’Alpenrock che snobbiamo perché non la non conosceva nessuno, ma ci impediscono di entrare perché una ragazza del gruppo è sotto i 23 anni. Si riprova con la Oxa, celebre discoteca frequentata da ragazzi di origine italiana, ma è in ristrutturazione. E allora torniamo in centro, dopo due ore di macchina, e ci infiliamo al Cube (a 50 m dallo Zic Zac). Paghiamo 15 franchi di entrata alle 3 passate, compriamo da bere e ci rendiamo conto di essere capitati in una festa gay. Poco male, ci siamo divertiti parecchio.

Dalla cantina è riemerso un fascio di carte che puzzano di muffa: sono le mie agende. Ripercorro i miei impegni di vent’anni fa, così nasce #20af

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