L’adolescenza non è una malattia, di Alessandro D’Avenia

Interessante articolo di Alessandro D’Avenia sull’adolescenza: L’adolescenza non è una malattia, sul Corriere della Sera.

Ecco un riassunto brutale, composto perlopiù da citazioni.

Tre momenti di sviluppo dell’adolescente:

  • Età prescolare (fino ai sei anni)
    • rapidissima espansione fisica
    • massima esplorazione
    • curiosità a tutto campo
  • Età scolare
    • l’espansione del cervello rallenta per selezionare le connessioni che si sono aperte nella tappa precedente
    • il bambino impara a concentrarsi e diventa più abile
    • desidera mettere in ordine il mondo a modo suo, per esempio colleziona oggetti o
      sa tutto di dinosauri e pianeti
  • Pubertà
    • terremoto ormonale
    • il cervello torna a plasmarsi come nell’età prescolare
    • l’esplorazione del mondo non avviene più in un contesto protetto
    • per i genitori e gli insegnanti bisogna incoraggiare un dilettante allo sbaraglio ad andare in scena, per provocare il difficile ma fondamentale abbandono del nido
    • l’adolescente torna bambino, ma adesso per smettere di esserlo
    • stabilizzate le strutture neurali per sopravvivere ora si prepara … a vivere

A guidare lo sviluppo adolescenziale vi sono due sistemi, uno più emotivo l’altro più riflessivo:

  • Parte emotiva
    • l’adolescente cerca la ricompensa immediata (piacere), spinto dai centri neurali della gratificazione che in questa fase sono molto attivi
    • perciò i primi amori, i primi libri, i primi viaggi, i primi lutti, sono esperienze forti che si fissano nella memoria
    • la ricompensa è la conferma del suo essere unico al mondo, la trova nel consenso dei coetanei
    • è una ricompensa sociale: non si ubriacano perché piace loro l’alcol, ma perché qualcuno li sta guardando bere
    • è il modo per capire che le proprie azioni hanno delle conseguenze reali
      genitori e inseganti devono ricompensare gli adolescenti con qualche complimento
    • il neurotrasmettitore è la dopamina, che compare quando riceviamo un like e ci fa sentire vivi, ma provoca dipendenza
  • Parte riflessiva
    • l’adolescente si stabilizza
    • comincia a capire la differenza tra piacere e felicità: la gratificazione immediata esaurisce subito il suo effetto, quella che viene da progetti a lungo termine è duratura
    • il neurotrasmettitore è la serotonina che porta appagamento e felicità, sentimenti rilassanti e duraturi
    • completare un lavoro impegnativo, vivere un amore fedele o un’amicizia salda: è così che siamo vivi davvero, perché si tratta di una condizione interiore stabile e non di un’emozione fugace

Quindi bisogna guidare i ragazzi nel cercare gratificazioni a lungo termine, altrimenti si lasciano prendere solo dal piacere di immediata soddisfazione (like, videogiochi). Le attività che richiedono disciplina e cura del gesto ripetuto portano a un controllo di sé stessi: fortezza, lealtà, affidabilità, sincerità, intraprendenza, generosità… Si tratta oer esempio di uno sport, il controllo delle emozioni attraverso una strumento musicale, i laboratori d’arte e artigianato, i gruppi di teatro e di lettura; tutto l’ambito del volontariato (dal doposcuola per bambini in difficoltà al servizio in una mensa); i lavori temporanei per guadagnare qualcosa.

1 commento su “L’adolescenza non è una malattia, di Alessandro D’Avenia”

  1. Ho appena letto un paio di libri di D’avenia e devo dire che lo stimo molto, sia come scrittore che come uomo. Quello che ha scritto sull’adolescenza lo condivido pienamente per cui non aggiungo altro.
    Un saluto

    "Mi piace"

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