Romanzo: Qualcosa, là fuori, di Bruno Arpaia

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Proseguono le mie letture distopiche e scopro che diversi autori italiani se ne sono occupati. Autori spesso fuori dal genere fantascienza. E infatti anche nelle presentazioni di Qualcosa, là fuori di Bruno Arpaia è dura trovare la parola fantascienza. Cosa che di fatto è, e pure di quella buona.

La storia procede in parallelo: in un futuro prossimo osserviamo il disfacimento della società attraverso gli occhi di un giovane Livio, giovane ricercatore, marito e padre; in un futuro un po’ più remoto, è un vecchio Livio che ci guida in un mondo ormai devastato.

In questo romanzo non ci sono cataclismi, invasioni aliene, esplosioni nucleari, epidemie di vampirismo o zombismo. Il mondo cambia gradualmente, ma rapidamente, per via del riscaldamento globale.

Arpaia descrive i cambiamenti climatici con un rigore scientifico esemplare, quasi troppo per un romanzo.

Il pianeta si riscalda, le zone desertiche si spostano, così come quelle temperate. L’impatto sociale è devastante, le nazioni che oggi consideriamo ricche vanno in rovina perché non hanno più le risorse elementari (acqua, agricoltura, allevamento) e si disgregano.Tutto questo Arpaia ce lo racconta attraverso due storie: quella del Livio giovane e quella del Livio vecchio, entrambi impegnati a gestire relazioni con altre persone.

 

È questo il futuro che ci attende? Quello del contrappasso, dove saremo noi a mendicare ospitalità a chi sta meglio di noi?

Meno poetico de La strada, meno intimo de Le cose semplici, meno avventuroso dei romanzi di Maberry, Arpaia disegna con sensibilità il suo affresco del presente, peraltro non troppo originale, attraverso la forza di questo romanzo, cioè un’ipotesi del futuro molto realistica somministrata attraverso un’ottima narrazione.

Resta una domanda a cui non ho trovato una risposta (forse mi sono distratto): perché le guide sono tutte donne?

Bruno Arpaia, Qualcosa, là fuori, 2016, Guanda, Milano

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