Romanzo, Anna, di Niccolò Ammaniti

Di Niccolò Ammaniti ho letto solo Fango, una raccolta di racconti, tra cui l’unico di cui conservo vaghi ricordi: L’ultimo capodanno dell’umanità (di cui esiste un film che non ho visto). 978880622775medNon è un buon segno. Quell’aria di decadenza trash alla Delikatessen non mi aveva entusiasmato.

Ero scettico su Anna, ma l’ho comprato perché ne ho letto bene e perché desidero leggere buona fantascienza italiana.

Mi è piaciuto. Probabilmente è vero che di originale c’è poco: tanto di ciò che è presente nel romanzo si è letto e visto altrove, e non da ieri. Ciò che ho apprezzato è lo stile (vedi sotto) e la capacità di Ammaniti di rendere il punto di vista di Anna. Ingenua nelle sue descrizioni della terribile desolazione che vede e nel raccontare una società in cui solo una ragazzina può vedere una  speranza.

Un esempio: a pagina 40 seguiamo Anna nella sua casa, al buio, con una torcia. Il fratello scotta e lei cerca il quaderno, lasciato dalla madre, dove potrebbe trovare il modo di curarlo. Per una ventina di righe la vediamo aggirarsi per la casa (“Il fascio di luce illuminò un tappeto a scacchi colorati e una scrivania impolverata…” cose così). Poi di botto: “Sulla sopraccoperta rossa e blu c’era uno scheletro con le braccia incrociate”. La naturalezza di questa narrazione ci prende a schiaffi perché, da adulti, noi ci rendiamo conto e capiamo che Anna no, non se ne rende conto. Non del tutto.

Lo stile di Ammaniti, in questo romanzo, è asciutto, secco, rapido. Le cose succedono, una dopo l’altra, senza tregua, senza tempi morti. Il lettore si trova nella situazione di Anna, spaesato, con poche informazioni per  pensare e prendere decisioni vitali.

Però ci sono i flashback. Ci ho messo un po’ per capirne l’utilità. Sono brevi divagazioni che sembrano avere poco a che fare con la storia. Non la mandano avanti, la fermano. E forse è questo il loro senso: dare al lettore il tempo di riflettere un momento e abituarsi a quanto ha appena letto. Non è importante tanto il cosa dicono, ma la pausa che ti fanno fare.

Se proprio devo trovare un difetto a questo romanzo direi che è la mancanza di sesso. Non capisco perché manca il sesso. Stiamo parlando di bambini e ragazzini, ma grandi 13-14 anni. In realtà, vediamo Anna iniziare a percepire un sentimento, una passione. In un mondo come quello descritto da Ammaniti mi sarei aspettato di trovare qualche gruppo di ragazzini che pensano e fanno solo sesso. Un accenno alla violenza. E qualche ragazzina incinta.

Niccolò Ammaniti, Anna, 2015, Einaudi, Torino

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1 commento su “Romanzo, Anna, di Niccolò Ammaniti”

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