La scuola insegna a essere mediocri?

Uno dei paradossi più interessanti, nella scuola, riguarda l’Allievo Scolastico. Scolastico, nella scuola, non è un complimento. L’Allievo Scolastico è attento in aula, prende appunti, risponde se interrogato, pone qualche domanda, studia ciò che gli si dice di studiare, riesce piuttosto bene nelle verifiche. Ma non è una persona brillante: non offre spunti interessanti, non fa collegamenti fra materie, fatica ad avere pensieri suoi, non provoca. È soltanto another brick in the wall.

Di solito l’Allievo Scolastico non piace ai (bravi) insegnanti.

E, nonostante fare lezione in una classe di Allievi Scolastici sia riposante, non credo che la scuola faccia un buon servizio alla società se sforna (solo) Allievi Scolastici.

Mi è venuto in mente l’Allievo Scolastico leggendo un post di Angelo Mincuzzi, giornalista de Il Sole 24 Ore, in cui parla di Mediocrazia, l’ultimo libro del filosofo canadese Alain Deneault.

Deneault , racconta Mincuzzi, sostiene che il potere è sempre più nelle mani dei mediocri. Chi è il mediocre? Una persona, spiega Mincuzzi, che deve avere competenza utile ma che non rimetta in discussione i fondamenti ideologici del sistema. Deve avere spirito critico, ma limitato e ristretto all’interno di specifici confini altrimenti potrebbe rappresentare un pericolo. Perciò deve giocare il gioco.

Che significa? Mincuzzi spiega:

Giocare il gioco vuol dire accettare i comportamenti informali, piccoli compromessi che servono a raggiungere obiettivi di breve termine, significa sottomettersi a regole sottaciute, spesso chiudendo gli occhi. Giocare il gioco, racconta Deneault, vuol dire acconsentire a non citare un determinato nome in un rapporto, a essere generici su uno specifico aspetto, a non menzionarne altri. Si tratta, in definitiva, di attuare dei comportamenti che non sono obbligatori ma che marcano un rapporto di lealtà verso qualcuno o verso una rete o una specifica cordata.
È in questo modo che si saldano le relazioni informali, che si fornisce la prova di essere “affidabili”, di collocarsi sempre su quella linea mediana che non genera rischi destabilizzanti. «Piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale» è l’obiettivo del mediocre.

Sembra che Mincuzzi voglia attribuire una colpa, al mediocre: quella di esserlo di proposito. Io non lo so. Per qualcuno sarà così, qualcuno non sa essere altro. Forse qualcuno è stato formato per esserlo, per esempio, da un certo approccio al lavoro. Un’espressione piuttosto alla moda è problem solving. Risolvere problemi. È importante avere a disposizione dei Wolf che risolvano problemi. Ma, avvisa Mincuzzi, problem solving significa essere

alla ricerca di una soluzione immediata a un problema immediato, cosa che esclude alla base qualsiasi riflessione di lungo termine fondata su principi e su una visione politica discussa e condivisa pubblicamente.

In realtà, io credo che abbiamo bisogno di mediocri per mandare avanti il mondo. Ma abbiamo bisogno anche di ribelli, di persone che vadano oltre il problema del momento, di persone che siano in grado di osservare il Sistema come se fossero all’esterno, che ne riescano a vedere i difetti e che portino delle soluzioni. Oppure che distruggano per poi ricostruire.

E la scuola? A volte si vedono Allievi Scolastici andare avanti con successo e persone brillanti faticare. Non so se questo è giusto.

Angelo Mincuzzi, La “mediocrazia” ci ha travolti, così i mediocri hanno preso il potere, 2016

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