Internet non fa miracoli. Ma va?

È curiosa la vicinanza tra due articoli sul Corriere del Ticino di oggi.

Carlo Silini e Paride Pelli sono vicini non solo sulla carta, ma anche nel modo di usare le arti della retorica e dell’argomentazione per convincere il lettore.

La tecnica è quella di lasciar intendere che l’avversario millanti poteri straordinari, e distruggerlo dimostrando che non li ha.

Nel caso dell’articolo di Silini, l’avversario sono le app dei telefonini. L’autore paragona l’app store a una farmacia, dove le app sono come le pastiglie. Per ogni malanno, c’è la pastiglia che pone rimedio. Per ogni bisogno (sapere le previsioni del tempo, lo stato del traffico, esercitare il cervello,…) esiste una app che lo soddisfa. Ma, conclude Silini, le “app semplificano certamente la vita, ma la vita è quella che sta fuori dai telefonini ed è lì che trovi la cura per viverla davvero”. In questa visione, il telefonino si offre come una cura per vivere la vita senza il quale non puoi vivere. Ovviamente non è così (uso poco la parola “ovviamente” ma qui serve). Ovviamente il telefonino non è un sostituto della vita. Qualcuno lo vede in questo modo? Possibile, certamente, ma non potrà che esserne deluso. E, comunque, un po’ è vero: parafrasando Aurora (lapupachasonno, citata da Granieri), io amo il mio telefonino perché i miei amici ci vivono dentro. Peraltro Silini propone degli spunti interessanti sui nativi digitali, sul gap tecnologico tra paesi avanzati e paesi in via di sviluppo, sulla quasi-truffa degli acquisti in app.

Per Pelli l’avversario è il mondo della comunicazione (ma ammetto che la mia interpretazione è piuttosto creativa). L’avventura di Alan Eustace, vicepresidente di Google che ha battuto recentemente il record di Baumgartner saltando da 41 km, è messa in discussione perché non è stata mediatizzata. Come se il mondo dei media si attribuisca il potere di definire la realtà: ciò che io mondo dei media racconto esiste, ciò che non racconto non esiste. Ovviamente non è così. Sappiamo bene, razionalmente, che al mondo succedono un sacco di cose che i media non raccontano, cose divertenti, cose interessanti, cose terribili, cose banali. È pur vero, e Pelli sembra sostenere questa tesi, che forse inconsciamente per molti di noi è proprio così. Se non lo vedo in televisione, se non lo raccontano i giornali, non è importante, non mi interessa, non è mai successo.

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