Giù le mani dal Web – ovvero: cinque bugie per chi vuole imporre censura al web

Con una (involontaria) citazione delle più recenti proteste popolari ticinesi, Wired dedica un articolo alle cinque bugie più diffuse da parte di chi vuole imporre regole o censure alla libertà di espressione sul web: Giù le mani dal Web – Wired.

Eccole, con una mia selezione nelle risposte proposte:

Bugia 1. La rete è un Far West selvaggio, servono norme che portino la civiltà

(…) No, perché già adesso valgono online le stesse leggi che ci sono per l’offline. Anzi, in alcuni casi prevedono l’aggravante. E, a differenza di quel che accade nel mondo fisico, molti crimini tendono a lasciare più tracce. (…)

Bugia 2. L’anonimato in rete esiste e favorisce l’incitamento all’odio

Ma in rete è semplice essere anonimi? No, non lo è affatto, come conferma qualsiasi esperto del settore. La maggior parte dei blog o dei profili sui social network che appaiono come anonimi sono in realtà facilmente rintracciabili dalle autorità giudiziarie in caso di reato. «Essere veramente anonimi in rete richiede un grado di conoscenza del funzionamento della stessa che va oltre le capacità di una persona media», commenta Andrea Ghirardini, tra i massimi esperti di informatica forense in Italia. (…)

Bugia 3. Il cyberbullismo è un’emergenza per i nostri giovani

(…) Il professore Dan Olweus dell’università di Bergen, esperto mondiale del tema, ha analizzato oltre 450mila studenti americani e norvegesi per cinque anni. Le sue conclusioni sono che l’allarme sul cyberbullismo è esagerato dai media; che si tratta di un fenomeno assolutamente minoritario rispetto al bullismo nella vita reale; e che non sarebbe neppure aumentato negli anni analizzati.

Bugia 4. Facebook e Twitter sono i responsabili dell’odio in rete

(…) Per il Web Index Report 2013 le leggi sulla “responsabilità degli intermediari” ricadono nella categoria di «restrizioni della libertà di opinione ed espressione». Non a caso un altro importante rapporto sulla rete, il Freedom on the Net 2013, include tra i fattori che hanno contribuito a far crescere la censura a livello globale proprio la crescente responsabilizzazione degli intermediari. Che, per eccesso di prudenza, finiscono col rimuovere qualsiasi contenuto considerato a rischio: in 22 dei 60 paesi esaminati, la responsabilizzazione è stata “sproporzionata” nell’ultimo anno. (…)

Bugia 5. La rete è un ambiente diverso dal mondo fisico, è intrinsecamente libera e democratica

Ma il web non è altro dalla realtà: “La nozione comune che il digitale non sia “reale” ma “virtuale”, un “cyber” spazio a sé», ci dice il sociologo e teorico dei nuovi media Nathan Jurgenson, «ha influenzato il modo in cui le persone rispondono alle molestie online. Le percepiscono non come vere molestie, ma come qualcosa di meno serio e dannoso”.  (…) Ciò di cui c’è bisogno, concordano gli interpellati, è una “educazione digitale” che consenta di comprendere le reali dinamiche sociali ma anche di potere e influenza sul web. (…)

Se vuoi approfondire: Giù le mani dal Web – Wired

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